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Inail: da febbraio ad aprile più di 28 mila casi da infezione professionale

Pubblicate le statistiche delle denunce pervenute all'Istituto. Le professioni sanitarie sono quelle più a rischio. Le donne sono il numero maggiormente contagiato, ma sono gli uomini ad avere il numero più elevato dei decessi.

Inail: da febbraio ad aprile più di 28 mila casi da infezione professionale
01 Maggio 2020 ore 08:24

Alla vigilia del primo maggio è stato pubblicato il primo report sulle infezioni da Covid di origine professionale da parte dell’Inail, da cui si evince che quasi la metà (45,7%) riguarda infermieri e tecnici della salute, seguiti dagli operatori socio-sanitari (18,9%), medici (14,2%) e operatori socio-assistenziali (6,2%). I casi mortali sono stati 98, pari a circa il 40% del totale dei decessi segnalati all’Istituto nel periodo preso in esame. Sono più di 28mila i contagi da Coronavirus sul lavoro denunciati all’Inail tra la fine di febbraio e lo scorso 21 aprile. Il 45,7% riguarda la categoria dei «tecnici della salute» e del personale non qualificato nei servizi sanitari e di istruzione (4,6%). Il report è stato elaborato dalla Consulenza statistico-attuariale dell’Inail, da cui emerge anche che i casi mortali da contagio sono stati 98 (52 in marzo e 46 in aprile), pari a circa il 40% del totale dei decessi sul lavoro.


Delle 28.381 denunce di infortunio a seguito di Covid-19 segnalate all’Inail (ogni quattro denunce di infortunio una è da Covid-19), il 66% è concentrato nel mese di marzo; per il 71,1% i contagiati sono donne, il 28,9% uomini; l’età media è di poco superiore a 46 anni (46 per le donne, 47 per gli uomini); l’età mediana (quella che ripartisce la platea – ordinata secondo l’età – in due gruppi ugualmente numerosi) è 48 anni (62 anni quella riportata dall’Istituto superiore della sanità per i contagiati nazionali); il dettaglio per fascia di età mostra come il 43% del totale delle denunce riguardi la fascia 50-64 anni. Seguono le fasce 35-49 anni (37,3%), 18-34 anni (17,7%) e over 64 anni (2,0%); gli stranieri sono il 12,6% (8 su 10 sono donne); gli italiani sono l’87,4% (7 su 10 sono donne). L’analisi territoriale evidenzia una distribuzione delle denunce del 52,8% nel Nord-Ovest (Lombardia 35,1%), del 26% nel Nord-Est (Emilia Romagna 10,1%), del 12,7% al Centro (Toscana 5,5%), del 6,0% al Sud (Puglia 2,6%) e del 2,5% nelle Isole (Sardegna 1,3%).


Delle 98 denunce di infortunio con esito mortale (circa quattro casi su 10 i decessi denunciati), 52 decessi sono avvenuti in marzo e 46 in aprile; per il 79,6% i decessi hanno interessato gli uomini, il 20,4% le donne (al contrario di quanto osservato a livello di contagio); l’età media dei deceduti è 58 anni (per entrambi i generi); l’età mediana è 59 anni (80 anni quella calcolata dall’Istituto superiore di sanità per i deceduti nazionali); il dettaglio per fascia di età mostra come il 68,4% del totale delle denunce riguardi la fascia 50-64 anni. Seguono le fasce over 64 anni (20,4%), 35-49 anni (9,2%) e under 34 anni (2%). L’analisi territoriale evidenzia una distribuzione dei decessi del 54,1% nel Nord-Ovest (Lombardia 36,7%), del 13,3% nel Nord-Est (Emilia Romagna 9,2%), del 10,2% nel Centro (Marche 4,1%), del 20,4% al Sud (Campania 9,2%) e del 2% nelle Isole (Sicilia 2%).

Franco Bettoni

«I nostri dati – spiega il presidente dell’Inail, Franco Bettoni – confermano la maggiore esposizione al rischio del personale sanitario, al quale l’Istituto riconosce la presunzione semplice di origine professionale dell’infezione. Con l’avvio della fase 2 dell’emergenza, continueremo a monitorare l’andamento delle denunce di contagio sul lavoro da nuovo Coronavirus, anche allo scopo di ricavare informazioni utili per fornire indicazioni sulle misure di prevenzione da adottare con la graduale ripresa delle attività produttive. Nel frattempo, tutti i casi accertati di infezione contratta in occasione di lavoro e in itinere continueranno a essere tutelati dall’Istituto come infortuni, già a partire dal periodo di quarantena».

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