Come descriversi in un colloquio di lavoro

«Mi definirei intelligente e umile» Un buon motivo per non assumerlo

«Mi definirei intelligente e umile» Un buon motivo per non assumerlo
08 Maggio 2015 ore 16:52

Il colloquio di lavoro è uno di quei momenti in cui stiamo più attenti alle parole che usiamo e alle risposte che diamo. Ci troviamo innanzi alla persona che potrebbe offrirci uno stipendio, fare brutta figura non è certamente il modo migliore per ottenere il posto che tanto desideriamo. Talvolta, però, l’eccessiva attenzione con cui pesiamo le parole rischia di ritorcersi contro di noi. O meglio, la voglia di dare una bella impressione rischia di portarci sulla strada dell’autocelebrazione, che non è proprio la cosa più amata dai manager delle risorse umane e, più in generale, dai datori di lavoro.

A nostra discolpa va il fatto che il colloquio di lavoro è diventato una vera e propria arte. Ci sono soggetti, i cosiddetti “procacciatori di teste”, appositamente pagati per mettere alla prova i candidati, attraverso colloqui che sono veri e propri esami. Può capitare a tutti, quindi, di farsi prendere un po’ dall’emozione o dall’imbarazzo e dare la risposta sbagliata al momento sbagliato. La cosa migliore da fare è prepararsi. Sappiate, infatti, che per quanto ogni soggetto abbia il suo modo di tenere un colloquio a un candidato, gira e rigira le domande sono sempre quelle. Ad esempio, ci sarà chi preferirà chiedere: «Come la descriverebbero i suoi colleghi di lavoro?»; e chi, invece, opterà per: «Si descriva in tre parole». La richiesta cambia, il succo no. Secondo alcuni studi, questo tipo di domande, incentrate sulla concezione che abbiamo di noi stessi, sono anche quelle che ci mettono maggiormente in difficoltà. Vi consigliamo, allora, alcune parole che dovreste assolutamente evitare quando vi descrivete in un colloquio, e soprattutto alcune alternative da usare, decisamente più convincenti.

 

Intelligente

Lo pensate e probabilmente siete veramente intelligenti. Sapete anche che la persona che vi sta interrogando è alla ricerca di qualcuno di sveglio e intelligente (avete mai sentito di qualcuno pronto ad assumere uno stupido conclamato?). Però, per favore, evitate di definirvi tali. Questa è la tipica parola che desideriamo sempre che gli altri usino quando parlano di noi, ma che non andrebbe mai detta quando ci descriviamo. Suona arrogante e superba. Che lo pensiate davvero o meno, è un giudizio e i giudizi è sempre meglio evitarli in queste situazioni.

Cosa è meglio dire

Invece che giudicarvi, tentate di mettere in luce i motivi per cui vi ritenete intelligenti. Sottolineate, ad esempio, la vostra particolare abilità nell’analizzare le situazioni o nel vostro modo di interloquire con gli altri. Insomma, non giudicate, ma sottoponete al vostro interlocutore dei fatti da cui poi si possano trarre (semplici) conseguenze.

 

Simpatico

I motivi per cui è meglio evitare di definirsi “simpatico” sono gli stessi per cui è meglio evitare di definirsi “intelligente”. Anzi, in questo caso le difficoltà aumentano: come provare a chi ci sta davanti che siamo davvero simpatici? Spiegando che tutti ridono alle nostre battute? Non un grande biglietto da vista per la nostra carriera…

Cosa è meglio dire

Anche in questi casi cercate di fare in modo che sia il vostro interlocutore a credervi simpatici. Come? Attraverso una serie di fatti. Spiegate, ad esempio, che amate le attività di gruppo, che lavorate sempre al meglio in dei team. Usate aggettivi come “entusiasta”, “estroverso” e “premuroso”. Se date l’impressione di essere persone coinvolgenti e attive, l’abbinamento del vostro carattere alla simpatia sarà automatico.

 

Di successo

Potrebbe anche essere che, nella vostra vita, abbiate realizzato cose “di successo”, ma ciò non vi rende persone di successo. Non siete attori di Hollywood, men che meno dei geni. Affermare che si è “una persona di successo” è come dire tranquillamente che si è assolutamente realizzati. E se siete così realizzati nella vostra vita, perché avete deciso di andare a quel colloquio di lavoro? Domanda che si porrà certamente il vostro interlocutore. E avrebbe tutte le ragioni di questo mondo.

Cosa è meglio dire

Incentrate l’attenzione del colloquio sulle vostre competenze specifiche. Non siate generici, ma specifici. Potete assolutamente dire che vi ritenete bravi in quello che fate, soprattutto se avete dati o elementi a conferma di questo. Anzi, è proprio la cosa che dovreste fare a un colloquio di lavoro. La differenza è che se vi descrivete come “una persona di successo” state dicendo che la vostra vita è perfetta e che voi siete perfetti, mentre se sottolineate il successo dei vostri lavori precedenti vi state vendendo a un possibile compratore ed è proprio ciò che dovete fare.

 

Ossessivo

Che bello sapere che il vostro lavoro è una passione, ma non esagerate. Il termine “ossessione” presenta, di suo, una connotazione negativa. E per quanto tenterete di indorarlo, resterà un termine che non lascia buoni ricordi. Legarvi dunque all’immagine dell’ossessione non vi aiuterà di certo. La passione, infatti, è un’altra cosa.

Cosa è meglio dire

Qui è facile: esistono un sacco di parole che possono descrivere alla perfezione ciò che volete dire e che non hanno alcuna accezione negativa come invece è nel caso di “ossessivo” o di “ossessione”. Vi potete descrivere come estremamente concentrati sul vostro obiettivo, preparati, gran lavoratori, appassionati. Sceglietene una dal mazzo e cancellate subito dal vostro vocabolario lavorativo l’aggettivo “ossessivo”.

 

Umile

Noia, noia, noia. Non c’è cosa più noiosa di sentirsi raccontare da qualcuno quanto sia umile. E l’ultima cosa che volete è annoiare la persona che vi sta tenendo il colloquio, vero? Anche perché, francamente, autodefinirsi umili è il peggior modo per dimostrare di esserlo. Ancora una volta siamo sul piano dei giudizi e non su quello dei fatti. Se entrate nel “cul-de-sac” dell’autodefinirvi umili, non ne uscirete più, perché ogni tentativo di spiegare l’uso di questo aggettivo convincerà sempre più il vostro interlocutore del fatto che siete di tutto fuorché umili.

Cosa è meglio dire

Se proprio non potete fare a meno di definirvi umili, usate la strategia del silenzio. Ogni qual volta avete intenzione di vantarvi, ma vorreste precisare che siete persone umili, restate sul vago, dicendo ad esempio: «Non saprei sinceramente, posso però dirle…» ed esponete un fatto o un aneddoto che vi rende merito. Parlare delle vostre azioni, dei risultati ottenuti, e non invece di giudizi, è il modo migliore per apparire realmente umili.

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