Camera ardente

In migliaia in coda a "Casa Emergency" per salutare un'ultima volta Gino Strada

Decine i messaggi di cordoglio appesi all'esterno della sede di Emergency, in via Santa Croce a Milano

In migliaia in coda a "Casa Emergency" per salutare un'ultima volta Gino Strada
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«Ciao Gino, e grazie per aver reso il mondo meno cattivo». E uno delle migliaia di messaggi lasciati da chi ha voluto salutare un’ultima volta Gino Strada, facendogli visita alla camera ardente allestita all’interno di “Casa Emergency”, in via Santa Croce, a Milano.

La camera ardente è stata chiusa nel pomeriggio, alle 14, ma come riportano i colleghi del portale NewsPrima, anche oggi (lunedì 23 agosto) amici, sostenitori e semplici cittadini hanno deciso di mettersi in coda per rendere omaggio al medico chirurgo e anima dell’associazione umanitaria. A “Casa Emergency” si sono presentati, tra gli altri, il sindaco Giuseppe Sala, il conduttore televisivo Fabio Fazio e l'ex presidente dell'Inter Massimo Moratti, che di Gino ha ricordato «il coraggio e la grande intelligenza. Sono commosso. Sarà importante continuare ad aiutare Emergency perché sopravviva e vada avanti bene come ha fatto fino ad adesso, specialmente in momenti difficili come gli attuali».

Non hanno fatto mancare il loro omaggio nemmeno il fondatore dell'Associazione Libera, don Luigi Ciotti, e l’architetto Renzo Piano, molto legato a Strada, il quale gli aveva insegnato a «metterci l’anima negli ospedali», che progettava, perché non mancasse mai la dimensione umana delle cure.

Accanto all'urna funeraria con le ceneri un'immagine del medico sorridente. Dietro, sulla parete colorata d’azzurro una delle massime di Strada, che condensa tutto il suo impegno per la tutela dei diritti umani. «I diritti degli uomini devono esser di tutti gli uomini, proprio di tutti, sennò si chiamano privilegi».

«Gino è stato un vanto per il nostro Paese, ha lasciato un vuoto enorme - ha detto Fiorella Mannoia visibilmente commossa ricordando l’amico -. Credo che si sarebbe meritato anche che qualcuno lo proponesse come senatore a vita. Forse non avrebbe accettato, ma sarebbe stato bello se si fosse pensato di conferirgli questa carica. Ho avuto la fortuna di vederlo pochi giorni prima, il grande privilegio di poterlo almeno salutare. Questo sarà un ricordo che porterò con me per sempre. Mi mancheranno i racconti di Gino sulle sue avventure in Afghanistan con Vauro e Giulietto Chiesa. Adesso bisogna lavorare di più per mandare avanti questa che è la sua creatura».

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