lo studio sui geni

Il progetto Origin del Mario Negri allarga i confini: arriva a Bergamo e in altri 5 comuni

Lo scopo del progetto è di indagare se esista una relazione tra i fattori genetici e la gravità malattia. Oltre a Bergamo coinvolti anche i comuni di Gorle, Pedrengo, Scanzorosciate, Seriate e Torre Boldone. Ad oggi raccolte oltre 4.300 adesioni in Val Seriana e Val Gandino.

Il progetto Origin del Mario Negri allarga i confini: arriva a Bergamo e in altri 5 comuni
Cronaca 04 Dicembre 2020 ore 13:11

Il progetto Origin dell’Istituto Mario Negri, promosso per indagare l’esistenza di una correlazione tra i fattori genetici e il decorso dell’infezione nei pazienti Covid, sulla scia del successo riscosso nella popolazione allarga i suoi confini e approda anche a Bergamo. Ad oggi sono state oltre 4.300 le adesioni ottenute tra i cittadini residenti nei 18 comuni della bassa e media Val Seriana e della Val Gandino, che hanno compilato il questionario per raccogliere informazioni sulla propria esperienza legata al Covid (disponibile sul sito origin.marionegri.it o in forma cartacea nei Municipi o nelle biblioteche comunali). Proprio il questionario online, che nel frattempo rimane attivo per i residenti delle due Valli, nel mese di dicembre sarà aperto anche a Bergamo e ai comuni di Gorle, Pedrengo, Scanzorosciate, Seriate e Torre Boldone.

«Fondamentale è stata la collaborazione di tutti i cittadini – commenta Marina Noris, capo del laboratorio di immunologia e genetica –. Ognuno è stato preziosissimo a suo modo: da chi ha compilato il questionario a chi si è speso, in prima persona, per farsi portavoce dell’Istituto tra la popolazione. Un particolare ringraziamento va ai sindaci dei 18 comuni coinvolti, insieme ai referenti individuati. Ma sono stati importantissimi anche i medici di base, le farmacie, le biblioteche, le associazioni e tutti i cittadini che si sono impegnati nella promozione del progetto. È grazie alla dedizione di ognuno di loro se oggi abbiamo raggiunto questo importante risultato».

Lo scopo del progetto resta quello di indagare se esista una relazione tra fattori genetici e la malattia. L’ipotesi dei ricercatori è che le variazioni dell’assetto genetico di un individuo possano avere un’influenza sulla gravità dell’infezione e possano spiegare le diverse risposte immunitarie. «Ho accolto con entusiasmo l’invito del Mario Negri di estendere a Bergamo il progetto Origin – sottolinea il sindaco Giorgio Gori – perché lo considero un’importante occasione per saldare la ricerca scientifica alla partecipazione dei cittadini. L’esperienza del Covid è destinata a lasciare un segno profondo nella nostra comunità: non c’è famiglia che non ne sia stata toccata, spesso purtroppo in modo drammatico. Credo quindi di interpretare il desiderio di molti miei concittadini nel dire che vogliamo renderci utili a conoscere meglio la natura di questa malattia, perché da un evento luttuoso sia possibile trarre il beneficio di un avanzamento della ricerca scientifica. Invito pertanto i bergamaschi che nei mesi scorsi hanno personalmente fatto l’esperienza del Covid ad aderire numerosi al progetto, compilando il questionario pubblicato sul sito origin.marionegri.it».

«Tutti i cittadini vogliono fare la loro parte per sconfiggere il virus perché questo non è solo un progetto di laboratorio – spiega Giuseppe Remuzzi, direttore del Mario Negri -. Ogni partecipante è un piccolo ricercatore che contribuisce attivamente al successo dell’impresa. È un vero e proprio progetto di comunità. Forti di questo, vogliamo aprirci ad una fase altrettanto importante: l’ampliamento del progetto anche alla città di Bergamo e ai comuni di collegamento tra la città e la Val Seriana».

In questi giorni, è stato dato il via anche alla seconda fase del progetto. I primi volontari selezionati sono stati contattati per un colloquio con i medici del Centro di Ricerche Cliniche Aldo e Cele Daccò di Ranica, per effettuare le indagini genetiche utili allo studio. «Ci auguriamo che i cittadini dei nuovi comuni accolgano Origin con altrettanto entusiasmo – afferma Ariela Benigni, segretario scientifico e coordinatore delle ricerche – Abbiamo bisogno della partecipazione di tutti, in particolare di coloro che hanno avuto forme gravi di Covid: nei loro geni si cela il segreto attraverso cui il virus colpisce. Vogliamo scoprirlo per poterlo combattere. Lo studio sarà il fiore all’occhiello della comunità bergamasca che, anche se fortemente provata da questa epidemia, ha sempre la forza di rialzarsi e andare avanti».

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