Cronaca
Si attende il voto del parlamento ellenico

«Prendete pure la mia giacca» Tsipras e la notte dell'accordo

«Prendete pure la mia giacca» Tsipras e la notte dell'accordo
Cronaca 13 Luglio 2015 ore 17:59

Alla fine, come ampiamente pronosticato, l’accordo fra Grecia e creditori è finalmente arrivato. Inevitabile, senz’altro, poiché senza un ulteriore prestito da parte dell’Europa Atene sarebbe stata costretta, nel giro di pochi giorni, a dichiarare bancarotta ufficialmente, con conseguenze più che negative per entrambe le parti. Le indiscrezioni trapelate in mattinata sono state confermate: il piano prevede un nuovo prestito ad Atene di circa 85 miliardi di euro, a fronte, però, di un corposo programma di riforme i cui cardini dovranno essere messi a punto già a partire dai prossimi giorni. I tempi stringono, e parecchio, dunque per Tsipras, che però, trovato l’accordo con l’Europa, si trova di fronte un nuovo scoglio: quello della Grecia stessa, i cui parlamentari e cittadini si sono dichiarati “umiliati” dall’accettazione della proposta europea da parte del proprio Premier.

4 foto Sfoglia la gallery

Finalmente l’accordo. La notizia del raggiungimento dell’accordo è arrivato questa mattina poco prima delle 9, al termine di intensi giorni di lavoro che hanno avuto nelle appena trascorse ore notturne il momento più caldo. Le prime indiscrezioni circa il nuovo piano d’azione per riassestare la Grecia sono arrivate direttamente da Angela Merkel intorno alle 9.30: la Cancelliera tedesca ha parlato di un piano triennale, in cui la Grecia dovrà impegnarsi in un cambiamento radicale del settore pensionistico, del lavoro, e delle privatizzazioni. La Merkel, inoltre, non ha del tutto escluso una contestuale ristrutturazione del debito greco, ovvero, in parole povere, una modifica delle scadenze delle rate relative alla restituzione dei prestiti a cui Tsipras e la Grecia dovrebbero attenersi. Verso le 10 ha parlato anche il Premier greco, affermando che questo accordo rappresenta un ottimo compromesso fra le esigenze europee e quelle di Atene. L’impressione però, a dire il vero, è che Tsipras abbia infine dovuto accettare i paletti messi dai creditori, con scarsa possibilità di replica.

 

ACCORDO GRECO? UNA BUFFONATA.Mi pare che l'Europa (Germania in testa) si sia "comprata" la permanenza della Grecia...

Posted by Matteo Salvini on Lunedì 13 luglio 2015

I dettagli del piano. Nelle ore pomeridiane sono stati resi pubblici, nel dettaglio, i punti dell’accordo fra Tsipras e l’Europa. Anzitutto, sono state fissate due scadenze fondamentali a brevissimo termine: una è mercoledì 15 luglio, data entro la quale la Grecia dovrà rivedere le proprie norme sull’Iva, creando nuove fasce in modo da aumentare le entrate, operare le prime modifiche al sistema pensionistico in vista di una più strutturata riforma da redigere nel giro di poche settimane, garantire l’indipendenza dell’Elstat, (l’Istituto nazionale di statistica greco, spesso preda di interessi politici), oltre a rispettare il trattato sul Fiscal Compact e creare un consiglio di bilancio indipendente (in modo che scattino dei tagli automatici di spesa pubblica quando non si raggiungono gli obiettivi di avanzo primario, ovvero quando le uscite sono superiori alle entrate); l’altra invece è mercoledì 22 luglio, entro cui la Grecia dovrà riformare il codice di procedura civile in modo da ridurre i costi della giustizia, e formulare, insieme alla Commissione europea, un piano dettagliato per quanto riguarda gli aiuti alla banche. Sul medio periodo, invece, Tsipras ha preso l’impegno di operare una profonda opere di una privatizzazione della Grecia, a partire dal mercato dell’energia, per sgravare lo Stato dai relativi costi, e di riformare il mondo del lavoro in particolare in tema di contrattazione e licenziamenti collettivi. Dalle privatizzazioni di cui detto, dovrà venir fuori un fondo di 50 miliardi, metà del quale verrà utilizzato per rimpinguare le casse delle banche greche, e il restante 50 percento per ridurre lo squilibrio del debito pubblico rispetto al Pil nazionale. Tale fondo sarà sì gestito dalla Grecia, ma sotto la costante supervisione di autorità europee.

 

#ThisIsACoup, questo è un colpo di Stato.Una settimana per spezzare le reni alla Grecia. Varoufakis si dimette (viene...

Posted by Beppe Grillo on Lunedì 13 luglio 2015

Le pesantissime reazioni greche. «Abbiamo evitato il piano per uno strangolamento finanziario e per il collasso del sistema bancario», ha commentato Alexis Tsipras, «abbiamo ottenuto l’alleggerimento del debito e finanziamenti a medio termine ed evitato il trasferimento dei nostri beni all’estero». Si definisce dunque soddisfatto il Premier greco, e tutto sommato altro non poteva fare, visto lo stato di emergenza un cui versa il suo Paese. Anche se è evidente come si tratti di un accordo più imposto che condiviso: nelle febbrili ore notturne di trattativa, pare che lo stesso Tsipras ad un certo punto si sia levato la giacca e l’abbia porta ai suoi interlocutori, come a dire: prendetevi anche questa, a questo punto. Ma in Grecia la notizia del raggiungimento dell’accordo non ha per nulla entusiasmato gli animi, anzi. Panagiotis Lafazaris, membro di spicco del partito Syriza di Tsipras, ha definito questo accordo come uno dei momenti più umilianti della storia della Grecia. «Così ci distruggono», ha commentato il Ministro della difesa Panos Kammenos. Persino Yanis Varoufakis, l’ex Ministro delle finanze e braccio destro di Tsipras fino a meno di una settimana fa, ha dichiarato che «avevo un piano per la Grecia, ma non è stato appoggiato, anzi Tsipras ha deciso malgrado la vittoria del no di fare ulteriori concessioni e ha accettato il fatto che qualsiasi fosse stata la posizione dei creditori, lui non li avrebbe sfidati». Oltre che dalla politica, la voce della protesta arriva anche dalla piazza e quindi dai cittadini: pare che molti greci siano già scesi in strada per protestare contro questo accordo, e c’è molto timore fra le autorità elleniche che possano aprirsi giorni di particolare tensione e violenza.

Occhio al voto in Parlamento. Ora, affinché questo piano ottenga piena efficacia, dovrà essere approvato da tutti i Parlamenti dei Paesi dell’Eurozona. E mentre non ci sono dubbi circa il buon esito delle votazioni di tutti quanti gli Stati spettatori, maggiori preoccupazioni arrivano proprio dalla Grecia, viste le reazioni appena descritte. Parrebbe che alcuni deputati di Syriza abbiano già presentato le dimissioni, e che alcuni siano fermamente intenzionati a votare contro questi nuovi accordi. Il referendum di una settimana fa ha parlato chiaro, e la Grecia a quanto pare non intende far finta che quel voto sia stato in realtà una barzelletta. Il rischio, dunque, che la Grecia rifiuti categoricamente questo patto con l’Europa è molto forte, e le conseguenze di un eventuale e ufficiale diniego sono inimmaginabili. Infine, pare che a Bruxelles siano già stati chiari con Tsipras: tre mesi per far partire il piano di riforme, ma poi Alexis dovrà levarsi di torno, lasciando il posto ad un governo tecnico di unità nazionale, che potrebbe avere come nuovo Premier Stavros Theodorakis, numero uno del partito greco Potami e figura particolarmente vicina a Jean-Claude Juncker.

Resta sempre aggiornato sulle notizie del tuo territorioIscriviti alla newsletter