«Arrogante», «pieno di sé», «lunatico», «montato». Sono solo alcuni dei termini usati – più o meno letteralmente – negli ultimi giorni per descrivere Daniele Nembrini, 58 anni, fondatore della Ikaros e figura di riferimento di diverse “Opere” (nel linguaggio della Chiesa, organizzazioni o iniziative tese ad aiutare e migliorare la società) impegnate nella formazione.
Venerdì 18 settembre, Nembrini è finito ai domiciliari nell’ambito di un’inchiesta coordinata dalla Procura di Bergamo e avviata nell’estate del 2024. La stessa misura cautelare è stata disposta anche per la moglie 56enne e per la sorella, di 71 anni. Gli indagati complessivi sono 27.
Pesanti e varie le accuse: peculato, truffa ai danni dello Stato, falso in atto pubblico e bancarotta fraudolenta.
A seguito dell’arresto, numerose sono state le testimonianze apparse sulla stampa – locale e nazionale – riguardanti Nembrini. Racconti che restituiscono l’immagine di un uomo pieno di difetti, criticabile, discutibile sul piano morale e professionale.
E negli anni sono state diverse le denunce pubbliche – e le cause legali – verso di lui e le sue Opere da parte di ex dipendenti ed ex collaboratori. Ma la linea di demarcazione tra l’avere un caratteraccio e l’essere un criminale non è così sottile come spesso noi della stampa facciamo credere.
Per questo motivo, in una vicenda tanto complessa e che riguarda tante persone (noi cittadini compresi, dato che si parla anche, se non soprattutto, di fondi pubblici), è bene attenersi a quanto finora ricostruito dalle Autorità.
Il nodo dei finanziamenti
L’inchiesta della Guardia di finanza e della Procura ruota attorno alla gestione dei fondi destinati alla formazione professionale. Secondo gli investigatori, nel solo triennio 2022-2024 le quattro principali fondazioni riconducibili a Nembrini – Ikaros, Et Labora, JobsAcademy e JobsFactory, tutte legate alla San Michele Arcangelo, “Fondazione madre” ma estranea all’inchiesta – avrebbero ricevuto oltre 77 milioni milioni di euro di contributi pubblici. Il profitto che la Procura considera finora accertato supera i 4 milioni di euro. Il gip Luca Bonifacio ha disposto sequestri per oltre 3 milioni tra liquidità, quote societarie e immobili.
L’ipotesi accusatoria è che una parte delle risorse sia stata trasferita verso società di capitali riconducibili alla famiglia Nembrini attraverso prestiti incrociati, fatture per prestazioni inesistenti o sovrafatturate e altri passaggi finanziari.
Una rete molto articolata
Uno degli aspetti che emerge dalle oltre 400 pagine dell’ordinanza (…)