Un'opera da 8.2 miliardi di dollari

Il raddoppio del canale di Suez potrebbe non rivelarsi un affare

Il raddoppio del canale di Suez potrebbe non rivelarsi un affare
08 Agosto 2015 ore 11:17

Finita la luminaria superflua possiamo tentar di riassumere cosa è successo in questi giorni tra Suez – a Sud, sul Mar Rosso – e Port Said, a nord, sul Mediterraneo. È successo che hanno duplicato il canale di Suez. Che in realtà, come mostra l’infografica del Corriere, non è stato raddoppiato affatto: solo 72 Km su 193 sono stati duplicati.

I portavoce del governo egiziano hanno sostenuto che l’opera, costata oltre 8.2 miliardi di dollari e che porterà la capacità di transito a 97 navi al giorno, farà salire i ricavi dagli attuali 6 miliardi annui (un poco meno) ai 13.5 previsti per il 2023. Ma l’Economist, dopo aver riconosciuto, nel titolo, che il Canale sarà più bello e più agevole da percorrere, si domanda – in piccolo ma in neretto: Ma erano proprio necessari questi lavori? e poi fa per così dire i conti in tasca alla società del Canale mostrando che forse si tratta di previsioni eccessivamente rosee. Le maggiori entrate saranno infatti prodotte – nei calcoli degli egiziani – soprattutto dal passaggio di navi dal tonnellaggio – e relativo pescaggio – non tollerato fino a ieri sulla tratta che è stata ammodernata. Ma le supernavi che invece di doppiare il Capo di Buona Speranza sceglieranno di attraversare il deserto non saranno – secondo l’Economist – così numerose come si vorrebbero i calcoli degli egiziani. E dunque nemmeno le entrate raddoppieranno.

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C’è poi da tener conto del fatto che il Canale in sé è adesso certamente più largo e più profondo, ma bisogna pur sempre arrivarci. E raggiungerne l’entrata, specialmente da sud, non è sempre agevole. Non a motivo dei fondali, ma a causa della situazione geopolitica: passare nella strettoia tra Gibuti e lo Yemen diventa ogni giorno più pericoloso. Quindi, dicono in tanti, è vero che la capacità del canale è di 97 navi al giorno comprese quelle più grandi, ma questo non significa che si trovi sempre chi sia disposto a passarci.

La bbc suggerisce sommessamente anche un’altra questione, e cioè che le speranze di successo che hanno accompagnato quest’impresa potrebbero risultare frustrate – almeno in parte – da un altro raddoppio, questa volta effettivo: quello del canale di Panama. A guardare bene le carte, le navi che dai porti del Pacifico occidentale (Cina, Giappone, Corea,…) volessero raggiungere l’Europa potrebbero infatti decidere, nelle nuove condizioni, di far rotta verso Panama invece che verso Suez o Città del Capo attraversando l’insidiosissimo stretto di Malacca. Se non altro si sentirebbero più sicure, non essendo il Pacifico – fino ad oggi – infestato dai pirati come l’Oceano Indiano e il Mar Arabico.

Il presidente al-Sisi ha partecipato alle celebrazioni in divisa da ufficiale e con gli occhiali da sole che lo facevano assomigliare al Generale Mc Arthur impegnato nella Guerra del Pacifico; ha anche ordinato a tutti gli imam del mondo di leggere nelle moschee il passo del libro in cui Maometto scava una trincea per respingere l’assalto dei nemici – lo ricorda il NYTimes che riporta anche il manifesto in cui il presidente egiziano regge il timone di una nave con la popolazione in festa (ma non era Mao Tse Dong il grande timoniere?); ma forse la guerra che dovrà affrontare non sarà solo quella minacciata dal terrorismo in cima a tutti i suoi pensieri e richiamato in ogni suo discorso. La lontana Panama gli ha forse dichiarato una guerra meno clamorosa, ma non meno pesante nelle sue conseguenze.

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A Ismailia, la città posta esattamente a metà dei nuovi scavi, sono risuonate nella notte le note dell’Aida, l’opera che fu commissionata al nostro Verdi da Sa’id Pascià, Khedivè d’Egitto (altri tempi, altro immaginario) in occasione dell’apertura del primo Canale e che andò in in scena al Teatro dell’Opera del Cairo la vigilia di Natale del 1871, quattro anni dopo che la prima nave aveva percorso il Canale. Si trattava della stessa imbarcazione, la El-Mahrousa usata da al-Sisi per la sua parata e attualmente la più antica nave ancora in esercizio. Al tempo del Khedivè i chilometri da percorrere erano soltanto 146 e le navi erano molto più piccole delle attuali: stavano ad esse come la 500 Fiat degli anni Sessanta sta all’attuale. Per quelle più grandi bisognerà pensare a qualche SUV.

A quel tempo l’opera, realizzata dal francese Ferdinando de Lesseps su progetto dell’ingegnere austriaco Luigi Negrelli (austriaco nel senso che era di Fiera di Primiero, in provincia di Trento allora sotto il dominio dell’Austria) fu salutata come l’inizio di un nuovo mondo di commerci e di fraternità tra gli uomini – le solite cose che si dicono. E per celebrarne i fasti si scomodò nientemeno che il genio di Verdi, come si è detto. Quanto i tempi siano cambiati da allora si può vedere nel video ufficiale della manifestazione, realizzato dalle Forze Armate egiziane. Forse pensavano di far concorrenza a quelli dell’Is. Ma se questo è il risultato, tempi grigi si annunciano per il Paese delle piramidi.

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