La lunga battaglia

Il sindaco di Mozzo sul raddoppio: «Serve una fermata a ogni chilometro. Se no è inutile»

A Curno l’unico stop di carico, all'ospedale l’unico di scarico, nulla in zona universitaria e alla Fiera, Paolo Pelliccioli è molto critico sul piano ferroviario: «In questo modo, chi oggi va in automobile continuerà a farlo. L’esempio invece deve essere il passante di Milano»

Il sindaco di Mozzo sul raddoppio: «Serve una fermata a ogni chilometro. Se no è inutile»
Mozzo e Curno, 05 Agosto 2020 ore 09:30

di Dino Ubiali

Il tema raddoppio ferroviario sulla direttrice Montello – Ponte San Pietro sembra evidenziare diversi punti di vista tra gli enti locali dei territori interessati, soprattutto a ovest di Bergamo. In ordine sparso, ognuno con una visione: Curno esulta per una fermata lontano dal centro cittadino, Ponte San Pietro moderatamente entusiasta per ordini di scuderia, Mozzo l’unico che rivendica la necessità di un servizio metropolitano vero, per ora.

Ogni ente locale tenta legittimamente di portare a casa il massimo per i propri cittadini, in relazione a decisioni prese ai piani alti di Ferrovie dello stato sembra con una semplice presa d’atto di Regione Lombardia, che convoca tavoli istituzionali ma solo per comunicare cosa ha già deciso Rfi. Ma nell’insieme non esistono iniziative comuni in relazione al progetto monco di Rfi. Se poi proprio sopra l’asse ferroviario nella zona di Mozzo, anche i lavori che riguardano i pannelli fonoassorbenti sembrano fermi, sembra in attesa del raddoppio ferroviario  che però ora è previsto solo fino a Curno, zona Esselunga a poche centinaia di metri dall’altra fermata dell’ospedale Papa Giovanni.

Un residente di Mozzo o di Curno deve prendere l’auto (o mezzo ciclabile) per andare alla fermata del treno prevista in un’area commerciale dove mancano sicuramente parcheggi. A questo punto conviene proseguire ancora un paio di chilometri e trovare un parcheggio vicino al luogo di lavoro o di studio, nel centro di Bergamo, come del resto dovranno fare i residenti provenienti dai paesi lungo il Brembo o addirittura dalla valle Brembana, un bacino d’utenza di circa 20 mila abitanti che per questioni di tempo non si sognerà di prendere il treno, perché la sua fermata è troppo distante.

Ma forse un’analisi costi benefici, o un’analisi della domanda commerciale, ai pani alti di Rfi e Regione non è mai stata fatta, vista la superficialità delle decisioni progettuali prese in relazione alla fermata unica di Curno. Del resto, Rfi si occupa di treni e non di mobilità leggera e quindi non si può pretendere altro.

«Un servizio metropolitano – spiega il sindaco di Mozzo Paolo Pelliccioli – non può essere sostituito da altre soluzioni o da un compromesso come il progetto attuale. Con l’approvazione della mozione di Niccolò Carretta, con la promessa che il progetto sarebbe stato orientato verso un servizio metropolitano con fermate ravvicinate, speravamo in una svolta. Invece è una presa in giro».

Servono fermate ravvicinate, una ogni chilometro, per servire adeguatamente il territorio che porta verso e attraverso il centro città. Quella di Curno in via Fermi sarebbe l’unica fermata di carico dell’utenza, quella dell’ospedale è l’unica di scarico, nulla è previsto nella zona universitaria di via dei Caniana e nulla nel complesso fieristico della Fiera.

«I documenti che ci pervengono parlano di servizio metropolitano innovativo, ma quello progettato è solo un potenziamento del servizio regionale. Sono ben contento che i pendolari avranno treni più frequenti per andare a Milano e coronare finalmente con successo le loro battaglie trentennali. Ma le esigenze di chi vive la congestione del traffico dell’area metropolitana sono altre. L’utenza che va in auto, da Curno, Ponte, Mozzo, Valbrembo e dagli altri paesi continuerà ad andare in auto. Non bisogna andare altrove per trovare esempi virtuosi. Il passante milanese, assolutamente strategico, prevede 12 fermate nell’area densa di Milano».

Intanto il nuovo presidente Atb e Gori tacciono…

L’articolo completo e altre notizie su Mozzo a pagina 39 del PrimaBergamo in edicola fino al 6 agosto, oppure sull’edizione digitale QUI.

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