Testimonianze e conferme

Il “paziente 1” della Bergamasca (e prima vittima) fu contagiato all’ospedale di Alzano

In un'intervista esclusiva a Valseriana News, i parenti di Ernesto Ravelli, di Villa di Serio, spiegano cosa accadde in quei giorni. E anche una relazione dell'Asst Bergamo Est conferma che il virus era già presente all'ospedale

Il “paziente 1” della Bergamasca (e prima vittima) fu contagiato all’ospedale di Alzano
Val Seriana, 09 Aprile 2020 ore 11:55

Il nome di Ernesto Ravelli è ormai tristemente noto in Bergamasca. È stato lui il “paziente 1” del Coronavirus nella nostra terra, la prima persona risultata positiva al tampone e, purtroppo, anche il primo deceduto ufficiale. 83enne di Villa di Serio, era stato ricoverato al Pesenti-Fenaroli di Alzano per un’emorragia interna. Ciò nonostante, spesso è stato indicato come il “paziente 0”, colui che ha portato il virus in Bergamasca. Un’accusa che i familiari di Ravelli hanno voluto respingere con forza in un’intervista esclusiva rilasciata ai colleghi di Valseriana News.

«Mio nonno non è stato il portatore del virus in Val Seriana, come detto e scritto da alcune testate locali – ha affermato la nipote dell’83enne -. Mio nonno non usciva di casa da mesi e nessuno di noi ha fatto viaggi o avuto contatti con l’estero. Dunque mio nonno il virus l’ha preso in ospedale ad Alzano Lombardo. È stato ricoverato dal 5 al 19 febbraio nel reparto di Medicina, con passaggio al Pronto Soccorso. Il 13 febbraio l’avevo visto in buone condizioni ed è stato poi dimesso il 19, ma con una brutta tosse. In ospedale non si reggeva in piedi e vomitava schiuma bianca, ma è stato rimandato a casa. Si è ben presto aggravato. Sabato 22 un’ambulanza l’ha riportato ad Alzano Lombardo. Di nuovo: Pronto Soccorso e questa volta reparto di Chirurgia perché in Medicina non c’era posto. Quella sera gli fanno il tampone per il Covid-19, a cui la domenica risulta positivo. Da lì alle 23 circa è stato trasferito a Bergamo, dove è morto».

Quello che la famiglia Ravelli ci tiene a sottolineare, comprensibilmente, è il signor Ernesto è stato soltanto una delle tante, troppe vittime di questo maledetto virus nella nostra terra, e non un “untore”. Ma, soprattutto, la testimonianza della famiglia dell’83enne fornisce un’ulteriore prova di ciò che ormai è risaputo: il virus era presente in Bergamasca, in particolare nell’area della Val Seriana, da prima del 23 febbraio, quando il focolaio è esploso soltanto perché ci si è decisi a fare i primi tamponi. Lo conferma ora anche l’Asst Bergamo Est, che gestisce l’ospedale di Alzano: in una relazione inviata a Regione Lombardia (e diffusa dal Corriere Bergamo) il 3 aprile, l’Asst scrive che già dal 13 febbraio erano arrivati alla struttura alcuni pazienti, poi ricoverati in Medicina generale, «con diagnosi di polmonite e insufficienza respiratoria acuta». Nessuno di loro, però, fu sottoposto al test perché non erano stati riscontrati i parametri indicati nelle circolari ministeriali del 27 gennaio, ovvero viaggi in Cina o contatti con contagiati già accertati.

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