Nuova normalità

Il caffè al bar lo si può prendere, ma solo d’asporto. Ascom al lavoro per chiarire le regole

Diversi locali hanno riaperto, ma non possono servire né ai tavoli né al banco. E c'è un bel po' di confusione sulle regole, tant'è che Ascom sta lavorando a un "prontuario"

Il caffè al bar lo si può prendere, ma solo d’asporto. Ascom al lavoro per chiarire le regole
Bergamo, 06 Maggio 2020 ore 16:35

Foto di Devid Rotasperti – Bugan Coffee

Tra lunedì 4 e martedì 5 maggio, date anche le belle giornate di sole, il centro di Bergamo è tornato a popolarsi. In concomitanza dell’avvio della cosiddetta “fase 2”, sono molti i cittadini che hanno deciso di concedersi una passeggiata o una biciclettata tra il Sentierone, via XX Settembre e le zone limitrofe. Legittimo e comprensibile, dopo due mesi e passa chiusi in casa. A maggior ragione dato che non si sono visti assembramenti, se non in rarissime situazioni presto “smontate” dai vigili in giro a controllare.

A favorire questo ritorno a una simil-normalità, anche la riapertura di tanti bar, sebbene a servizio… ridotto. Come è noto, non si possono ancora servire cibi e bevande ai tavoli e neppure al banco, ma si può fare servizio d’asporto ed eventualmente pure la consegna a domicilio. Non proprio la stessa cosa di prima del Covid, insomma. Però è già qualcosa, come dimostrano i tanti bergamaschi che, in questi giorni, hanno comunque voluto riprovare l’ebbrezza di un caffè al bar, sebbene servito nei bicchierini di carta o di plastica e consumato fuori dai locali.

I baristi, dal canto loro, sono per la maggior parte contenti di essere potuti tornare al lavoro, sebbene a ritmi ridottissimi. I guadagni sono ovviamente pari a zero o quasi, e i due mesi e passa di chiusura pesano come un macigno sul futuro, ma la speranza è di poter tornare, sebbene con tutte le dovute precauzioni del caso, a una “normalità condizionata” anche dentro i loro locali. Intanto, serve un po’ di chiarezza su cosa è permesso fare e cosa no. Perché il Dpcm del Governo parla espressamente di «asporto», che non è uguale a somministrazione all’aperto. Non basta, insomma, servire il caffè ai clienti fuori dai locali. E anche il consumo di ciò che si prende non potrebbe essere… immediato. Non basta avere i piedi fuori dal bar e bersi lì il caffè. Teoricamente, infatti, l’asporto prevederebbe un ordine e un ritiro dell’ordine fatto. Ma come si può proiettare questa modalità su un’attività come quella dei bar? È impensabile richiedere un’ordinazione, via telefono o mail, per vendere un semplice caffè. Ecco, dunque, che si attendono indicazioni in tal senso da parte di Ascom, che proprio in queste ore pare stia lavorando a una nota per chiarire le regole in vigore.

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