Restano in carcere i quattro cittadini albanesi fermati nell’ambito delle indagini sulla violenta rapina avvenuta il 6 luglio all’agriturismo Cà Fenile di Alzano Lombardo. Il gip Laura Garufi ha convalidato il fermo e disposto la custodia cautelare in carcere, ritenendo sussistenti il pericolo di fuga e quello di reiterazione del reato. Secondo il gip, il gruppo avrebbe agito con organizzazione, spregiudicatezza e violenza.
Forse autori di altri colpi, in provincia e non solo
L’inchiesta, coordinata dal pm Antonio Mele e condotta dai carabinieri del nucleo investigativo di Bergamo, è partita dalla rapina consumata ad Alzano Lombardo, ma gli accertamenti hanno fatto emergere possibili collegamenti con altri episodi analoghi avvenuti nei giorni precedenti.
Tra questi, una rapina in una villetta di Ranica il 4 luglio, un colpo messo a segno a Roncadelle, nel Bresciano, poche ore prima dell’assalto all’agriturismo, e un ulteriore episodio avvenuto a Lignano Sabbiadoro, in provincia di Udine.
Secondo gli investigatori, la base operativa del gruppo sarebbe stata un’abitazione di Orzinuovi, nel Bresciano, già monitorata dai militari attraverso sistemi di videosorveglianza e dispositivi Gps installati sui veicoli utilizzati dagli indagati.
I quattro arrestati, nati tra il 1990 e il 1999, due difesi dall’avvocato Vincenzo Trommacco e gli altri due dall’avvocato Angelo Raucci, sono comparsi davanti al gip il 17 luglio. Tre di loro si sono avvalsi della facoltà di non rispondere, mentre uno ha reso dichiarazioni spontanee sostenendo di essere arrivato in Lombardia soltanto l’11 luglio, alcuni giorni dopo la rapina contestata.
L’indagine, allo stato attuale, riguarda formalmente i reati di rapina, sequestro di persona e lesioni commessi durante l’assalto all’agriturismo, mentre gli ulteriori episodi sono ancora oggetto di approfondimento investigativo.
Quaranta minuti di terrore
Secondo la ricostruzione degli investigatori, durante la rapina di Alzano i malviventi avrebbero agito con estrema violenza. Armati di coltelli, avrebbero minacciato una coppia di coniugi e la loro figlia tredicenne, arrivando anche a simulare il taglio della mano della donna per costringere le vittime a consegnare denaro e oggetti di valore.
Uno dei componenti del gruppo avrebbe inoltre portato una pistola infilata nei pantaloni e mantenuto i contatti con un complice all’esterno attraverso una radio ricetrasmittente, in una lingua dell’Est. Quaranta minuti di terrore.
Le indagini hanno permesso di ricostruire gli spostamenti del gruppo, che secondo gli investigatori utilizzava un Suv sul quale venivano sostituite sistematicamente le targhe con altre rubate o clonate per rendere più difficile l’identificazione. Oltre al Suv sarebbero stati impiegati altri quattro veicoli.
Il 15 luglio i carabinieri sono intervenuti nell’abitazione di Orzinuovi ritenuta la base logistica del gruppo. Cinque persone hanno tentato di fuggire: quattro sono state bloccate, mentre una è riuscita ad allontanarsi, anche se la sua identità sarebbe già stata accertata dagli investigatori.
Nel corso della perquisizione sono state sequestrate targhe rubate e contraffatte, radio ricetrasmittenti, capi di abbigliamento ritenuti compatibili con quelli utilizzati durante la rapina di Alzano, oltre a orologi e borse di lusso.