Cronaca
Il futuro in mostra a Las Vegas

I fiori si bagneranno da soli e l'auto verrà a prenderci al lavoro

I fiori si bagneranno da soli e l'auto verrà a prenderci al lavoro
Cronaca 05 Gennaio 2015 ore 19:46

Il CES (Consumer Electronics Show) 2015, la più grande manifestazione al mondo per prodotti di elettronica, che si tiene ogni anno a Las Vegas, si rinnova ancora una volta. Presenta, come sempre, oggetti che sono lo sviluppo di altri già ben conosciuti (televisori, schermi, computer, tablet, smartphone) e già da tempo entrati nel nostro quotidiano.

La parte del  leone, quest’anno, la fanno però gli oggetti destinati a mutare radicalmente il modo di vivere degli abitanti del pianeta: droni, auto connesse, applicazioni per la casa, per la salute, per il lavoro. Il tutto sempre più wireless - i cavi paiono destinati a scomparire - e sempre più dialogante - si potranno comandare gli elettrodomestici col telefonino, mentre si è fuori di casa; si potranno fare foto con piccoli elicotteri guidati da terra.

L’idea con la quale si esce dalla visita del sito della manifestazione e dalla sua sezione per la stampa è che il mondo stia lasciandosi progressivamente alle spalle l’idea e la pratica di un contatto diretto e fisico tra l’uomo e le cose, tra l’uomo e la natura. Tra l’uno e le altre si sta inserendo a valanga una innumerevole serie di sofisticati strumenti di controllo su di sé e di intervento sull’ambiente.

Non dovremo più annaffiare le piante nel nostro appartamento o sul balcone perché disporremo di vasi intelligenti in grado di erogare la giusta dose d’acqua, mantenere la giusta umidità del terreno, avvisarci mediante sms di riempire nuovamente il serbatoio, eventualmente ridurre la temperatura dell’ambiente e così via. (Vedi corriere.it) Ovviamente potremo continuare ad annaffiare i nostri fiori nel nostro amorevole modo di sempre, ma se grandi imprese hanno pensato di investire miliardi in vasi robotici dal design accattivante è perché prevedono di venderne parecchi milioni di unità in tutto il mondo. Per esempio, ai possessori di seconde case che non si fidano degli attuali impianti automatici di irrigazione per terrazzo. O agli alberghi. O agli uffici.

I post-it di avvisi domestici applicati alla porta del frigo saranno gradualmente sostituiti da piccoli schermi ai quali ciascun componente del nucleo familiare potrà inviare notizie o richieste in tempo reale, evitando le complicazioni prodotte da appunti scaduti o dall’impossibilità di aggiungere informazioni dimenticate al momento in cui si è scritto il foglietto.

Tirare le tapparelle su e giù non comporterà più la nostra presenza al loro fianco: faremo tutto col telefonino o con un braccialetto, che ci avviserà anche se qualcuno tentasse di manometterle con un piè di porco o altro arnese da scasso. L’intera casa sarà controllabile da remoto, come si dice, ossia da qualsiasi punto del globo noi ci troviamo. A badare che nessuno forzi la porta o il cancello non saranno più i vicini, ma occhi elettronici in grado di verificare - mediante un software per il rilevamento facciale - se chi si aggira sul pianerottolo o in giardino appartenga o meno al gruppo dei “soliti noti” ossia ai frequentatori abituali dell’appartamento o della villetta.

Fa piacere venire a sapere che in questo ambito tecnologico - o settore merceologico - le ditte italiane, come la brianzola Easydom, sono ormai all’avanguardia nel mondo. Tre startup, sempre italiane, hanno trovato anche il modo di rendere la cosa incredibilmente semplice: con Hiris basta infatti un braccialetto per tenere tutto sotto controllo.

Non ci basterà più andare a fare la solita corsetta al parco o in periferia: potremo infatti portarci dietro - applicato con una fascetta elastica sul braccio o a mo’ di braccialetto - un intero centro diagnostico miniaturizzato: battito del cuore, pressione arteriosa, stress accumulato, stato della massa grassa e di quella muscolare, temperatura corporea e altri dati verranno registrati secondo dopo secondo e potranno poi essere scaricati sul computer o sul tablet una volta tornati a casa. Non ci basterà più dire: “sono stanchino” o “oggi sono andato come un treno”. Ci saranno i diagrammi delle prestazioni a indicarci il nostro stato fisico e mentale.

Altre novità riguardano aspetti quasi futuristici come l’immissione nel mercato di automobili che si gestiscono da sole o quasi.

Nvidia, l’azienda californiana leader nell’ambito della Computer Grafica, ha presentato un processore per veicoli autonomi che farà molto parlare di sé. Il processore è - diciamo così - il motore, o il cuore, di un computer, quello che gli consente di gestire più o meno velocemente una certa quantità di dati.

Ebbene la Nvidia si è trovata ad aver elaborato un processore così potente da risultare eccessivo per un normale computer o telefonino. Ne ha preso lo spunto per dotare una autovettura di tutti gli strumenti che possono in qualche modo “isolarla” dalla necessità di un contatto fisico con l’esterno. Gli specchietti retrovisori saranno trasformati in schermi ai quali giungeranno i dati delle micro telecamere che, avvolgendo l’auto, saranno (lo sono già, del resto) in grado di offrire al conducente - ammesso che si possa ancora parlare di una funzione simile - una visione non solo a trecentosessanta gradi, ma addirittura tridimensionale di ciò che sta attorno alla vettura. Viaggeremo avvolti da schermi. Non vedremo più il paesaggio, ma la televisione del paesaggio.

Potrebbe sembrare fantascienza: ma ben dieci case automobilistiche (Audi, Bmw, Chrysler, Ford, GM, Hyundai, Mazda, Mercedes, Toyota e Volkswagen) presenti al CES hanno già progetti avanzati in questa direzione. L’auto che va a parcheggiarsi da sola nel primo posto libero e che torna a prenderci quando abbiamo finito il lavoro o lo spasso ha superato da tempo la fase di prototipo. Il progetto ha fino ad ora attirato investimenti pari a 11 miliardi di dollari. Significa che le probabilità di diventare a breve oggetto d’uso comune - magari, in un primo tempo, per soli privilegiati - sono piuttosto alte.

Acquisite queste informazioni potremmo forse formulare la domanda reale che il CES pone al nostro Paese. Non riguarda il nome e le caratteristiche dei gadget elettronici che faranno da qui a giugno la croce e la delizia delle famiglie e dei patiti dell’ultimo modello di telefonino o di tablet.

Riguarda il fatto che un mercato come quello che abbiamo presentato per accenni (non ci siamo occupati dei visori per la realtà virtuale; non abbiamo parlato dei droni, che pure minacciano di invadere i nostri cieli e le nostre spiagge e città; ne parleremo semmai in altra occasione) implica una quantità tale di competenze - e così variegate - che non si riesce davvero a capire come da noi non si trovi da lavorare. Abbiamo, nel nostro Paese, punti di straordinaria eccellenza tecnologica:  l’incubatore I3P del Politecnico di Torino; il Politecnico di Milano; l’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova, che avrete trovato nei links.

Ma oltre agli aspetti più squisitamente tecnici e scientifici, il CES evidenzia la necessità di competenze commerciali, di abilità nella negoziazione, di interventi legislativi, di capacità di agire sullo scenario mondiale, di istituti avanzati per la formazione che, ove si sono sviluppati, hanno prodotto risultati straordinari. Come si è usi dire, le intelligenze - in tutti i campi precedenti - non ci mancano proprio. Forse è il nostro sistema-paese a presentare qualche aspetto di arretratezza?