Dopo l'era "guardiolana"

Hiddink, Reja e i terribili over 60 Nel calcio va di moda l’esperienza

Hiddink, Reja e i terribili over 60 Nel calcio va di moda l’esperienza
24 Dicembre 2015 ore 10:30

Quando si pensa a un uomo che ha passato i sessanta e siede su una panchina, l’immagine è quella del pensionato. A maggior ragione se inveisce contro degli stramaledetti ragazzini che giocano a pallone. Ma c’è una categoria che fa eccezione: l’allenatore. Perché se Mourinho ha risolto il suo contratto con il Chelsea, il suo sostituto, Guus Hiddink, è un distinto signore olandese classe 1946, 69 anni suonati. Mica pochi per guidare un top club europeo. Ma, a ben guardare, è in buona compagnia. Specie in Inghilterra.

 

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Old Britain. Si può dire che tutte le big inglesi, eccetto il Liverpool, si siano affidate all’esperienza: a Manchester, sponda City, troviamo Manuel Pellegrini, cileno con nonni italiani che emigrarono in Sudamerica tanto tempo fa. Passato remoto, considerato che il nipotino ha ormai 62 anni. Dall’altra parte della città, allo United, c’è (per ora) Aloysius Paulus Maria Van Gaal (Louis, per gli amici), connazionale di Hiddink con 64 anni e una carriera in panchina iniziata prima dell’avvento dei computer (per dire). E chissà che derby di Londra, se si pensa che all’Arsenal c’è Arsene: l’alsaziano Wenger con i suoi 66 anni non teme certo l’esperienza di Hiddink, e anzi è uno dei tecnici più longevi anche per quanto riguarda la permanenza nella stessa squadra visto che l’anno prossimo saranno 20 anni tondi sulla panchina dei Gunners. Roba da allenare ragazzi che al suo arrivo in panchina non erano ancora nati. E non possiamo dimenticare che in cima alla classifica c’è Claudio Ranieri, 64 anni di romanità per un tecnico che sta portando il Leicester a traguardi senza precedenti. Ma d’altronde, se pensiamo che a guidare la nazionale c’è il 68enne Roy Hodgson e che Sir Alex Ferguson è rimasto allo United fino a 72 primavere, possiamo dire che non c’è da stupirsi troppo.

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In giro per l’Europa. Non possiamo non partire dal migliore, l’unico tecnico nella storia campione continentale e mondiale sia con un club (il Real Madrid) che con una nazionale (la Spagna): è il marchese Vicente Del Bosque (65), che si appresta a guidare gli iberici nel prossimo campionato europeo. Poi c’è la Turchia ad apprezzare particolarmente i tecnici vintage: Mustafa Denizli, a 66 anni, guida il Galatasaray, mentre Senol Günes (63) allena il Besiktas degli ex “italiani” Mario Gomez e Quaresma. E poi, ovviamente, c’è il mitico Fatih Terim, 62 anni di esperienza (alcuni passati anche nel nostro Paese) al servizio della Nazionale. Nel resto d’Europa non c’è molto altro: In Germania l’unico è Hubertus Jozef Margaretha Stevens, sulla panchina dell’Hoffenheim, con tre nomi e 62 anni; in Francia c’è il coetaneo Rolland Courbis al Montpellier; in Portogallo troviamo Jorge Jesus, che allena lo Sporting Lisbona nascondendo le primavere (61) sotto la folta chioma. È in Olanda, però, che troviamo il recordman assoluto. L’ex squadra di de Roon, l’Heerenveen, dopo un periodo difficile ha scelto come traghettatore il “super esperto” Foppe De Haan, classe 1943, 72 anni. Imbattibile? Sì, per il momento…

E nella nostra serie A? Il meno giovane, come ben sappiamo, è il nostro Edy Reja con 70 anni tondi tondi, seguito a ruota da Giampiero Ventura del Torino, 67enne, e da un amatissimo ex atalantino, Gigi Del Neri, che a 65 anni ha deciso di accettare la missione (forse) impossibile propostagli dall’Hellas Verona. Occhio ai possibili esoneri però: per entrambe le panchine romane si fa il nome di Marcello Lippi (67 anni, anche lui vecchia conoscenza dei tifosi atalantini), ma soprattutto di Capello per la Roma (69enne come Hiddink); per la Lazio, addirittura, prima della vittoria sull’Inter girava voce di contatti con il Trap, che con i suoi 76 anni suonati sbancherebbe tutti i record degli allenatori in attività. Roba che a pensare al mitico “Mondo”, verrebbe da chiedersi (e da chiedergli) cosa ci faccia a casa a soli 68 anni.

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Ma come mai così tanti tecnici navigati? Perché in panchina serve “averne mangiata di polenta”, dal punto di vista tattico; serve conoscere e saper uscire dalle situazioni difficili, sapere quali corde toccare nei giocatori per far sì che rendano al massimo. Dopo Guardiola, esordiente stravincente, è esplosa la moda del mister giovane e fatto in casa: Ferrara, Montella, Stramaccioni, Inzaghi, per non parlare di Seedorf, che addirittura stava ancora giocando quando è stato scelto dal Milan. Con il senno di poi, a parte rare eccezioni, nel nostro Paese e in quello che il calcio l’ha inventato l’esperienza si sta dimostrando un valore fondamentale per ottenere risultati; l’energia di un giovane tecnico quarantenne (o under 40) evidentemente non è poi così importante. Tanto a correre devono pensarci i ragazzi in campo.

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