Cronaca
Oggi è la sua festa

Gli ultimi istanti di Maria Goretti nel racconto di un grande scrittore

Gli ultimi istanti di Maria Goretti nel racconto di un grande scrittore
Cronaca 06 Luglio 2016 ore 13:52

Morì il 6 luglio del 1902, figlia di Luigi Goretti e Assunta Carlini, coltivatori diretti a Cisterna, nell’Agro Pontino. Una famiglia che combatteva contro la miseria.  Maria, che era nata nel 1890, sino a quel giorno aveva condotto una vita del tutto normale. Ma la miseria aveva già segnato il suo fisco. Era alta 1,38 metri e, secondo il referto dell’autopsia, appariva vistosamente sottopeso e presentava sintomi di malaria in fase avanzata. Morì dopo un tentativo di stupro da parte del figlio di una famiglia amica, Alessandro Santerelli. Aveva tentato di violentarla, lei aveva resistito e alla fine lui, in preda a un terribile raptus, l’aveva ferita a morte con un punteruolo. La chiesa la proclamò santa nel 1950, anche sull’onda di una devozione popolare che aveva subito portato sugli altari la bambina. Maria Goretti con gli anni è diventata un simbolo delle violenze che le donne subiscono (persino Palmiro Togliatti la venerava e la indicava ad esempio come modello di vita) e protettrice di tutte le vittime di stupro. Il suo santuario a Nettuno continua ad essere frequentatissimo.

Ma cosa accadde davvero quel giorno caldo d’estate nelle campagne romane? Un grande scrittore di oggi, originario di quelle zone, Aurelio Picca, ha provato a ricostruire la sequenza dei fatti, raccontando la vita di Maria Goretti per la casa editrice San Paolo. Capelli di stoppia è un libro agile e affascinante che esce dalla consueta agiografia. E che ha provato anche ad immaginare il momento più terribile, quello della tentata violenza e del delitto. Ecco uno stralcio dalle pagine centrali.

 

Marietta non è tra chi batte il favino, chi lo scarica dalla barozza o biroccio. Ora Alessandro sta tornando a montare a cassetta dopo un breve riposo. Ma chiede ad Assunta se può rammendargli una camicia. Marietta non è nell'aia. Riordina la casa e custodisce le cose. Bada pure alla piccola Teresa, l'ultima dei Goretti, sistemandola su una coperta fuori al pianerottolo. Il bianco dei buoi pare ricopra, come un sudario, non solo le paludi, Conca, le Ferriere: il bianco satura il mondo, lo azzittisce. Pare che questo silenzio blocchi ogni movimento. Tutti i protagonisti sembrano anestetizzati o imbalsamati o in posa come spaventapasseri su un teatro fittizio. Invece tutto avviene rapido e lentissimo insieme. Alessandro ha portato la camicia da rammendare a Marietta dopo averlo chiesto a sua madre, oppure, prima risalirà in barozza e dopo che Assunta ha pregato la figlia di rammendarla lei, scenderà dal mezzo e si avvierà per le scale? No. Accade che dopo la sosta pomeridiana, tutti si avviano di nuovo al lavoro. Ecco, ora, in questo preciso momento, Alessandro chiede che gli venga rammendato l'indumento, proprio ora che Assunta dice a sua figlia: Marietta, senti cosa vuole Alessandro. Allora Maria dolcissima si mette a rammendare la camicia di Lisà, mentre il resto degli attori torna al lavoro della battitura.

Anche Lisà riprende in mano le redini dei buoi, quando il vecchio Serenelli, stremato, si siede all' ombra del muro della cascina. L'ombra sale da qui. È qui, sull' ingresso, che il sole è nato. E adesso che sono le 15.30, ha fatto il primo balzo a occidente, oltre le ciminiere, oltre Nettuno. Con il grilletto facile del destino, Alessandro Serenelli farfuglia una scusa e salta dalla barozza. Vede il padre addossato al muro. Prende a montare i diciotto o venti gradini (non sapremo mai se li sale lento o veloce). La sua voglia e rabbia le maschera come ci si maschera a Carnevale, con l'astuzia di coloro che sono destinati a gesti infami. Scavalca Marietta e Teresa. Fa il finto tonto. Si avvia nel magazzino a recuperare il punteruolo e lo prepara su un coperchio o cassone o sul piano della cucina: pronto all' occorrenza.

Lisà ha sete di quella ragazzina. Vuole a tutti i costi entrarle dentro con il corpo. Marietta gli ha urlato con voce strozzata diverse volte: No! Lui non l'ha udita. È padrone del suo egoismo. Si è trasformato in una manina di Satana già nel giorno della Prima Comunione di colei che avrebbe dovuto essere una sorellina da proteggere. Ora l'afferra con forza per un braccio.

Forse la presa slitta. Allora le stringe i capelli lunghi, del colore della stoppia, con l'attaccatura bassa, ma forti, vitali. Perché i capelli di Marietta sono la porzione esterna, rivolta al cielo, della sua onestà. La mia sorellina cerca di resistere. Strattona. Le fanno male cute e muscolatura del braccio, ma non grida, non vuole dare un dispiacere alla mamma Assunta e agli altri che le vogliono bene. Alessandro non molla la preda. Maria è trascinata come un sacco mugolante in cucina. Lisà dà un calcio alla porta che si chiude.

Via Satana! Via Alessandro! Invece restano entrambi. Nessuno lo racconta ma Lisà monta a cavalcioni di Marietta e tenta di alzarle le vesti. La tocca, la tocca. Le dice che vuole fare quella cosa. Siamo seri, diciamo la verità: è eccitato e tenta di sfilarle le mutande (di cotone spesso o lunghe sulla coscia). Però Marietta si rivolta e si difende con le gambe allenate a camminare per chilometri, con le braccia avvezze al lavoro. Non avverte la pressione per quanto è dentro il rifiuto: No, no! Dio non vuole! Se fai questo vai all'inferno! Allora ad Alessandro le «brutali voglie», come lui stesso dirà, caddero.

E comunque il diavolo non lo abbandonò. Fu lucido e tempestoso (chissà se l'Adriatico di Ancona in tempesta, di quando ragazzetto aveva fatto il mozzo magari sfiancato dagli sberleffi dei marinai adulti, lo riacciuffò nei suoi gorghi?). Prese il punteruolo, rimontò a cavalcioni di Marietta incominciando a colpirla come se la mia sorellina fosse un sacco di patate, una tavola di compensato, una balla di fieno. Colpiva, per assurdo, con il punteruolo che era appartenuto al padre Luigi. Menò duro. E lei sotto a scongiurare che sarebbe stato peccato e a beccarsi i buchi. Tanti. Alessandro Serenelli confesserà: Cominciai a colpirla sulla pancia, come si pesta il granturco.

Mentre terminava il lavoro delle trafitture, Lisà vide le vesti che si macchiavano di sangue. Sempre più copioso. Marietta ancora si dimenava quando Lisà stava finendo. Pareva fosse scivolata su una pozza di sangue. Allora Alessandro fu certo di averla colpita «mortalmente». A suo modo aveva goduto. Ecco perché gettò l'arma dentro il cassone e corse nella sua stanza buttandosi sul letto.

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