Cronaca
La scelta "nelle periferie"

Perché i venti cardinali nominati sono ancora una volta una sorpresa

Perché i venti cardinali nominati sono ancora una volta una sorpresa
Cronaca 05 Gennaio 2015 ore 12:33

Chi sono costoro? È la prima domanda che, non solo i fedeli, ma anche i più informati vaticanisti si sono fatti domenica ascoltando il Papa leggere il sorprendente elenco dei nuovi cardinali per il prossimo Concistoro di metà febbraio.

La sorpresa continua. Per capire l'importanza di quello che è accaduto nella giornata del 4 gennaio è necessaria una premessa. La nomina cardinalizia non è solo un riconoscimento onorifico e simbolico, è un modo per disegnare la "geografia" della chiesa: il Papa, con questa seconda serie di nomine dopo quelle dello scorso anno, sta appunto ridisegnando questa geografia. Il collegio cardinalizio è quello che dovrà un giorno eleggere il successore di Francesco, e questo straordinario allargamento di orizzonti per il Papa è la miglior garanzia perché la chiesa continui nel suo processo di apertura e non si richiuda nelle vecchie logiche curiali.

 

 

Due dei venti che vale la pena conoscere. Premesso questo, chi sono i nuovi cardinali? Per capire l'imprevedibilità delle scelte di Francesco basta innanzitutto analizzare i due italiani scelti, da due diocesi che non hanno tradizione cardinalizia: Ancona e Agrigento (mentre altre roccaforti sono rimaste all'asciutto, come Torino e Venezia). Le nomine di Edoardo Menichelli e di Franco Montenegro obbediscono ad una geografia tematica molto chiara. Il vescovo di Ancona, Menichelli, si è distinto per un approccio coraggioso e nuovo sulla questione della famiglia ed era stato per questo scelto dal Papa come relatore del gruppo italiano al recente Sinodo. Nella sua diocesi ha iniziato un lavoro con gruppi di fedeli separati o divorziati. E proprio ad Ancona Papa Ratzinger, nella primavera del 2011, incontrando gruppi di fidanzati, aveva per la prima volta espresso l'urgenza di affrontare una nuova pastorale per le coppie che si spaccano. Insomma Ancona si è dimostrata un laboratorio attivo e attento su una delle questioni più delicate che le chiese in Occidente si trovano a dover affrontare.

Ancor più chiara la geografia tematica che ha portato alla scelta di Montenegro, che - in quanto vescovo di Agrigento - governa anche sull'Isola di Lampedusa. Con questa nomina Francesco mette al centro il tema gigantesco dei migranti e della loro accoglienza. Era stato monsignor Montenegro a organizzare il primo viaggio pastorale di Papa Francesco a Lampedusa. E lui nella visita ad limina dei vescovi siciliani aveva portato in dono una croce pettorale realizzata dal falegname lampedusano Franco Tuccio, con il legno delle barche dei migranti approdate a Lampedusa. Sempre Montenegro, nel luglio 2012, aveva vietato lo svolgimento dei funerali per il presunto boss di Siculiana, Giuseppe Lo Mascolo. E si sa quanto Papa Francesco sia attento il tema della mafia e della sua pervasività anche nella vita della chiesa.

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E le altre inattese nomine. Quanto alle altre nomine, troviamo un solo europeo e per di più di una diocesi periferica come quella di Valladolid. Poi sorprendentemente tanta Asia a conferma delle attese che il Papa ripone in questo continente per il futuro della chiesa: attese già rese pubbliche nel viaggio in Corea del Sud, dove aveva ricevuto un'accoglienza al di sopra di ogni previsione.

Ma non è ai numeri che Francesco guarda. Le chiese di Tonga, del Myanmar o di Capo Verde, sono chiese minime. Se i loro vescovi sono stati nominati cardinali è per spostare in modo chiaro l'attenzione dal centro alle mille periferie del mondo in cui la Chiesa è chiamata ad essere presente.  La riforma della Curia che il Papa ha annunciato di voler iniziare ad affrontare proprio con il prossimo Concistoro aveva bisogno di vedute larghe e di punti di vista poco "curiali". E così è stato.