Dall'Irlanda del Nord all'India-Pakistan

Il nuovo muro al confine ungherese e tutte le altre barriere nel mondo

Il nuovo muro al confine ungherese e tutte le altre barriere nel mondo
Cronaca 18 Giugno 2015 ore 16:15

175 chilometri di lunghezza e 4 metri di altezza. Sono le misure del nuovo muro che si sta ergendo in Europa. Accade in Ungheria, dove il governo non ha trovato un’idea migliore per affrontare il tema immigrazione se non la costruzione di un divisorio rigido a marcare la frontiera, così da impedire fisicamente il passaggio di persone da un luogo all’altro. E coì, a poco più di 26 anni di distanza dalla rimozione della recinzione di 240 chilometri che segnava il confine tra l'Ungheria e l'Austria, i magiari decidono di segnare il proprio territorio con una colata di cemento. Questa volta il muro dividerà l’Ungheria dalla Serbia. Venerdì, il premier ungherese Viktor Orban aveva sollevato la possibilità di una «chiusura completa» della frontiera con la Serbia, da dove passa la maggior parte dei migranti che arrivano nel Paese. Nessuna violazione dei trattati internazionali, dal momento che l’Ungheria fa parte di Shengen ma la Serbia no, non essendo Stato membro dell’Unione Europea. L’annuncio è stato dato dal ministro degli Esteri di Budapest Peter Szijjarto, e motivato dall’urgenza di non poter aspettare le decisione dell’Europa in materia di immigrazione.

Emergenza migranti in Ungheria. Nel 2014 l'Ungheria ha accolto più rifugiati pro capite di qualsiasi altro paese Ue, Svezia esclusa: più di 43mila dai 2mila del 2012, e per il 2015 si stima che saranno 130mila le persone che varcheranno il confine in cerca di speranza. Sono kosovari, siriani e afghani per la maggior parte, gente che la popolazione ungherese troppo spesso non ama. Troppi per il governo. Una valanga di critiche si è riversata sulla decisione magiara, a cominciare dal premier serbo Aleksandar Vucic, che si è detto «sorpreso» e «scioccato», mentre l’Unione Europea ha fatto sapere per bocca di un portavoce di non vedere di buon occhio «l’uso di recinzioni», e di incoraggiare semmai «misure alternative per la sorveglianza».

 

[Il muro israeliano]

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Gli altri muri nel mondo. Nel mondo sono molti i muri che ancora resistono. Scelte di governi che preferiscono erigere una netta separazione con i loro confinanti anziché costruire ponti di dialogo che permettano la convivenza e la condivisione pacifica tra i popoli. Si estendono in varie parti del mondo per una lunghezza complessiva di 18mila chilometri.

La più conosciuta: la barriera di sicurezza israeliana. Quella di cui si parla di più è chiaramente la frontiera israeliana, un articolato sistema di barriere fisiche costruito da Israele in Cisgiordania a partire dalla primavera del 2002: si chiama “recinto di sicurezza” (security fence) e fu eretta con lo scopo di impedire l’intrusione dei terroristi palestinesi. Il tracciato, lungo 790 chilometri e fortemente voluto dall’allora Ministro dell’Edilizia Sharon, è stato ridisegnato più volte dopo le pressioni internazionali, ed è costituito da una successione di muri, trincee, porte elettroniche. All’altezza di Gerusalemme, la barriera è alta otto metri, che si snoda nei quartieri arabi (soprattutto Abu Dis e Azariyye) fino alla strada che conduce a Betlemme.

 

[Kashmir, tra Pakistan e India]

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La mappa di tutti i muri del mondo [qui in fondo]La lista dei muri a livello globale è lunghissima, a testimonianza del fatto che, dopo la triste stagione delle guerre mondiali, le barriere non solo non sono cadute, ma sono addirittura aumentate. Anzi, la maggior parte delle divisioni è stata costruita negli ultimi decenni. A censire tutte i muri eretti dall’uomo è l’associazione UQAM, Chaire Raoul Dandurand en études stratégiques et diplomatiques dell’Università del Quebec a Montreal, che ha realizzato un’accuratissima mappa. Partendo dal primo grande muro della storia, la muraglia cinese (i lavori iniziarono nel 215 a.C.), che sorse a difesa delle invasioni mongole, gli studiosi hanno poi considerato e delineato sulla mappa tutte le separazioni, da quelle in cemento a quelle in filo spinato.

Usa e Messico, India e Pakistan. Oltre a quello israeliano, i muri più “importanti”, in termini di estensione e valenza politica, sono: la frontiera che separa USA e Messico, costruita a partire dal 1994, 3140 chilometri che avrebbero dovuto impedire l’immigrazione negli States; il muro tra Corea del Nord e Corea del Sud, affiancato da una zona di separazione demilitarizzata e monitorata in modo costante con sofisticatissimi apparecchi (uno su tutti, il kinect, capace di distinguere le persone dagli animali); tra India e Pakistan, lungo la frontiera contesa, corre un muro lungo 3300 chilometri, non troppo lontano da quello che separa Pakistan e Afghanistan (2400 km); nel bel mezzo del Sahara si snoda una cintura di sicurezza di 2700 chilometri, voluta dal Marocco per proteggersi dalle incursioni dei terroristi del Fronte Polisario.

 

[Il muro di Ceuta, tra Spagna e Marocco]

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Gli altri muri asiatici. In Asia, c’è un’altra barriera poco nota, che separa Thailandia da Malaysia (ex Malesia), edificata per impedire l’accesso ai terroristi islamici. Tra le barriere tecnologiche, quella tra Uzbekistan e Tagikistan è dotata di sensori e videosorveglianza anti-migranti, così come quella tra Yemen e Arabia Saudita. Un muro elettrificato corre anche tra Spagna (o meglio, tra l’enclave spagnola di Ceuta) e il Marocco e in Africa, tra Zimbawe e Botswana, dove dovrebbe impedire il passaggio di animali selvatici (ma dicono che, in realtà, serva al Botswana per arginare l’immigrazione). Le altre barriere sono tra Oman ed Emirati Arabi Uniti, così come tra Kuwait e Iraq (215 km, rinforzati dopo la guerra del Golfo) e tra Turchia e Cipro, per delimitare i territori rivendicati da Ankara. Le cose non cambiano, poi, se ci si sposta nel nord Europa e precisamente nell’Irlanda del Nord: sono molti qui i muri che separano cattolici da protestanti, non solo nella “calda” Belfast.

 

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