L'eruzione sull'isola delle eolie

Iddu, lo Stromboli, si è risvegliato Ora servono pale e braccia forti

Iddu, lo Stromboli, si è risvegliato Ora servono pale e braccia forti
04 Luglio 2019 ore 10:35

“Iddu” alla fine si è risvegliato. Era dal 1985 che non accadeva, ma ieri all’improvviso, lo Stromboli è tornato in azione. E lo ha fatto a modo suo, cioè facendosi notare a decine di chilometri di distanza ed eruttando lapilli sino a 400 metri dalla costa. Per pura casualità di vittime ce n’è stata solo una, Massimo Imbesi, che si era avventurato appena sopra l’abitato di Ginostra ed è stato investito dai gas del vulcano, morendo per avvelenamento. Possono dire di essere stati fortunati i turisti che alle 17,30, con tanto di guida avrebbero dovuto salire in direzione dei crateri. Infatti giornalmente si organizzano escursioni al vulcano con guide esperte, che portano ad oltre 900 metri sul livello del mare.

 

 

Lo Stromboli, oltre a essere uno dei vulcani in attività più antichi del mondo (si parla di 4mila anni), è anche uno dei più monitorati: tenuto sotto controllo da decine e decine di strumentazioni. Ma l’imprevedibilità è una delle caratteristiche di “iddu” come viene chiamato familiarmente dagli isolani delle Eolie. E così è stato anche questa volta, quando all’improvviso ha sparato fumi che si sono alzati sino a due km di altezza. Gli esperti la definiscono un’eruzione “parossistica” e questo aggettivo dice tanto delle caratteristiche di questo vulcano. I parossismi rappresentano le manifestazioni più energetiche dello Stromboli; consistono in violente ed improvvise esplosioni “tipo cannonata”, durante le quali avviene l’emissione sostenuta di scorie incandescenti, ceneri, bombe e blocchi litici a distanze considerevoli, fino ad interessare a volte anche le zone abitate dell’isola. A queste vanno aggiunte anche le colate laviche; la morfologia del vulcano obbliga le colate di lava a riversarsi sul versante nord-occidentale, dove sono arginate all’interno della cosiddetta Sciara di Fuoco e quindi non rappresentano un pericolo per la popolazione dell’isola. Le colate fuoriescono generalmente attraverso fratture eruttive nella zona craterica o all’interno della Sciara del Fuoco, ma possono generarsi anche per tracimazione dal cratere. Dalla Sciara del Fuoco era però accaduto che nel 2002 si fosse staccata una grande massa di roccia lavica che precipitando nel mare aveva causato un’onda anomala di ben venti metri di altezza, causando danni e costringendo all’evacuazione dall’isola.

 

 

L’eruzione per fortuna concentra tutta la sua energia nel momento dell’esplosione. Poi il vulcano torna in una situazione di apparente normalità. Così è stato anche questa notte. Anche se al risveglio abitanti e turisti, specie quelli che stanno in quel gioiello che è il paese di Ginostra si sono risvegliati in uno scenario nero pece. L’isola è infatti coperta da detriti, pomice nera. Uno strato alto alcuni centimetri. «Adesso», ha raccontato uno degli abitanti, Gianluca Giuffrè, che è giornalista e gestisce un bazaar nel paesini, «noi siamo già al lavoro per spalare, ma ci vogliono aiuti e braccia forti». Si spala guardando lassù verso “Iddu”, il vulcano amato e temuto.

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