Cronaca
Il nuovo regolamento Enac

I droni potranno portare le pizze ma attenti a non sorvolare le folle

I droni potranno portare le pizze ma attenti a non sorvolare le folle
Cronaca 23 Luglio 2015 ore 12:50

Fino a pochi mesi fa (un paio d’anni, più o meno) parlare di droni significava introdurre un argomento che suscitava domande su qualche film di fantascienza. Oggi non c’è matrimonio, cresima o convegno in cui non si vedano volare - al chiuso o all’aperto - quei calabroni tecnologici rossi, bianchi, neri o gialli dotati di quattro o più eliche (quadrocopter, fino a octocopter), che portano sulla pancia videocamere, macchine fotografiche o comunque attrezzi da ripresa. I droni per uso amatoriale. In linguaggio tecnico “Sistemi aeromobili a pilotaggio remoto” (Sapr).

Il nome si legge anche sui giornali o lo si sente in tv perché ai droni il presidente Obama sembra aver affidato il compito di risollevare il prestigio degli Stati Uniti nei territori di guerra. Ma in quel caso il nome si riferisce a velivoli di notevole peso e consistenza che in luogo di foto o videocamere portano puntatori e bombe che - generalmente - vengono sganciate su obiettivi sbagliati. Utilizzati anche con compiti di ricognizione, sono dotati di teleobiettivi in grado di vedere anche se una moneta è caduta di testa o di croce.

 

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Poi ci sono i droni intermedi, che tendono ad essere impiegati sempre più in sostituzione dei tradizionali pony-express per recapitare a domicilio pizze, plichi di libri, cassette di verdura, merce acquistata su amazon e altro ancora.

Per evitare che i nostri cieli vengano oscurati da questi oggetti ronzanti l’Enac (l’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile) ha emanato un regolamento che in questi giorni è uscito con alcune variazioni rispetto all’edizione precedente. Destinato a entrare in vigore il 15 settembre prossimo risolve alcuni problemi e ne apre altri.

Iniziamo dai droni intermedi, quelli per uso commerciale. Gli altri, più grossi, ricadono nelle competenze del ministero della Difesa. Potranno sorvolare anche aree urbane (altrimenti come le porti le pizze?) a meno che sul terreno corrispondente alla rotta non si trovino “concentramenti inusuali di persone”, leggi: cortei da scioperi improvvisati, manifestazioni di vario genere, tifosi in marcia verso lo stadio. L’Enac non lo precisa, ma questo fatto renderà necessario un servizio di informazioni molto più tempestivo e dettagliato rispetto agli attuali bollettini sul traffico diramati, in genere, dalle radio libere. Altrimenti come fa, il pilota a terra, a sapere che il suo drone sorvolerà zone vietate? Soprattutto se - e di questo il regolamento si occupa con attenzione - se è il drone ad essere pericoloso perché trasporta, lui, oggetti o merci da teschio con le tibie incrociate.

In quel caso il volo è soggetto a precise restrizioni: il velivolo non potrà allontanarsi per più di 500 metri dal pilota e non potrà superare la quota di 150 metri Agl (Above Ground Level, dal suolo). Soprattutto: sarà necessaria un’autorizzazione speciale. Un particolare che sembra disegnato su motivi di sicurezza, in realtà si prefigge lo scopo di tenere i droni a terra, perché i tempi per le autorizzazioni li conosciamo tutti. E tanto per non farci mancare niente, anche i dati 500 x 150 potranno essere soggetti a variazioni a discrezione dell’Enac. E su questo non diciamo niente per non incorrere in querele. Diciamo soltanto che i regolamenti che hanno in pancia variazioni autorizzabili in maniera imprecisata di solito sono regolamenti che non funzionano.

 

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Altra novità riguarda le condizioni psicofisiche dei piloti di Sapr, che fino ad oggi - nella nota logica per cui un datore di lavoro domestico viene trattato come fosse la Fiat o la Luxottica - dovevano sottostare a visita medica modello Cristoforetti, mentre dal 15 settembre saranno trattati come gli aspiranti alla licenza di pilota Lapl (aerei da turismo, dal peso massimo di due tonnellate, con un massimo di 4 passeggeri, e volo diurno). Considerando che il pilota di un drone che pesi come una valigia da aereo (meno di 25 Kg) se ne starà a terra, non sarà più necessario valutarne le reazioni alla pressione esercitata da un razzo al momento di staccarsi da terra: basterà l’esame delle urine (non è bene che un drone sia affidato a chi fa uso di sostanze stupefacenti), il controllo delle capacità visive e uditive, nonché la rilevazione della pressione arteriosa (casomai gli prendesse un colpo mentre ha il drone in volo). Salvo le urine, sono gli esami per il rinnovo della patente, per cui non si capisce come mai non basti quella.

Più limitato ancora il raggio d’azione per amatori e aeromodellisti: 200 metri di raggio (il 40 percento rispetto ai piloti commerciali) e 70 in altezza (meno della metà degli altri) nonché l’obbligo tassativo (che sarà inevitabilmente violato) di tenersi lontano da zone abitate. Se si aggiunge che su questi droni sarà vietato installare le videocamere, riservate - secondo il regolamento - a quelli professionali, si capisce che il tutto è destinato a diventare lettera morta. Se infatti uno non può usare il suo droncino per farsi i selfie sulla spiaggia, non può farlo volare sul solarium dell’albergo dove le ragazze prendono il sole nude, non può mandarlo davanti alla finestra della prof per filmarla quando si affaccia e poi mandare il video su youtube, che lo compera a fare un drone?

 

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In linguaggio giuridico si chiamano “norme relative alla privacy” e l’Enac non le ha affrontate perché non rientrano nelle sue competenze. L’Enac può - al massimo - vietare che sugli aeromobili a controllo remoto vengano installati dispositivi in grado di rilasciare bottigliette incendiarie, potrà tentare di scongiurare l’uso di battaglie aeree fra droni modificati e taroccati, analoghe a quelle in uso fra i patiti di robot. Cose così. Per il resto si sa: ogni regolamento relativo a tecnologie innovative è fatto soprattutto per aprire zone di vuoto legislativo. Se dunque rimangono, per quanto attiene alle violazioni della privacy, le sanzioni amministrative previste anche per chi non usa i droni (da 6mila a 36mila euro, e reclusione fino a 3 anni per il trattamento dei dati) non si capisce bene come esse potranno essere accertate. E dunque: lunga vita ai droni.

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