Commenti su: In comunità il 13enne che ha accoltellato la sua insegnante: niente ritorno a casa

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

tsn

E' interessante osservare come progrediscono certe vicende, e ricordare come erano iniziate.
Questa vicenda sono convinto abbia creato molto sconcerto in molti, soprattutto perche' dimostra che la realtà reale e' spesso molto diversa dalla realtà immaginaria di certi cerebropancisti:
tutto iniziò con la drammatica notizia dell'accoltellamento a scuola e una ridda di urla vomitate riassumibili in "alla forca lui e i genitori, e non in libertà come lo metteranno i soliti giudici, visto che non possono fargli niente (e lui (il tredicennne) lo sa!).
Poi con sconcerto si scopre che:
- l'accoltellatore non era il solito maranza, seconda generazione, o "immigrato", era uno di noi (intendo con "noi" quello che intendono i cerebropancisti).
- i genitori non erano "i soliti genitori", di quelli che "ma dove erano i genitori!", infatti dagli interrogatori non sono emerse gravi carenze genitoriali
- l'insegnate e vittima del tentato omicidio, appena si riprende, non reclama la forca per lui e la sua famiglia ma fa il contrario e sconcerta la platea di cerebropancisti (bisogna ammetterlo) con parole rare nella forma e nella sostanza (per fortuna qualche cristiano esiste ancora in circolazione).
- per finire, il 13enne non viene messo "fuori" per direttissima dai "soliti giudici" (quali soliti poi?) pronto a farne un'altra il giorno dopo, ma dopo le valutazioni da parte di svariati e svariate che hanno studiato, viene inserito in una comunità, l'equivalente nel 21° secolo del riformatorio giudiziario del 19°.

Punto.