I numeri

Gori conta i morti: «Dall’1 al 24 marzo sono 446, ben 348 in più rispetto alla media»

Il sindaco, prima sui social e poi ospite al programma di La7 "L'aria che tira", spiega il drammatico incremento di decessi che c'è stato nella nostra città

Gori conta i morti: «Dall’1 al 24 marzo sono 446, ben 348 in più rispetto alla media»
Bergamo, 27 Marzo 2020 ore 13:10

Sono 446 i morti a Bergamo dall’1 a martedì 24 marzo di quest’anno, secondo i dati dell’anagrafe. Numeri impressionanti, soprattutto se paragonati agli ultimi dieci anni durante i quali si sono registrati in media 98 decessi. Si tratta di uno scarto di ben 348 persone. Inoltre, le vittime ufficialmente ricondotte al Covid-19 in questo periodo di tempo sono solo 136.

Una discrepanza nei dati talmente ampia che non può non far saltare subito all’occhio come i numeri forniti ogni giorno dalle autorità, soprattutto quelli relativi alle vittime, mostrino solamente una fotografia parziale della tragedia che sta vivendo il nostro territorio. Come molti primi cittadini della Bergamasca stanno denunciando da tempo, a partire dallo stesso Gori, e anche secondo l’analisi fatta dai sindacati i numeri ufficiali relativi ai decessi andrebbero probabilmente almeno quintuplicati.

I numeri dei decessi sono stati dati dal sindaco di Bergamo sul proprio profilo Twitter, in cui evidenzia anche che «con una mortalità all’1,5-2 per cento, i contagiati in città sarebbero tra i 17 e i 23 mila».

Nel merito Giorgio Gori è intervenuto questa mattina (venerdì 27 marzo) ai microfoni di La7 nel corso della trasmissione L’aria che tira. «Il conto fatto della Regione tiene conto solo dei casi che sono stati precedentemente diagnosticati – ha spiegato il primo cittadino -. Chi non ha fatto il tampone, ossia la gran parte dei malati, non entra nei conteggi ufficiali. Questo fa sì che si abbia una visione molto parziale del dramma che viviamo in provincia».

Rispetto a cosa necessiti Bergamo ora, Gori ha concluso sottolineando l’estremo bisogno di «dispositivi di protezione individuale per i medici. Non parlo solo delle mascherine ma anche di camici, di guanti e di visiere. Ricevere questo materiale consentirebbe di avere un maggior numero di medici che possono andare ad assistere i malati in casa e scaricare così l’enorme pressione che stanno subendo gli ospedali, ormai al collasso. Inoltre serve un maggior numero di medici e di infermieri».

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