La grande sfida

Gli azionisti bresciani di Ubi dicono sì a Intesa e l’Antitrust dà l’ok all’acquisizione

Dopo che ieri sera l'Agcm ha dato il suo verdetto approvando l'operazione lanciata da Ca' de Sass, il fronte della Leonessa dei soci storici hanno rotto gli indugi. Sul numero di PrimaBergamo in edicola tanti approfondimenti e retroscena sull'operazione

Gli azionisti bresciani di Ubi dicono sì a Intesa e l’Antitrust dà l’ok all’acquisizione
17 Luglio 2020 ore 11:22

di Andrea Rossetti

Due enormi e fondamentali passi avanti di Intesa Sanpaolo nell’operazione di acquisizione di Ubi Banca sono stati fatti ieri, giovedì 16 luglio, quando l’Antitrust (più precisamente l’Agcm, ovvero l’Autorità garante della concorrenza e del mercato) ha dato il suo via libera e il patto bresciano Sindacato Azionisti di Ubi ha annunciato la decisione di aderire all’Offerta pubblica di scambio lanciata da Ca’ de Sass lo scorso 17 febbraio e in corso in questi giorni.

L’Ops di Intesa su Ubi (a cui è dedicato un ampio speciale nel numero di PrimaBergamo in edicola da oggi, 17 luglio, a giovedì 23 luglio e che potete trovare anche in edizione digitale QUI) rappresenta un qualcosa di storico per la finanza e l’economia italiana. Per questo motivo, si tratta di una partita tutt’altro che scontata: i vertici di Ubi non hanno mai nascosto la loro opposizione all’acquisizione. Tutto, quindi, è in mano al mercato. L’Ops si chiuderà il 28 luglio, e dopo che i primi giorni ha regnato l’attendismo, ora la situazione si sta nettamente smuovendo. In tal senso, la presa di posizione del Sindacato Azionisti di Ubi, ovvero il fronte bresciano dei grandi azionisti storici dell’istituto, rappresenta una svolta importantissima.

Franco Polotti, presidente del Sindaco Azionisti di Ubi

A differenza del Car (Comitato azionisti di riferimento, che detiene circa il 19 per cento delle azioni di Ubi) e il Patto dei Mille (1,6 per cento), i bresciani finora non si erano mai sbilanciati. Oggi invece, con un’intervista sul Giornale di Brescia, il presidente del patto, Franco Polotti, ha rotto gli indugi: «Siamo per l’adesione alla proposta di Intesa – ha affermato Polotti in un’intervista rilasciata a Nunzia Vallini -. Il nostro “sì” è dettato dalla storia più che centenaria della Banca, o meglio ancora delle Banche di origine, e dalla loro vicinanza al territorio d’origine. Abbiamo guardato alla tutela degli interessi degli azionisti, ma anche agli interessi delle comunità a cui ci rivolgiamo, trovando nella proposta di Intesa le garanzie per maggiormente tutelare entrambe le parti, alla luce anche delle nuove e più complesse prospettive economiche». Con lo spostamento (sebbene quello dei vertici del patto sia “solo” un’indicazione per i soci, che poi dovranno muoversi singolarmente) del circa l’8 per cento delle azioni di Ubi detenuti dal Sindacato Azionisti, l’adesione all’Ops di Intesa sale a circa il 15 per cento, quando mancano ancora una decina di giorni alla sua chiusura e con gli azionisti istituzionali (alias, i fondi), che detengono tra il quaranta e il cinquanta per cento delle azioni dell’istituto, che ancora non hanno comunicato la loro decisione, ma che si pensa siano schierati a favore.

Dal punto di vista regolamentare, invece, come dicevamo è arrivata un’altra importante novità a favore di Intesa: l’Antitrust ha autorizzato con condizioni l’acquisizione del controllo di Ubi, precisando che «l’operazione di concentrazione è idonea a produrre la costituzione e/o il rafforzamento della posizione dominante di Intesa Sanpaolo in alcuni mercati locali della raccolta bancaria, degli impieghi alle famiglie consumatrici e degli impieghi alle famiglie produttrici-piccole imprese»; allo stesso tempo, però, l’Autorità ha ritenuto che l’operazione possa «costituire e/o rafforzare la posizione dominante di Intesa Sanpaolo nei mercati del risparmio amministrato, dei fondi comuni di investimento e della gestione su base individuale di patrimoni mobiliari e in fondi, nonché nei mercati degli impieghi alle imprese di medie e grandi dimensioni e della distribuzione dei prodotti assicurativi rami vita, così da pregiudicare in modo sostanziale e durevole la concorrenza». Per questo, l’Agcm ha imposto a Intesa «alcune misure di carattere strutturale per risolvere le preoccupazioni emerse in corso d’istruttoria riguardo ai possibili effetti anticoncorrenziali da essa derivanti». Nello specifico, Ca’ de Sass dovrà cedere «oltre 500 sportelli bancari, numero ben superiore a quanto offerto originariamente. Le cessioni si dovranno realizzare nelle aree geografiche in cui si registrano le maggiori criticità concorrenziali e saranno rivolte a uno o più operatori indipendenti in grado di disciplinare la nuova entità post merger». Una condizione che, in realtà, era già stata “approvata” da Intesa, che a metà giugno ha annunciato che in caso di buon esito dell’Ops cederà ben 532 sportelli ex Ubi a Bper.

Nella serata di ieri, infine, Borsa Italiana intanto ha reso noto che le adesioni all’Ops hanno finora raggiunto il 3,106 per cento del capitale di Ubi, in attesa appunto che si muovano le azioni detenute dai grandi azionisti.

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