mercoledì 24 giugno

In piazza per i lavoratori delle mense e delle pulizie. A Bergamo sono mille, soprattutto donne

Da febbraio sono senza lavoro e stipendio. Le richieste sono l'estensione della copertura degli ammortizzatori sociali, l'erogazione immediata delle indennità e la riapertura dei servizi a settembre

In piazza per i lavoratori delle mense e delle pulizie. A Bergamo sono mille, soprattutto donne
23 Giugno 2020 ore 11:44

Estensione della copertura degli ammortizzatori sociali, erogazione immediata delle indennità e riapertura dei servizi mensa a settembre. Sono queste le richieste avanzate dalle organizzazioni sindacali Filcams Cgil, Fisascat Cisl, Uiltucs e Uiltrasporti, per le quali hanno indetto mercoledì 24 giugno una giornata di mobilitazione nazionale.

A Bergamo sono un migliaio, soprattutto donne, i dipendenti delle mense scolastiche lasciati senza lavoro e stipendio a partire da febbraio. «Si tratta di lavoratori che stanno vivendo un presente difficile e un futuro ancora più incerto, per i quali è indispensabile trovare al più presto una soluzione – sottolineano i sindacati -. La copertura dell’ammortizzatore sociale Fis è terminata e molte persone si trovano senza un reddito da tre mesi a causa delle responsabilità delle imprese, che non hanno anticipato l’assegno ordinario, o per il grave ritardo nella liquidazione dell’indennità da parte dell’Inps».

Il rischio è che i dipendenti delle scuole vedranno sospesi i loro contratti a giugno (con la fine dell’anno scolastico) rimanendo senza retribuzione, ammortizzatori e possibilità di cercare una nuova occupazione temporanea per via della crisi in atto. Una situazione che potrebbe aggravarsi ulteriormente, anche a fronte dell’assenza di una prospettiva certa rispetto ai tempi e alle modalità di ripresa dei servizi.

I lavoratori delle mense e delle pulizie del settore privato stanno esaurendo la fruizione delle settimane di cassa in deroga previste dal Decreto Rilancio, al termine delle quali non ci sono ammortizzatori ordinari, perché le aziende committenti non hanno, a loro volta, dipendenti diretti in cassa integrazione. «Durante l’emergenza sanitaria c’è stata una ripresa solo parziale dei servizi in appalto, a causa dei cambiamenti nell’organizzazione del lavoro, a partire dal ricorso allo smart-working – proseguono i promotori della mobilitazione -. Tutto questo potrebbe accadere nuovamente e in larga misura nei prossimi mesi».

«Pur avendo più volte sollecitato, senza successo, le istituzioni – riferiscono Aronne Mangili, Luca Bottani e Sandro delle Fusine, di Filcams, Fisascat e Uiltucs Bergamo -, chiediamo a Governo, Regioni, Comuni e imprese un confronto per individuare percorsi condivisi e soluzioni per prorogare, di almeno 27 settimane, gli ammortizzatori con causale “Covid-19”. Con la ripresa dell’anno scolastico a settembre, in presenza e in sicurezza per tutti, si può pensare al mantenimento del servizio di refezione. Così come si può prevedere l’accesso agli ammortizzatori sociali ordinari senza condizionalità rispetto al committente per le imprese e i lavoratori.

«Infine, crediamo sia necessaria una riforma degli ammortizzatori sociali – concludono -, per non discriminare i lavoratori in appalto e dare risposte strutturali ai lavoratori part-time ciclici. Sono tutte misure di sostegno economico straordinarie per affrontare l’emergenza. Non c’è tempo da perdere: servono certezze oggi, per il lavoro e per il futuro».

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