Personaggio

Il virus, il contagio e la paura, ma Paolo Colleoni riaccende il microfono per la Valle

Lo storico inviato per il nostro territorio di Più Valli Tv se l'è vista davvero brutta, ma si è ripreso dal Coronavirus: «Ho davvero temuto il peggio»

Il virus, il contagio e la paura, ma Paolo Colleoni riaccende il microfono per la Valle
Val Seriana, 17 Aprile 2020 ore 18:57

di Giambattista Gherardi

Il contagio “sul campo”, la malattia, la paura e, fortunatamente, il ritorno al lavoro. Ha un lieto fine il racconto delle ultime settimane vissute da Paolo Colleoni, storico giornalista televisivo responsabile della Valle Seriana per l’emittente Più Valli Tv, che ha sede a Darfo Boario Terme. Paolo, 65 anni, originario di Casnigo e residente a Castione, è quello che si può tranquillamente definire un vero e proprio personaggio, pronto a spendersi in esperienze nuove e innovative che a più riprese gli hanno fatto guadagnare la ribalta nazionale. Amante della fine ironia (celeberrimi i fotomontaggi che spesso propone sulla sua pagina Facebook), Paolo in gioventù è stato fra i pionieri delle radio libere bergamasche. A Casnigo avviò Radio Bibo International, un’emittente che stupì l’intera Valle, con la gente pronta ad acquistare le prime radio a transistor per ascoltare le trasmissioni in diretta con dediche e richieste.

Paolo Ciak Colleoni in una foto d’epoca

Erano gli anni ruggenti della musica da ballo, delle balere e dei locali, dove Paolo Ciak (questo il nome d’arte) imperversava con spettacoli autoprodotti e orchestre. Arrivò a produrre, insieme all’amico mimo-ballerino Bazary, lo spettacolo Sgabbiamoci, proposto a Ferragosto alla Locanda del Lupo di Rimini, uno dei locali entrati nel mito di quell’epoca. Ci furono poi l’orchestra Pagina d’Album, quella “propria” Paolo Ciak, le esperienze a Radio Bergamo e Radio Sfera. Un vulcano creativo che quasi per caso approdò, negli anni ’80, al mondo del giornalismo televisivo negli studi di Teleclusone. «Una sera – racconta – in assenza del direttore editoriale Walter Belinghieri, dovetti andare in diretta per il TG. Fu un’esperienza positiva che divenne abitudine».

Paolo Colleoni da anni percorre in lungo e in largo la Valle Seriana per produrre quotidianamente servizi e interviste legati alla vita dei paesi, all’attività amministrativa e agli eventi legati ad animazione e turismo. «A febbraio e inizio marzo – racconta Paolo – sono stato più volte e fra i primi a recarmi ripetutamente ad Alzano e Nembro, poi divenuti epicentro del contagio. L’emittente mi chiese prudenza e smart working, ma probabilmente il virus mi aveva già fregato. Nell’abitazione di Castione ho iniziato ad avvertire sintomi sempre più importanti, accompagnati da febbre alta, che non accennava a scendere, nonostante la “teleassistenza” del mio medico curante di Gazzaniga». L’escalation è purtroppo quella già nota: cure domiciliari che non hanno effetto immediato e la preoccupazione che diventa paura. «Ho davvero temuto il peggio – racconta Paolo con evidente sollievo, reduce dalle prime uscite del dopo guarigione – anche considerando la mia età non più giovanissima (è anche diventato nonno, ndr) e la necessità di controllare i livelli di saturazione».

Paolo Colleoni in occasione di un’intervista con Enzo Iacchetti

Anni fa, Paolo Colleoni aveva guadagnato la ribalta dei media nazionali (con tanto di servizio al Tg2) creando su Teleclusone la rubrica quotidiana Ci hanno lasciato, con necrologi gratuiti proposti dalle famiglie dei defunti. «Qualche amico mi ha strappato un sorriso, ricordandomi che ho rischiato di esserne protagonista a causa dell’epidemia, ma ho davvero toccato con mano la gravità del momento». Paolo mantiene la sua proverbiale leggerezza, e non si cura nemmeno di qualche commento social fuori luogo, in cui qualcuno ha invocato «servizi di peso dell’inviato Val Seriana» senza sapere dell’emergenza personale. «Sono le distorsioni prodotte da un giornalismo che si fonda sul consenso social e non approfondisce a dovere. Chissà che la cosiddetta “fase 2” non torni a proporci modelli più legati al rapporto umano e, perché no, a un poco di sana ironia…». Francamente, ce n’è davvero bisogno.

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