Dati allarmanti in Italia

Salute, i ticket sono troppo cari E ora i poveri non si curano più

Salute, i ticket sono troppo cari E ora i poveri non si curano più
Cronaca 25 Febbraio 2016 ore 15:10

Il primo allarme lo ha lanciato nelle scorse settimane l’Osservatorio civico sul federalismo in sanità, curato da Cittadinanzattiva e dal Tribunale per i diritti del malato. Secondo il suo Rapporto annuale un italiano su tre rinuncia principalmente per motivi economici a curarsi, ed un cittadino su quattro, fra i circa 26mila che si sono rivolti al Tribunale nello scorso anno, ha lamentato la difficoltà di accesso alle prestazioni sanitarie per liste di attesa (oltre il 58%) e per il costo dei ticket (31%). In sostanza gli italiani non si curano più. E a farne le spese sono soprattutto poveri ed anziani, cioè le fasce di popolazioni più fragili e più vulnerabili.

 

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È una delle onde lunghe della crisi, di cui solo ora si inizia ad avere esatta percezione. Perché mentre i soldi nelle tasche di tanti italiani diminuivano, i costi per le prestazioni sanitarie continuavano a salire. Tra l’altro con il Decreto appropriatezza del 22 gennaio il Governo ha posto a carico del medico la responsabilità di prescrivere solo le prestazioni necessarie, altrimenti scattano delle sanzioni cioé decurtazioni sullo stipendio. Il Decreto ha tagliato l’esenzione del ticket sanitario per 203 prestazioni mediche. In particolare sono state tagliate le esenzioni per alcune tipologie di prestazioni, come analisi cliniche e visite specialistiche. In questi casi sarà possibile fruire del ticket solo dietro specifica prescrizione medica sempre che sussistano alcune condizioni di necessità: ma in caso di mancata osservanza sono i medici ad essere a rischio di sanzioni. In particolare le prestazioni colpite riguardano la Medicina nucleare, l’Odontoiatria, la Genetica, la Radiologia diagnostica, la Dermatologia e gli Esami di laboratorio. In totale ben 22 milioni di prestazioni sanitarie rischiano di saltare. O meglio, rischiano di ricadere sulle tasche dei cittadini; o meglio ancora, di quelli che hanno risorse per pagarle. E non è molto consolante che ieri il Governo abbia dovuto bloccare il Decreto per alcuni problemi tecnici che erano sorti: una circolare applicativa del Ministero dovrebbe permettere velocemente di superare l’impasse.

 

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Sono numeri confermati anche da un altro Osservatorio, quello di UniSalute, la compagnia del Gruppo Unipol specializzata in assistenza sanitaria. L’Osservatorio ha realizzato un’indagine intervistando un campione rappresentativo di italiani. Secondo i risultati, nell’ultimo anno, quasi un cittadino su cinque (il 18%) non si è sottoposto a visite mediche a causa dei relativi costi. Invece il 42% ha dichiarato di essere andato dal medico solo quando ne ha avuto davvero bisogno, rinunciando a check-up di controllo e di carattere preventivo. In particolare il 71% delle persone intervistate punta il dito verso le visite specialistiche che sembrano essere quelle che hanno subìto i maggiori aumenti. Infatti la metà degli intervistati (il 46%),  ha la percezione che i costi della salute e delle prestazioni mediche siano sensibilmente aumentati negli anni, sia che ci si rivolga al pubblico che al privato. Anche per UniSalute le cure dentistiche sono le più penalizzate:  il 13% si dice pronto a rinunciarvi a causa dei costi. Solo quattro italiani su dieci fanno controlli regolari. Mentre quelli che hanno fatto almeno una pulizia dei denti sono solo il 25%.

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