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Il triste primato di Bergamo per morti da Covid

L'Istituto ha pubblicato i dati rilevati al 31 maggio. La Lombardia è la regione più colpita e il capoluogo bergamasco ne registra 25. Nessun'altra provincia ha un numero così alto.

Il triste primato di Bergamo per morti da Covid
13 Giugno 2020 ore 07:24

Alla data del 31 maggio il quarto report sulle infezioni di origine professionale, elaborato dall’Inail, regala un triste primato alla provincia di Bergamo. I contagiati da Covid, considerati infortuni su lavoro sono 2.255 (1.640 donne; 615 uomini di cui 275 da 18 a 34 anni; 807 da 35 a 49 anni; 1.125 da 50 a 64 anni e 48 oltre i 64 anni 48) di cui si contano 25 morti. Nessun’altra provincia italiana vanta un numero così alto. Le denunce pervenute all’Inail al 31 maggio sono in totale 47.022, 3.623 in più rispetto al monitoraggio precedente. I casi mortali sono 208 (+37), pari a circa il 40% del totale dei decessi sul lavoro denunciati all’Istituto nel periodo preso in esame e concentrati soprattutto nei mesi di marzo (40%) e aprile (56%). La Lombardia si conferma la regione più colpita. Più della metà delle denunce (55,8%) e quasi sei casi mortali su 10 (58,7%) ricadono nel Nord-Ovestcon il 35,5% delle denunce di contagio sul lavoro e il 45,2% dei decessi. Il 30,4% delle 16.700 infezioni denunciate nel territorio lombardo riguardano la provincia di Milano, ma il primato negativo dei casi mortali, con 25 decessi, è come detto della provincia di Bergamo.

La maggioranza dei casi si riscontra nel settore della sanità e assistenza sociale che comprende ospedali, case di cura e di riposo, istituti, cliniche, policlinici universitari, residenze per anziani e disabili: da qui proviene l’81,6% delle denunce (e il 39,3% dei casi mortali). Seguono i servizi di vigilanza, pulizia, call center, il settore manifatturiero (industria alimentare, chimica e farmaceutica), le attività di alloggio e ristorazione e il commercio. Le maggiori vittime sono infermieri e medici. I tecnici della salute sono la categoria più coinvolta da contagi, con il 41,3% delle denunce complessive, circa l’84% delle quali relative a infermieri. Seguono gli operatori socio-sanitari (21,5%), i medici (11,0%), gli operatori socio-assistenziali (8,3%) e il personale non qualificato nei servizi sanitari, come ausiliari, portantini e barellieri (4,8%). Circa la metà dei decessi riguarda il personale sanitario e socio-assistenziale. Le categorie più colpite sono quelle dei tecnici della salute (il 66% sono infermieri), con il 14,2% dei casi mortali codificati, e dei medici (13,2%). Sette morti su 10 hanno un’età tra 50 e 64 anni. Il 71,7% dei contagiati sono donne e il 28,3% uomini, ma il rapporto tra i generi si inverte nei casi mortali. I decessi degli uomini, infatti, sono pari all’82,7% del totale. L’età media dei lavoratori che hanno contratto il virus è di 47 anni per entrambi i sessi, ma sale a 59 anni (57 per le donne e 59 per gli uomini) per i casi mortali. Il 71,2% dei decessi è concentrato nella fascia di età 50-64 anni, seguita da quella over 64 anni (18,3%). La quota dei lavoratori stranieri è pari al 15,6% del totale delle denunce e al 10,1% dei decessi.

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