Il presidente Museveni a Sant'Agostino

Il “Papa Giovanni” per l’Uganda

Il “Papa Giovanni” per l’Uganda
22 Settembre 2015 ore 13:00

Il nuovo ospedale di Kampala si ispirerà al Papa Giovanni XXIII. Bergamo esporterà in Uganda il suo know how clinico e organizzativo, garantendo anche formazione al personale locale. Una consulenza che porterà qualche milione nelle casse della Trucca e che contribuirà in modo decisivo alla crescita del sistema sanitario nel Paese africano. L’accordo è stato suggellato oggi dalla visita del presidente ugandese Yoweri Museveni, che nella nuova aula magna di Sant’Agostino, ospite dell’Università, ha invitato gli italiani a investire in un Paese che negli ultimi anni ha visto crescere il suo Pil al vertiginoso ritmo del 7% all’anno. «L’Africa sarà il prossimo stimolo dell’economia mondiale, capace di compensare la decrescita cinese – ha spiegato –. E al centro di questo processo ci sarà l’Uganda, che ha tante materie prime. Ci sono i minerali, dal ferro all’oro, e ci sono tutti i tipi di prodotti agricoli. Siamo all’equatore ma in altura, ogni coltivazione è possibile. Ma abbiamo anche risorse umane molto preziose. Con il personale del Papa Giovanni lavoreranno persone molto istruite: il tasso di alfabetizzazione è cresciuto del 78%».

L’Uganda si è incamminata verso il progresso, ma per mantenere un passo ben saldo ha bisogno di migliorare il suo stato di salute. «La gente del ceto medio va a curarsi in India, portando all’estero i soldi ugandesi – ha sottolineato Museveni – Il nuovo sistema ospedaliero invece permetterà di guarire restando in patria. E in questo Bergamo ci darà una mano».

Il nuovo ospedale si estenderà su un’area di 50 mila mq e avrà 250 posti letto, 12 sale operatorie e apparecchiature avanzate. L’intero modello di gestione sarà ispirato a quello dell’Hpg23, che supervisionerà anche la fase di selezione del personale. Il via ai lavori è previsto a breve, la struttura dovrebbe essere ultimata entro tre anni.

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«Quello che il nostro ospedale esporta non si fabbrica e non si compra – ha spiegato il dg Carlo Nicora -. E se viene condiviso si moltiplica: si tratta di quel sapere nato più di 80 anni fa ai Riuniti. Quel sapere che ha trasformato un ospedale di provincia in una struttura nota a comunità scientifica di tutto il mondo. Oggi diventiamo ambasciatori della sanità lombarda. Vogliamo “contagiare” i sistemi di cura dei Paesi in via di sviluppo, tramite anche la formazione sul posto. Ma grazie a questa collaborazione possiamo migliorare anche nostro sistema. Abbiamo infatti un obiettivo comune, sconfiggere le grandi patologie. Il confronto sarà costruttivo anche per il nostro personale, che conoscerà ambiti diversi. È un progetto di ampio respiro, che ci impegna nella fase di pianificazione e di avviamento dell’International Specialized Hospital of Uganda. Un intervento che porterà nuova linfa anche al sistema lombardo. Non si tratta però di portare quello che non c’è, bensì di  valorizzare le risorse umane e tecnologiche ugandesi».

Non solo quelle locali, ma anche quelle finite all’estero. Alcuni “cervelli in fuga”, infatti, potrebbero tornare. «Lavoro da 35 anni come infermiera a Bellinzona – ha detto una donna -. Ho deciso di tornare per aiutare il mio Paese ma non so dove e come. Sono stanca di vedere la nostra gente morire per piccole malattie perché non abbiamo la necessaria conoscenza. Dobbiamo portare in Uganda salute e turismo, il governo ci aiuti a renderlo possibile». Museveni ha detto di aver attivato due uffici per accogliere gli ugandesi emigrati: «Tornate e cercheremo di semplificarvi la vita il più possibile. Abbiamo bisogno di voi».

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Museveni è stato salutato dal neo rettore Remo Morzenti Pellegrini: «È motivo d’orgoglio per noi riceverla. E per i nostri studenti è una bella opportunità». Meno calorosa l’accoglienza riservata al presidente ugandese dai difensori dei diritti dei gay, che gli rimproverano le leggi omofobe: un piccolo presidio ha manifestato davanti a Sant’Agostino, sorvegliato dalle forze dell’ordine. Freddezza anche da parte della giunta comunale, che ha disertato l’incontro in Città Alta con le autorità cittadine (prefetto Ferrandino, questore Fabiano, vertici di carabinieri e fiamme gialle). Si è presentata per dovere istituzionale la sola Marzia Marchesi, presidente del consiglio comunale, però con braccialettino arcobaleno al polso. Museveni non ha fatto una piega. In Africa sono abituati a vederne di tutti i colori. A chi gli ha chiesto conto, ha risposto così: «Il sesso è un affare privato, che bisogno hanno i gay di esibirlo? Se avessi baciato mia moglie in pubblico non sarei stato eletto. Non perseguitiamo gli omosessuali, semplicemente li ignoriamo».

 

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