Un conflitto, per ora, economico

Putin e il vento gelido con Erdogan Ankara pagherà caro il jet abbattuto

Putin e il vento gelido con Erdogan Ankara pagherà caro il jet abbattuto
28 Novembre 2015 ore 11:51

Dopo che la Turchia ha abbattuto il jet russo Su24 la tensione con Mosca è salita alle stelle. Quella che il presidente russo Vladimir Putin ha definito, a botta calda, una «pugnalata alle spalle» potrebbe rivelarsi un pesantissimo boomerang per Ankara e, di riflesso, per il presidente Recep Tayyp Erdogan. Perché se al momento un conflitto militare sarebbe scongiurato, la guerra potrebbe invece farsi principalmente in campo economico, dove la Russia è il secondo partner commerciale della Turchia, oltre che uno dei suoi principali alleati. Una battaglia, come ha scritto il Sole 24 ore, dal valore di 44 miliardi di dollari.

Escalation militare sedata. Per il momento entrambi i Paesi hanno accettato l’invito a non alimentare l’escalation e questo è già un primo passo, almeno sul piano militare, per evitare conseguenze catastrofiche. Dopo che Putin, furibondo com’era, aveva fatto serie minacce, le rispettive diplomazie hanno cominciato un lavoro di distensione. Così, Ankara ha annunciato la sospensione dei voli militari sulla Siria a fianco della coalizione capeggiata dagli Stati Uniti, mentre Mosca pare abbia promesso di non condurre altri raid al confine tra Siria e Turchia.

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Interscambi a rischio. Nonostante questo, però, la tensione rimane alta, col timore dei turchi di veder crollare il proprio interscambio con la Russia, oltre alle forniture di gas da Mosca, con l’inverno ormai alle porte. Il premier Medvedev ha avviato una serie di pratiche per comminare sanzioni che danneggino l’economia turca e il comparto industriale.

Il gasdotto Turkish Stream. Il timore principale è avvertito da chi sta lavorando ormai da tempo per la costruzione di un gasdotto che attraversi il Mar Nero, una papabile alternativa al South Stream. Tra Gazprom e Botas, i colossi energetici dei due Paesi, circa un anno fa è stato firmato un accordo per la costruzione del Turkish Stream, un gasdotto che convogliasse 63 miliardi di metri cubi di gas dalla Russia passando dal Mar Nero e dall’Anatolia. I lavori non sono ancora cominciati, e dopo l’incrinarsi delle relazioni tra Mosca e Ankara tutto ora potrebbe essere più difficile. Anche perché la Russia ha deciso di raddoppiare il North Stream, che dal Mar Baltico arriva direttamente in Germania, considerata una rotta molto più sicura.

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La centrale nucleare di Akkuyu. Tra i progetti di cooperazione industriale tra i due Paesi c’era anche quello della costruzione della centrale nucleare di Akkuyu, che inizialmente era stata affidata da Erdogan a una società russa. Sarebbe diventato uno dei reattori più sicuri al mondo, si era detto, punto di riferimento per tutto il Paese, dando un’immagine positiva dell’energia nucleare. Solo il 5 novembre scorso il ministro dell’Energia e delle Risorse Naturali della Turchia, Ali Riza Alaboyun, nell’ispezionare il cantiere aveva dichiarato: «La Russia è uno dei migliori partner della Turchia. Ciò riguarda in particolare le forniture di metano. Vogliamo che le aziende di Russia e Turchia possano sviluppare cooperazione sia nel settore dell’energia, sia in altri campi». Oggi il progetto sembra destinato a tramontare, o per lo meno ad attendere.

Incontro in vista? Tutto ora è quindi in attesa di un eventuale incontro chiesto per il 30 novembre da Erdogan a Putin, a margine dell’apertura della conferenza internazionale sul clima di Parigi. Qualora i due dovessero vedersi (e ciò dipende da Putin), la riunione si preannuncia molto tesa. Da un lato il presidente russo, da parte lesa, chiede le scuse di Ankara non ancora arrivate, e dall’altro Erdogan accusa il suo omologo di calunnie e di non aver voluto rispondere alle sue telefonate dopo l’abbattimento del jet russo. A sua discolpa, il presidente turco sostiene anche che, se la sua aviazione avesse saputo che l’Su24 era russo, probabilmente si sarebbe comportata diversamente.

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La guerra economica nel piccolo. Giustificazioni che destano qualche sospetto, dato che arrivano proprio quando Erdogan ha valutato la portata della rappresaglia economica promessa da Mosca. Il rischio è quello di indebolire le già fiacche casse di Ankara. Un primo assaggio di tutto ciò è stato dato dall’arresto di 39 imprenditori agricoli turchi, in visita alla fiera di Krasnodar. Dieci giorni di prigione e cento euro di multa ed espulsione dal Paese per aver commesso irregolarità nelle procedure di ottenimento del visto. Non solo: ai russi in vacanza in Turchia è stato chiesto di rientrare e a quelli non ancora partiti è stato vietato andare di partire per Ankara, ufficialmente per motivi di sicurezza. I voli civili tra i due Paesi potrebbero essere sospesi. Un colpo durissimo, dato che i russi lo scorso anno hanno rappresentato il 46 percento del mercato alberghiero turco. Sono stati sospesi anche i contratti nel mercato dell’edilizia ai costruttori turchi, che costituivano le imprese leader nella realizzazione di case per la fascia media, centri commerciali, uffici, allestimenti per fiere e mostre. Al vaglio anche il boicottaggio delle merci “made in Turkey”, dalle armi ai prodotti agricoli, con sanzioni previste in tempi brevi.

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