tra abolizione dell'art. 18 e liberalizzazioni

Jobs Act e Milleproroghe Cos’hanno deciso in 10 punti

Jobs Act e Milleproroghe Cos’hanno deciso in 10 punti
21 Febbraio 2015 ore 12:41

Il 20 febbraio è stato un giorno “vincente” per il Governo Renzi: prima l’approvazione alla Camera del cosiddetto decreto Milleproroghe, poi il tanto atteso via libera ai decreti attuativi del Jobs Act. Il premier Matteo Renzi non ha nascosto la sua soddisfazione, soprattutto per l’approvazione della riforma del lavoro, sin dalla sua salita a Palazzo Chigi obiettivo dichiarato. Ma cerchiamo di capire meglio cosa c’è in questi decreti.

 

 

Jobs Act

All’inizio di dicembre il Parlamento aveva approvato la legge delega, che concedeva al Governo piena libertà di movimento circa i contenuti. I provvedimenti votati dalle Camere, infatti, contenevano solamente una serie di principi direttivi entro i quali il Governo era stato delegato a legiferare, tramite appunto i decreti attuativi, che sono stati approvati dal Consiglio dei Ministri venerdì 20 febbraio. Ecco le novità, in punti.

1 – Contratto a tutele crescenti: scatterà a partire dal primo marzo 2015. Questo nuovo contratto prevede, per i nuovi assunti a tempo indeterminato, una serie di garanzie destinate ad aumentare man mano che passa il tempo. In pratica, in caso di licenziamento senza giusta causa il datore di lavoro dovrà versare al dipendente un indennizzo pari a due mesi di stipendio per ogni anno di lavoro nell’azienda, da un minimo di 4 a un massimo di 24 mesi di indennizzo. Addio, quindi, articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, che si applicava solo alle imprese con più di 15 dipendenti e che resta comunque valido per coloro che hanno stipulato il loro contratto prima dell’entrata in vigore della legge, per i licenziamenti discriminatori e per quelli disciplinari per i quali venga provata l’insussistenza del fatto contestato.

2 – Limitazione dei contratti a progetto e dei co.co.co.: questa misura entrerà in vigore dal primo gennaio 2016 e prevede l’eliminazione dei contratti a progetto, che in Italia riguardano circa 502mila persone. Per quest’anno pare (al riguardo c’è poca chiarezza) sia ancora possibile stipulare questi contratti, mentre anche dopo il 2016 sarà possibile stipulare co.co.pro con accordi sindacali. Dal 2016 questi contratti possono essere trasformati in contratti a tempo indeterminato con diverse agevolazioni. Incentivato l’apprendistato, con diverse agevolazioni previste e riduzione dei costi per le aziende.

3 – Nuova disoccupazione e indennità: cioè Naspi e Dis-Coll. Come sempre nomi complicati, ma cerchiamo di vederci chiaro: la prima, ovvero la Naspi, è il cosiddetto assegno di disoccupazione universale, che scatta da maggio e che, rispetto alla Aspi di oggi, durerà più a lungo con un sussidio che sarà pari alla metà dei periodi contributivi degli ultimi 4 anni e in pratica potrà arrivare al massimo a 24 mesi; la seconda, invece, è l’indennità di disoccupazione per i collaboratori che hanno almeno 3 mesi di versamenti contributi e avrà una durata pari alla metà dei mesi di versamento. Potrà arrivare ad un massimo di sei mesi.

4 – Gravi patologie e congedo parentale: due punti importanti che sono stati rivisti con i decreti attuativi. Per quanto riguarda le gravi patologie, il Governo prevede che in caso di situazioni gravi, i lavoratori pubblici e privati hanno diritto di trasformare il rapporto di lavoro indeterminato in un contratto part-time. Il congedo parentale facoltativo, pagato il 30% dello stipendio, è stato invece esteso fino ai 6 anni di vita del bambino rispetto agli attuali 3. Ma si amplia anche il range di età del figlio entro cui usufruire dei 10 mesi di congedo parentale: dai 6 anni del bambino fino ai 12, infatti, i genitori potranno richiedere il congedo parentale non retribuito. Questa norma è stata finalmente ampliata anche ai genitori adottivi e non più solamente a quelli naturali.

5 – Licenziamenti collettivi: confermate le nuove regole varate dal Governo sul tema, anche se è giunto il parere contrario delle commissioni parlamentari. Il ragionamento è che i licenziamenti collettivi sono per loro natura economici e quindi oggettivi.

 

 

Milleproroghe

Questo decreto era stato approvato dal Consiglio dei Ministri la vigilia di Natale, tra molte polemiche. Venerdì 20 febbraio è giunto il voto definitivo della Camera, che l’ha approvato con 280 voti favorevoli e passerà dunque al Senato. Rispetto all’inizio sono però state inserite delle novità. Ma vediamo insieme, a punti, cosa è previsto dal Milleproroghe.

1 – IVA, rivisto il regime dei minimi: erano piovute critiche sul Governo con la modifica, attraverso la legge di stabilità, del vecchio regime dei minimi delle partite IVA: l’aliquota dell’imposta sostitutiva era stata triplicata passando dal 5% al 15%; il Governo aveva deciso di aumentare i contributi che le partite IVA avrebbero dovuto pagare alla gestione separata dell’INPS, precisamente dal 27% al 30% del 2015, con un ulteriore aumento fino al 33% nel 2018. Anche i requisiti per avere accesso al regime dei minimi erano stati ristretti. Renzi ha poi ammesso di aver cambiato idea e di voler modificare la norme. Nel Milleproroghe approvato alla Camera, quindi, si è stabilito che il vecchio regime dei minimi venga ripristinato e che per tutto il 2015 possa coesistere con il nuovo regime (quello al 15%). Questo varrà per chi guadagna meno di 30mila euro e non ha ancora 35 anni. È stato anche bloccato, per quest’anno, l’aumento dei contributi per gli autonomi iscritti alla gestione separata INPS, che restano al 27% per poi salire nei prossimi due anni.

2 – Appalti: è stato deciso che fino al 31 dicembre 2015 il decreto alza dal 10% al 20% dell’importo contrattuale l’anticipo del prezzo in favore dell’appaltatore. Questo per fare fronte ai problemi di liquidità delle aziende.

3 – Notai, avvocati e farmacie: innanzitutto è stato abolito l’obbligo di atto notarile per la compravendita di immobili al di sotto dei 100mila euro ad uso non abitativo. Salta anche l’obbligo del notaio per costituire società a responsabilità limitata al di sotto dei 20mila euro. È stata approvata anche l’apertura ai capitali per studi di avvocati e farmacie. Salta invece la norma che impediva a un solo titolare di possedere più di quattro farmacie.

4 – Poste e Rc Auto: mossa coraggiosa quella di togliere alle Poste l’esclusiva sulla consegna degli atti giudiziari. Per le assicurazioni, invece, l’obiettivo è quello di ridurre i costi sia per le compagnie che per i consumatori: si è varata così la regola che prevede l’obbligo di forti sconti nel caso in cui il consumatore accetti di installare sulla sua vettura una scatola nera.

5 – Niente riforma di editoria e porti: importante, in questo caso, non tanto quello che c’è nel Milleproroghe, bensì quello che c’era ed è stato invece tolto. Niente più norme sulla liberalizzazione della vendita di libri, quotidiani e periodici, mentre le autorità portuali hanno scampato la riforma che avrebbe introdotto l’obbligo di gara per tutti i servizi.

Turismo 2020
Top news
Glocal News
Video più visti
Foto più viste
Il mondo che vorrei
Gite in treno
Curiosità
ANCI Lombardia