Nel pomeriggio del 17 aprile, ad Azzano San Paolo, la truffa si è consumata secondo uno schema ormai noto, ma ancora efficace: una telefonata, un finto militare, la paura costruita con calma. E poi la visita a casa, quella vera, del complice. A intervenire sono stati i carabinieri della Compagnia di Bergamo, che avevano già rafforzato i controlli sul territorio dopo una serie di segnalazioni arrivate al 112 per tentativi di raggiro ai danni di persone anziane.
Proprio durante uno di questi servizi, in abiti civili, i militari hanno notato un giovane che si muoveva con atteggiamento guardingo tra le vie del centro, sempre al telefono, senza una direzione precisa. Poco dopo lo hanno seguito. L’uomo è entrato in un’abitazione di via Piave ed è rimasto all’interno per una quindicina di minuti. Quando è uscito, ha cercato riparo in un bar lì vicino. È stato in quel momento che i carabinieri sono intervenuti. Addosso aveva 8.100 euro in contanti, nascosti tra gli indumenti.
Il quadro si è chiarito rapidamente. La vittima è un pensionato nato nel 1944, residente nello stesso comune. Poco prima era stato contattato telefonicamente da un uomo che si era presentato come appartenente all’Arma dei carabinieri. Con tono fermo e credibile, gli aveva detto che la sua auto era coinvolta in una rapina avvenuta il giorno precedente. Per “verifiche urgenti”, serviva controllare anche il denaro in casa. La telefonata non era però isolata. Dall’altra parte della linea, in videochiamata, un secondo complice – indicato dagli investigatori come il “comandante” – seguiva la scena e dava istruzioni.
Nel frattempo, alla porta dell’anziano si era presentato il giovane poi arrestato. Anche lui si era qualificato come carabiniere. Una presenza concreta, uniforme immaginaria ma convincente quanto bastava. Dentro l’abitazione, il meccanismo ha continuato a funzionare con precisione: il denaro è stato raccolto, contato sul letto, “verificato”. L’anziano, convinto di collaborare con le forze dell’ordine, ha consegnato anche le somme destinate alle spese quotidiane. Poi il ragazzo si è allontanato in fretta. La differenza, questa volta, l’ha fatta la presenza dei veri carabinieri già in strada. Il pedinamento ha permesso di chiudere il cerchio in pochi minuti, prima che il denaro sparisse.
Il ventenne, originario di Aversa e residente a Sant’Antimo, con precedenti per reati contro il patrimonio, è stato arrestato in flagranza per truffa aggravata ai danni di persona anziana. La refurtiva è stata recuperata integralmente e restituita al proprietario. Dopo l’arresto, l’uomo è stato condotto davanti al giudice di Bergamo per il rito direttissimo. L’arresto è stato convalidato e nei suoi confronti è stata disposta la misura dell’obbligo di dimora nel comune di residenza.
Secondo i carabinieri, il caso rientra in un copione già visto più volte nelle ultime settimane in provincia di Bergamo: telefonate costruite per generare urgenza e paura, falsi militari che si presentano a casa, e un “controllo” che si trasforma in sottrazione di denaro. Episodi simili erano già stati registrati a fine marzo e nei primi giorni di aprile, sempre con vittime anziane e sempre con lo stesso stratagemma del finto appartenente alle forze dell’ordine. L’Arma, anche in questa occasione, ha rinnovato l’invito alla prudenza: nessun carabiniere o agente chiede denaro o gioielli per verifiche, e in caso di dubbi è sempre necessario chiamare il 112 o confrontarsi con qualcuno di fiducia prima di aprire la porta.