In un parco dello Zimbawe

Non si uccide così un re leone La caccia grossa al turista killer

Non si uccide così un re leone La caccia grossa al turista killer
30 Luglio 2015 ore 13:29

Su Google la query “Cecil the lion” dà circa 20.800.000 risultati (0,71 secondi). I primi della lista indicano quale killer della povera bestia un dentista del Minnesota. Un giorno fa la Cnn lo dava ancora come ricercato. In italiano, “Il leone Cecil” dà Circa 875.000 risultati (0,34 secondi), e sempre con l’americano in prima fila tra gli accusati. “National Geographic, the lions”: Circa 3.300.000 risultati (0,44 secondi). Registrandosi gratuitamente al sito si può anche partecipare alla Big Cats Initiative. Ci sono un sacco di persone di tutto il mondo che si adoperano in ogni modo per salvare i Big Cats: cliccando in alto a destra su Get Involved si può vedere come si scatena la creatività quando si vuol fare qualcosa di buono. La registrazione consente anche di ricevere le ultime notizie, via email.

Poi arriva un dentista dal Minnesota e il più bel leone dello Zimbabwe viene trovato morto, spellato e privo di testa appena fuori dalla riserva, il parco nazionale Hwange, agli inizi di questo mese. A noi la notizia arriva solo tre settimane dopo, il 26 luglio. Il titolare del parco e una guida, Theo Bronkhorst, erano già stati arrestati. Imputati di caccia di frodo saranno processati a giorni. Assieme a loro sono state fermate due guardie: avrebbero preso – sembrerebbe in due – l’equivalente di 50.000 euro per aiutare il dentista, ossia il cliente di Bronkhorst.

 

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L’azione criminosa si sarebbe svolta così: il leone Cecil, famosissimo per la criniera scura, in alcune zone quasi nera, sarebbe stato attirato fuori dai limiti del parco nazionale con un’esca. La pratica è molto diffusa fra i bracconieri e appunto per questo l’iniziativa della rivista americana chiede contributi destinati alla costruzione di recinzioni invalicabili da parte degli animali. Usando arco e frecce – tecnica permessa su licenza – il killer ha dapprima ferito Cecil per fiaccarlo e poi lo ha inseguito probabilmente per mimare i riti di iniziazione delle tribù della zona che prevedevano l’uccisione di un leone da parte dei giovani desiderosi di entrare a far parte della comunità degli adulti. Quando lo ha trovato, dopo un giorno e mezzo di inseguimento, invece di affrontarlo con la tradizionale zagaglia, lo ha ucciso col fucile. Non sapeva che Cecil era stato dotato di segnalatore GPS da un’équipe dell’università di Oxford che dal 1999 sta studiando l’impatto della caccia sportiva di frodo sulle specie protette dell’Africa. È stato appunto il segnalatore che ha permesso di ritrovarne il corpo.

Il quotidiano inglese The Telegraph ha spiegato che Theo Bronkhorst, quando non lavora come guida per i safari di caccia in Zimbabwe, è cacciatore per conto proprio e che si è autodenunciato sostenendo di non aver riconosciuto Cecil (che è come sostenere di aver preso una suora per una cubista, stante se non altro la marca distintiva della criniera nera, nella speranza di vedere la quale turisti di tutto il mondo erano disposti a pagare fino a 8.000 euro al giorno). In ogni caso, hanno fatto presente le autorità del parco, né Bronkhorst né il proprietario della riserva disponevano di permessi per uccidere un leone, qualunque esso fosse.

Durante gli interrogatori i due hanno fatto il nome del cacciatore che pensava di essere un nuovo Hemingway: Walter Palmer, del River Bluff Dental office in Bloomington, Minnesota. Le sue foto, che impazzano su internet, lo mostrano in compagnia di bellissimi animali morti, e col sorriso tipico di chi è molto soddisfatto di qualcosa di cui ci si dovrebbe invece vergognare.

Johnny Rodrigues, direttore della task force che si occupa delle specie protette dello Zimbabwe, ha detto:

La morte di Cecil è una tragedia, non solo perché era un simbolo dello Zimbabwe, ma anche perché ora moriranno anche i suoi sei cuccioli visto che verranno uccisi da un altro maschio adulto per incoraggiare le tre compagne di Cecil ad accoppiarsi nuovamente.

Commento? Abbiamo aderito fin dal primo giorno all’iniziativa di National Geographic sui nostri amici Gatti-di-grandi-dimesioni. Si può immaginare facilmente cosa pensiamo della faccenda. Coi leoni ci piacerebbe riuscire a giocare. Non ci basta vederli di lontano.

 

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