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Arrestati 17 tifosi

Le scuse dell’allenatore croato

Le scuse dell’allenatore croato
Cronaca 17 Novembre 2014 ore 10:40

Un paio eravamo riuscite a riacciuffarle per i capelli, con un gol all’ultimo secondo, o una giocata disperata quando sembrava ormai troppo tardi. Bel gioco: quasi mai. E nemmeno questa volta l’Italia di Antonio Conte riesce nell’impresa di regalarsi una serata come si deve. Tuttalpiù che la Croazia non la battiamo dal ’42, e con l’1-1 di San Siro il periodo è destinato ad allungarsi fino alla prossima volta (chissà). La qualificazione all’Europeo in Francia del 2016 continua (e senza troppi intoppi, per la verità), ma quello sprint rapido che ci aspettavamo non è arrivato, e il gioco adesso dà qualche pensiero al ct. «La Croazia è più compatta, si conosce meglio, e ha grande esperienza e qualità. Noi invece non ci arrendiamo mai. Diamo tutto, e con questa caratteristiche dobbiamo andare avanti cercando di migliorare il resto».

Ha cambiato modulo, dato opportunità ai nuovi (nuovi come Soriano, per esempio) e comunque l’Italia sta costruendo, seppur lentamente, un’idea di gioco e volontà che forse aveva smarrito dopo la spedizione in Brasile. Il match contro il gruppo di Kovac sembrava essere partito anche con il piede giusto, bene, meglio di altre volte. Dopo 10′ Candreva trova lo spazio per il gol del vantaggio, ma l’euforia dura poco e Perisic (15′) realizza il pareggio complice un errore di Buffon. Quel quarto successo consecutivo che tutti noi ci auguravamo non arriva. Hanno pesato le assenze, che erano tante (da Pirlo e Balotelli) e tutto sommato un pareggio non è da buttare. De Rossi ha disputato la sua centesima partita con la maglia azzurra, e anche questo è un dato storico. Lo aveva fatto debuttare Lippi, e da allora non è più uscito.

A parte i primi venti minuti di fulmini e saette, la partita si gioca a ritmi piuttosto blandi. La Croazia arriva vicinissima al vantaggio: Buffon rischia su Mandzukic, la palla arriva a Olic, ma colpo di testa viene respinto sulla linea da Ranocchia. La ripresa non regala emozioni a raffica, ma sono i croati a tenere in mano il gioco. Ci prova Zaza (non ha fortuna), poi Conte butta nella mischia El Shaarawy (fuori Immobile) e al 23′ la sua conclusione termina alta. Sugli spalti la tensione si alza. Già nel pomeriggio i tifosi croati avevano invaso il centro di Milano, ma è stato dopo l’ennesimo lancio di petardi se l’arbitro olandese Kuipers ha deciso di sospendere la partita. Giusto qualche minuto, ma abbastanza da non essere giustificato il comportamento della tifoseria ospite. Quando si riprende il Faraone ci prova con un paio di conclusioni velenose, mentre a tre dalla fine è Perisic che ha la palla buona: il diagonale finisce fuori.

Per qualche minutio si era pensato di assistere alla stessa notte di Genova (13 ottobre del 2010) quando Italia-Serbia non si era giocata. Petardi e fumogeni hanno fatto da contorno all’incontro di qualificazione all’Europeo, ma a margine della partita sono stati arrestati in diciassette. Tutti in seguito ai disordini scoppiati fuori dallo stadio di San Siro, di lanci di oggetti nei confronti delle forze dell’ordine. «Ho già chiesto scusa all’Italia, ora la chiedo a tutti», ha detto il ct Kovac. E’ stata però esclusa la sconfitta a tavolino. Duro Kovac nel condannare la tifoseria: «Questo non è calcio. C’erano famiglie, c’erano bambini. Quelle persone hanno già fatto cose del genere, ma ora basta. Non rappresentano il popolo croato, che è pacifico e amichevole».

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