Lo ha scoperto il Washington Post

Chi è il nuovo boia dell’Isis

Chi è il nuovo boia dell’Isis
Cronaca 08 Febbraio 2016 ore 11:15

Si chiama Alexanda Kotey, ha 32 anni, ed è il nuovo boia dell’Isis. Viene da Londra ed è colui che ha preso il posto di Jihadi John. A divulgare l’identità è il Washington Post che ha condotto un’indagine in collaborazione con il sito Buzzfeed. Cresciuto a Shepherd’s Bush, un sobborgo occidentale di Londra, da padre ghanese e madre greco-cipriota, Kotey si è convertito all’islam all’età di vent’anni, dopo il brevissimo matrimonio con una donna musulmana che lo ha fatto diventare papà di due figli.

 

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La spedizione a Gaza poi il nulla. Dalla Gran Bretagna se ne è andato nel 2009, la sua meta era la Striscia di Gaza nell’ambito di un convoglio umanitario organizzato dal controverso deputato britannico George Galloway. Delle oltre 500 persone che hanno partecipato alla spedizione, che avvenne quando ancora l’isis non era nato, 9 volontari, 24 ore prima della partenza, vennero arrestati per presunti reati di terrorismo e poi rilasciati per insufficienza di prove. Da quando Kotey ha lasciato la Gran Bretagna, però, la famiglia non ha più avuto sue notizie. Forse è vivo, o forse è stato ammazzato in Siria la scorsa estate. Nessuno lo sa, ma la caccia all’uomo continua.

I “London Boys”. Se da jihadista i modi di Kotey si sono distinti per brutalità, anche quando era in patria non brillava di certo per essere una persona rassicurante, anche se la gente lo ricorda come un giovane dai modi gentili. Era infatti legato al gruppo estremista islamico dei “London boys”, forse ne era addirittura il leader, cellula dormiente di Al Qaeda che pianificava di compiere attentati in Gran Bretagna su ordine di Bin Laden. Kotey, tifosissimo dei Queens Park Rangers, reclutava kamikaze e foreign fighters anche davanti alle scuole di Londra. Il movimento dei London Boys è stato collegato anche agli attentati di Londra del 2005, e molti dei suoi adepti a distanza di anni sono diventati dei foreign fighters in Siria o in Somalia.

 

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I “Beatles”. Insieme a Jihadi John, al secolo Mohammed Emwazi, e agli altri boia al servizio del sedicente Califfato, che hanno seviziato ed ucciso barbaramente molti prigionieri occidentali, Kotey era uno dei cosiddetti Beatles per via del forte accento inglese della loro pronuncia. Stando a quanto hanno riferito gli ostaggi liberati, i quattro carcerieri dello Stato Islamico avevano sempre il volto coperto ed erano tra quelli che infliggevano le torture peggiori, come pestaggi, false esecuzioni, persino il waterboarding, l’annegamento simulato. Si dice anche amassero particolarmente “trattare i prigionieri con scosse elettriche”. All’appello manca solo il terzo Beatle, Aine Davis, di cui si sa molto poco. Anche lui avrebbe frequentato la stessa moschea degli altri due futuri boia, e pare sia stato arrestato dalla polizia turca lo scorso novembre, prima di una serie di attacchi coordinati dello Stato islamico che hanno ucciso 130 persone.

La condanna del direttore della moschea. I tre, Kotey e Jihadi John in particolare, si erano radicalizzati insieme, ed insieme frequentavano la stessa moschea londinese di Al Manar, dove ogni settimana pregano circa 3mila fedeli musulmani. Il direttore della moschea, Saleha Islam, quando ha saputo dell’identità dei tre carcerieri ha dichiarato a ITV News: «Siamo consapevoli del fatto che alcune persone che vivono nella zona di Ladbroke Grove hanno aderito all’Isis, ma abbiamo sempre condannato le azioni di questi estremisti e continueremo a farlo».

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