la polemica

Il Consorzio Bim lago di Como e fiumi Brembo e Serio: «Montagna esclusa dagli Stati Generali»

«È inutile riempirsi la bocca di piccoli Comuni, borghi storici, bellezze ambientali, turismo di prossimità, perché poi, alla prova dei fatti, c’è poca cosa, anzi i soliti problemi»

Il Consorzio Bim lago di Como e fiumi Brembo e Serio: «Montagna esclusa dagli Stati Generali»
17 Giugno 2020 ore 09:56

Gli Stati Generali in scena a Villa Pamphilj, fortemente voluti dal premier Giuseppe Conte, hanno messo sul tavolo la progettazione del piano di rilancio economico dell’Italia. Tuttavia, almeno per il momento, hanno prodotto diversi scontri con le opposizioni, in seno alla stessa maggioranza e non sono mancate le critiche. Tra queste anche quella del Consorzio Bim del lago di Como e dei fiumi Brembo e Serio che evidenziano che «nel Piano Colao non c’è nulla che faccia un qualsiasi riferimento alla montagna. Le “terre alte” non vengono considerate in nessuna riflessione e i loro rappresentanti non sono nemmeno stati invitati o coinvolti».

La montagna rappresenta circa il 60 per cento del territorio italiano e costituisce un motore importante dell’economia del Paese ma «sono state escluse dal dibattito politico – sottolinea il presidente Carlo Personeni -. Sembra che i protagonisti del meeting abbiano dimenticato come è fatta l’Italia, non la conoscano a livello geografico». Personeni prosegue specificando come la situazione dei territori di montagna, già svantaggiati a livello economico e sociale, ora rischi di peggiorare, essendo stati trascurati in un dibattito fondamentale per il futuro dell’Italia. «È inutile riempirsi la bocca di montagna, piccoli Comuni, borghi storici, bellezze ambientali, turismo di prossimità, perché poi, alla prova dei fatti, c’è poca cosa, anzi i soliti problemi: infrastrutture ancora ferme, investimenti minimi, politiche di rilancio ridotte o inferiori al necessario – commenta con amarezza -. No, i bergamaschi non ci stanno. Se qualcuno ha pensato che i montanari, i valligiani, gli abitanti della montagna possano rimanere fuori dai giochi non va bene».

«È importante studiare i legittimi indennizzi per i tanti imprenditori danneggiati dalla crisi economica, ma rivendichiamo un’attenzione maggiore – aggiunge -. Non singoli piani per zone limitate, ma progettualità di sviluppo socioeconomico e infrastrutturale con un orizzonte di almeno 10 o 15 anni, da realizzarsi in base ad una scala di priorità». Tra le possibili misure da mettere in atto per il rilancio dei territori di montagna vi sono, secondo il parere del presidente Carlo Personeni: aiuti per lo sviluppo delle attività produttive, artigianali, commerciali e turistiche; fiscalità di vantaggio per categorie che operano in zone montane con uno sviluppo limitato; investimenti per la banda larga e nel campo digitale. «Infine, è fondamentale eliminare la burocrazia superflua e costosa, in particolare per i piccoli Comuni – conclude -, e mantenere efficienti i servizi primari indispensabili quali trasporti pubblici, scuole, sanità. Solo così si può fermare lo spopolamento delle terre alte».

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