Cronaca
la lettera

Il giorno di dolore di Beatrice Meloncelli. L'addio al fratello e allo zio

L’arresto cardiaco del suo unico fratello, con cui avrebbe festeggiato il compleanno a giorni. Lo zio Antonio stroncato dal virus. «Non ho potuto vedere Marco l'ultima volta. Non ho potuto stringere la mano di mio zio. I morti non ricevono visite. Le campane non suonano più»

Il giorno di dolore di Beatrice Meloncelli. L'addio al fratello e allo zio
Cronaca Val Seriana, 23 Marzo 2020 ore 10:50

di Elena Conti

«Lunedì mattina è morto il mio unico fratello Marco, di arresto cardiaco, aveva 53 anni e oggi (15 marzo) avremmo festeggiato il suo compleanno. Lunedì pomeriggio è morto mio zio Antonio, 81 anni, colpito da Coronavirus si è aggravato in una settimana. Inizialmente soccorso in un ospedale saturo di malati. Ricoverano solo i casi più gravi, le persone stanno a casa fino all'ultimo, non ci sono letti, cure e tamponi per tutti».

Comincia così la lunga lettera di Beatrice Meloncelli pubblicata su Facebook, nella quale piange la scomparsa di suo fratello Marco Meloncelli e di suo zio Antonio Seghezzi, facendo una riflessione su questi giorni tremendi nei quali le persone amate vengono strappate con violenza alle loro famiglie. «Mia zia, sua moglie, non sta bene: uno dei miei due cugini, suo figlio, non ha potuto salutare suo padre perché vive lontano e avendo un neonato in casa non avrebbe potuto fare ritorno a casa per la quarantena. Le salme sono state cremate una in Piemonte e l’altra in Liguria. In Lombardia non c’è più posto, a Bergamo i forni crematori funzionano 24 ore su 24».

«Mia madre nello stesso giorno ha perso il figlio e il fratello. I miei due nipoti di 13 e 21 anni il loro papà. Mia cognata il suo compagno di vita. In queste settimane non ho potuto vedere un'ultima volta mio fratello perché era già malato e non poteva permettersi un possibile contagio. Non ho potuto stringere la mano di mio zio in ospedale, né guardarlo per l'ultima volta negli occhi. Data l'emergenza per la pandemia, i morti non possono ricevere l'estrema unzione, né la veglia, né la visita di parenti e amici, né si può fare il funerale. Le campane per i morti nei paesi non suonano più. Le cerimonie al cimitero sono per pochi parenti a debita distanza, con una fugace benedizione dei preti».

«Non ho ricevuto un abbraccio né uno sguardo da un amico e da quasi tutti i parenti. L’unico sostegno arriva dalle loro chiamate e dai messaggi, quelli più dolorosi sono dei parenti all'estero che non possono tornare in Italia. Alla cerimonia di mio zio pochissime persone, un solo amico del defunto, tutti con mascherine e guanti... Surreale. Quando tutto sarà passato faremo le funzioni religiose».

L’articolo completo e altre notizie su Alzano Lombardo alle pagine 18 e 19 del numero di PrimaBergamo in edicola fino al 26 marzo, oppure sull'edizione digitale QUI.

 

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