Era cooperante in Bangladesh

Il primo italiano ucciso dall’Isis? I dubbi sull’assassinio di Tavella

Il primo italiano ucciso dall’Isis? I dubbi sull’assassinio di Tavella
30 Settembre 2015 ore 11:30

Cesare Tavella, il cooperante 50enne ucciso a Dacca, in Bangladesh, di professione faceva il veterinario e il suo sogno era insegnare ai popoli dei Paesi più poveri come si allevano gli animali. Lo hanno assassinato in strada lunedì 28 settembre, tendendogli un agguato. Tavella è stato colpito mentre faceva jogging, lo sport che identifica gli occidentali all’estero, nel quartiere di Gulshan, dove si concentrano i diplomatici, vicino all’ambasciata egiziana. Aveva appena finito di lavorare. Il Site, il servizio di monitoraggio delle pubblicazioni jihadiste sui social media e nel web, sostiene che sia apparsa una rivendicazione a firma Isis che recita: «In un’operazione speciale dei soldati del Califfato in Bangladesh, una pattuglia di sicurezza ha preso di mira lo spregevole crociato Cesare Tavella dopo averlo seguito in una strada di Dacca, dove gli è stato sparato a morte con armi silenziate, sia lode a Dio. Ai membri della coalizione crociata diciamo: Non sarete sicuri nelle terre dei musulmani. È solo la prima goccia di pioggia».

 

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Sull’autenticità della rivendicazione, il ministero dell’Interno del Bangladesh ha espresso catela, sostenendo di non aver trovato alcun legame tra l’omicidio e presunte cellule jihadiste legate all’Isis e che potrebbe trattarsi di «un episodio isolato». Più probabile, secondo il governo di Dacca, un agguato pianificato per altri scopi. In ogni caso, la polizia ha precisato che si è trattato di un «attacco premeditato». Gli assassini hanno sparato tre colpi da distanza ravvicinata alla schiena di Tavella, prima di fuggire a bordo di una motocicletta. L’autopsia ha rivelato che uno dei proiettili ha colpito la mano sinistra del cooperante, perforandola. Dopo essere stato colpito, Tavella era stato portato agli “United Hospitals”, ma quando è arrivato era già morto.

Quello del cooperante italiano non è il primo caso di omicidio nella zona dei diplomatici a Dacca: già nel 2012, quando dell’Isis ancora non si conosceva l’esistenza, un altro straniero, impiegato nell’ambasciata saudita, è stato ucciso fuori casa in circostanze più o meno simili. Nel Paese, inoltre, le statistiche della polizia locale dicono che tra il 2002 e il 2014 ci sono stati oltre 56mila crimini, tra cui molti omicidi, su donne e bambini e reati legati alla droga. Tuttavia il Bangladesh è sotto costante minaccia dell’estremismo islamico. Se la rivendicazione fosse autentica, Tavella sarebbe il primo italiano assassinato dai fedeli al califfo al Baghdadi. All’indomani dell’uccisione di Tavella, gli Usa hanno diramato una avvertenza ai propri cittadini in Bangladesh a limitare i loro movimenti.

 

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Chi era Tavella. Nato a Milano e cresciuto in provincia di Ravenna, la casa di Cesare Tavella era il mondo, che ha girato in lungo e in largo grazie alla sua professione di veterinario prestato alla cooperazione. L’ultimo suo lavoro era per la Icco Cooperation, ong olandese con uffici in Bangladesh, impegnata a livello mondiale a ridurre la povertà e assicurare l’accesso al cibo. Faceva il project manager e si occupava di “Proofs” (Profitable Opportunities for Food Security), un progetto nel settore dell’agricoltura locale e dell’alimentazione.

La sua carriera era cominciata nel 1993, sempre per ong internazionali, e il suo operato si è concentrato in Asia, anche se aveva lavorato per un periodo in Africa. La Icco Cooperation dopo aver appreso della sua morte ha diffuso un comunicato in cui lo descrive come un «un professionista che lavorava duro, ed era impegnato ad aiutare la gente del Bangladesh». Era tornato a Dacca da meno di un mese, e questa sarebbe stata la sua ultima missione nel Paese. Aveva infatti intenzione di ritirarsi con la sua famiglia in provincia di Ravenna, in un casolare che poco alla volta negli anni aveva ristrutturato. Era sposato ed era padre di una bambina.

La passione per la vita. Durante le sue lunghe trasferte all’estero, come spesso succede per i cooperanti, Tavella trovava ospitalità grazie al sito Couchsurfing. Di se stesso sul suo profilo diceva: «Il mio tempo qui è troppo breve per non provare e godere quanto possibile in modo sano e positivo». Inoltre diceva di essere un «giocatore di squadra, che cerca di fare le cose nel modo più efficiente possibile con un team di persone sorridenti». Amava leggere, nuotare, trekking, yoga, buon vino e cibo, musica, notti fuori, parlare e scoprire idee persone, e naturalmente viaggiare. Il suo lavoro gli ha permesso di vivere in Albania, Armenia, Bangladesh, Cambogia, Camerun, Francia, Indonesia, Italia, Kenya, Mongolia, Corea del Nord, Romania, Federazione Russa, Somalia, Sri Lanka, Sudan, Yemen. Nel 2004 viveva sulla costa indonesiana e per un soffio scampò allo Tsunami. In Somalia un suo collega francese venne ucciso davanti ai suoi occhi.

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