Cronaca
Il M5S: «Maroni, dove sei?»

Lo sciopero all'Italcementi

Lo sciopero all'Italcementi
Cronaca 30 Ottobre 2015 ore 13:31

Giornata di sciopero all'Italcementi, quella di venerdì 30 ottobre, per manifestare il dissenso dei dipendenti di fronte ai possibili tagli di personale a seguito della cessione a Heidelberg. Nella mattinata è stato organizzato un presidio alla sede dell'azienda. Iniziato alle 6.30, verso le 9 l’angolo tra via Madonna della Neve e via Martiri di Cefalonia si è riempito di manifestanti, che sono arrivati a toccare le 300 presenze. Soddisfatti i rappresentanti sindacali, che hanno riferito le percentuali di adesione allo sciopero: dei circa 850 dipendenti coinvolti (tra Itc, Centro Tecnico di Gruppo e Calcestruzzi) ben il 95 percento non si è presentato al lavoro.

Fare rumore, farsi sentire. Non sono mancati i discorsi dei rappresentanti, ma il tema dominante della mattinata è stato quello dei fischietti, delle raganelle e degli applausi, finalizzati a sviluppare il maggior frastuono possibile a cui dovrebbe corrispondere una sempre maggiore attenzione alla vertenza da parte della società bergamasca, dei tedeschi, della politica, ma anche della stampa e pure dei comuni cittadini. Alla componente sonora si è affiancata ovviamente quella visiva, con gran dispiegamento di bandiere e striscioni.

 

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Il corteo intorno alla sede. Verso le 9.30 ha preso avvio il corteo: gli scioperanti hanno percorso via Madonna della Neve fino all’incrocio con via Camozzi, dove si sono fermati per dare luogo ai primi comizi, davanti all'ingresso della società. Ha parlato Danilo Mazzola, segretario FILCA-CISL Bergamo, evidenziando il tentativo  – fallito – da parte dall'azienda di dividere i lavoratori. E sulle novità degli ultimi giorni ha detto che «la presa di posizione del Ministro Guidi dopo il confronto di mercoledì con Heidelberg è un passo avanti importante. Vigileremo sull’andamento di questo dialogo». Hanno fatto sentire la loro voce anche un lavoratore e il delegato dello stabilimento di Rezzato. Il corteo ha poi proseguito il suo percorso, con alcuni fumogeni accesi in via Camozzi. Gli scioperanti hanno svoltato in via Stoppani per poi immettersi su via Angelo Maj e infine ritornare al punto di partenza in via Madonna della Neve.

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Il punto di Bresciani. Terminato il corteo, hanno preso la parola altri rappresentati sindacali e dei lavoratori: Giuseppe Mancin, segretario generale FENEAL-UIL Bergamo, e l’impetuoso Fabio Paris, già protagonista all’assemblea dello scorso 23 ottobre. Infine, ha concluso i comizi il segretario della CGIL di Bergamo, Luigi Bresciani.

Sulle alleanze con la politica: «Il fatto che siamo in tanti significa che siamo forti. Dobbiamo lavorare per non isolarci, è importante creare alleanze in questa battaglia. Per questo voglio ringraziare il parlamentare Antonio Misiani, il presidente della Provincia Matteo Rossi e il consigliere regionale Dario Violi, qui presenti oggi».

Sull’importanza della vertenza: «Italcementi non è l’ultima azienda di Bergamo, è un colosso a livello nazionale e rappresenta Bergamo in Confindustria. L’operazione è stata fatta di nascosto: la politica e anche il sindacato hanno saputo all’ultimo cos’era successo. Noi non abbiamo problemi verso una persona; ma lui ha una grande responsabilità imprenditoriale e sociale. Dobbiamo sapere cosa vuole fare domani, non ha ancora detto nulla. Da un imprenditore che è nei CDA di mezza Bergamo, di Ubi Banca e di giornali, ci aspettiamo che dica cosa pensa e cosa vuole fare».

Sulla mancanza di salvaguardia per i dipendenti: «Siamo interessati a come vorranno reinvestire il miliardo e due, ma molto di più a cosa vorranno fare dei lavoratori di Italcementi. Da questo punto di vista è una vergogna che la trattativa sia andata avanti senza discutere coi tedeschi della salvaguardia dei lavoratori italiani. È questa la maggiore responsabilità di Pesenti. Dietro i numeri ci sono le persone, le famiglie, il futuro dei figli, i mutui».

Sugli effetti delle azioni sindacali. «Queste vertenze hanno successo solo se c’è una grande unità tra i lavoratori. Non credete a quei dirigenti che vi dicono che qualcuno si salva e qualcuno no. Solo il fatto di aver dichiarato lo sciopero ha portato i tedeschi a parlare con il ministro Guidi; adesso l’attuazione dello sciopero avrà altre conseguenze, perché i tedeschi non stanno a guardare. Le competenze dei lavoratori di Bergamo servono anche a loro. È importante che il sindacato sia rappresentativo, se manca partecipazione tutti ne escono indeboliti».

 

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L’interrogazione a Maroni del M5S. Era presente anche il consigliere regionale Dario Violi, del Movimento Cinque Stelle. Giovedì ha posto al Presidente Maroni un’interrogazione a risposta immediata che sarà discussa in aula il martedì 3 novembre e che «obbligherà Maroni e la giunta a prendere una posizione in merito». Aggiunge Violi: «Sono mesi che la Regione tace! Nonostante una situazione palesemente allarmante non partecipa agli incontri istituzionali che si stanno susseguendo con le parti sociali, i rappresentanti della politica e dei ministeri». Lo speaker ha parafrasato così: «Maroni dove sei? Batti un colpo! Prova a uscire dal Palazzo, prova a impegnare la Regione su delle cose giuste, sul futuro di questo Paese».

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