Scivolone

La protesta dei medici per quelle parole dell’Istituto superiore di sanità (che chiede scusa)

La protesta dei medici per quelle parole dell’Istituto superiore di sanità (che chiede scusa)
16 Marzo 2020 ore 14:20

L’emergenza Coronavirus sta investendo in primis i professionisti della salute: medici, infermieri, operatori di primo soccorso. E non solo perché da settimane lavorano giorno e notte per cercare di assistere tutte le persone bisognose di cure nonostante gli ospedali siano saturi e il collasso del sistema sanitario un pericolo concreto, ma anche perché inevitabilmente lo stretto e costante contatto con i pazienti affetti da Covid favorisce il contagio dei medici stessi, nonostante le numerose precauzioni. Nella sola Lombardia il dodici per cento degli operatori sanitari presenti sul territorio era stato contagiato dal virus (dato di dieci giorni fa), mentre a Bergamo, solo tra i medici di base, sono accertati settanta casi di contagio.

L’impegno dei medici e degli operatori sanitari ha suscitato più o meno ovunque moti di solidarietà popolare nei confronti di medici e infermieri, in questi giorni spesso giustamente descritti come i veri eroi di questa situazione, coloro che più di tutti dovremo ringraziare quando tutto sarà finito, coloro che – secondo la narrazione quasi bellica che si sta spesso facendo di questa emergenza – stanno combattendo al fronte.

Paolo D’Ancona, epidemiologo

Ecco perché hanno fatto così arrabbiare le uscite di Paolo D’Ancona, epidemiologo dell’Istituto Superiore della Sanità, che nel corso della conferenza stampa della protezione civile ha dichiarato che per quando riguarda gli operatori sanitari contagiati bisognerà verificare se il contagio sia avvenuto sul posto di lavoro o nel tempo libero.

Delle frasi che hanno scatenato l’immediata reazione dei diretti interessanti, appunto medici e infermieri, che affidandosi a una nota congiunta firmata da numerosi cartelli sindacali legati alla categoria, fanno sapere: «Siamo offesi, delusi e stanchi, dopo aver sentito, in conferenza stampa, le parole del Dott. Fortunato Paolo D’Ancona, ricercatore dell’Istituto Superiore di Sanità, arrivare ad affermare che non si sa se il personale sanitario sia stato contagiato “professionalmente oppure al di fuori del luogo di lavoro”, parole non immediatamente smentite dal Capo della Protezione Civile, Borrelli, che sa benissimo quanti, di che tipo e a chi ha consegnato i DPI».

E poi ancora: «Sono giorni – evidenziano i sindacati dei medici ospedalieri e convenzionati – in cui medici, infermieri e gli operatori sanitari sono in prima linea nella battaglia contro il COVID 19 e per giunta senza o con inadeguati dispositivi di protezione individuale, considerati necessari, per non rischiare la loro vita e quella dei loro pazienti, ed in alcuni casi purtroppo perdendola la vita, senza per questo tirarsi mai indietro nonostante le palesi negligenze e mancanze organizzativo-gestionali, visibili sia a livello nazionale, regionale e aziendale, che stanno dimostrando una filiera di comando piena di vulnerabilità e di iniquità scaricata solo sul Servizio Sanitario Nazionale».

Amedeo Bianco, presidente Fnomceo

E infine durissime parole rivolte anche personalmente a Paolo D’Ancona, di cui i sindacati hanno chiesto le dimissioni: «A questo punto – evidenziano – non si può che invitare – da un lato – il Dott. D’Ancona a dimettersi e ritornare a fare il medico vero, quello che gli ammalati li cura non li conta con il pallottoliere, e quindi invitarlo presso gli studi dei medici di medicina generale, dei Pediatri di libera scelta, presso i poliambulatori delle ASL e presso gli Ospedali pieni di pazienti COVID-19, o sospetti tali, ad aiutarci a visitare e curare i cittadini malati con i DPI “invisibili” forniti sinora e a mani nude».

Oltre alla nota congiunta le reazioni sono arrivate più o meno da tutte le parti: da singole figure di vertice della categoria, passando per diversi rappresentanti di associazioni sanitarie. In molti hanno chiesto le dimissioni di D’Ancona, tutti si sono detti sconcertati e delusi per quelle parole, e tanti hanno sottolineato come questo tipo di parole possa sembrare un tentativo da parte dell’Istituto Superiore della Sanità di cercare di scaricare il più possibile la responsabilità dei contagi sui comportamenti dei singoli anche nel caso dei medici, per tutelarsi di fronte alle accuse di non essere in grado di fornire le adeguate tutele alla categoria coinvolta in prima linea.

Silvio Brusaferro, presidente Iss

Dal canto suo l’Iss ha risposto alla reazione degli operatori sanitari scusandosi e precisando che si sia trattato di un fraintendimento, rinnovando il suo ringraziamento a tutti gli operatori coinvolti in prima linea.  Per la precisione: Silvio Brusaferro, presidente dell’Iss, ha espresso «profondo rammarico» per le parole del ricercatore D’Ancona, che avrebbero,  «in modo del tutto involontario potuto dare l’impressione di una sottovalutazione del rischio di contrarre l’infezione in ambito lavorativo per i medici e per tutti i professionisti ed operatori sanitari, rischio che rimane in assoluto quello su cui focalizzare prevenzione e protezione particolarmente laddove la situazione epidemiologica ed assistenziale è più critica».

Lo stesso Paolo D’Ancona ha voluto fare delle precisazioni scrivendo una lettera al presidente di Fnomceo (Federazione nazionale dell’ordine dei medici, chirurgi e odontoiatri): «il tempo limitato della conferenza stampa non ci ha permesso di dare un quadro esaustivo, ma ha fatto prevalere nella comunicazione un dettaglio tecnico su alcune incertezze epidemiologiche rispetto alla sostanziale evidenza che la preminenza della fonte è di natura professionale».

Insomma, si sarebbe trattato di uno scivolone diplomatico dell’Iss. È in effetti lo scenario più probabile. Però, si sa, le parole sono importanti. Soprattutto di questi tempi, soprattutto quando sminuiscono gli eroi di una guerra in pieno svolgimento.

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