Lacune narrative e estetica trascurata

Jurassic Park, è boom di incassi Ma è tutt'altro che un kolossal

Jurassic Park, è boom di incassi Ma è tutt'altro che un kolossal
Cronaca 15 Giugno 2015 ore 17:35

Incassi da record per Jurassic Park nel primo weekend di programmazione: il nuovo film del noto franchise ha segnato cifre super, incassando oltre 500 milioni di dollari in tutto il mondo. Evidentemente, il martellamento pubblicitario di questi mesi e le accattivanti immagini di nuovi dinosauri hanno sortito l’effetto desiderato. Ma i dubbi sulla qualità del prodotto erano numerosi e la visione non ha convinto tutti del contrario.

 

 

Buone premesse. La prima metà del film, quella che accumula materiale narrativo prima di utilizzarlo per lo “show”, sembra buona. La sceneggiatura vanta alcune idee nuove che mancavano agli altri due sequel. L’Indominus rex sembra una novità interessante perché non si conosce bene il suo comportamento e quindi è imprevedibile. Questo si intreccia con il lavoro di Owen/Chris Pratt, che sta tentando uno studio comportamentale sui velociraptor e cerca ora di capire il nuovo dinosauro. Anche il suo lavoro coi raptor è uno spunto notevole; finalmente possiamo vedere un rapporto di interazione complessa tra l’uomo e questi animali.

Si scatena l’azione. Nel momento in cui l’Indominus si libera, la gestione strutturale dell’emergenza è per alcuni tratti un po’ diversa rispetto ai soliti schemi. Non c'è un manipolo di persone disperate in balia dei dinosauri come nel primo e nel terzo film; non tutti i dinosauri sono liberi, ma soltanto uno. Sono variazioni sottili che però salvano fino a un certo punto la sceneggiatura. Un altro tratto interessante è lo sviluppo di un certo dibattito tra i vari addetti ai lavori con idee diverse sul parco e sui dinosauri. Owen è ovviamente l’amico degli animali, Hoskins invece vorrebbe sfruttarli in guerra; il signor Masrani e le sue contraddizioni, il cinico dottor Wu, lo strambo ma ficcante Lowery (il mitico Nick Miller!).

 

Jurassic world

 

Tutto sprecato. Tutte queste premesse vengono sostanzialmente dilapidate da Trevorrow. Nella seconda metà la pellicola subisce un processo di involuzione tremendo che rovina le buone ipotesi. L’Indominus, il povero dinosauro sociopatico, alla fine non fa niente di diverso dagli altri: uccide a raffica. Alcune differenze ci sono, ha dei superpoteri ed è sadico, ma per le dinamiche del film le cose non cambiano molto. Non ci sono giochi strategici interessanti. Fa poi sorridere che gli scienziati abbiamo scelto proprio il genoma di quegli animali che garantiscono all’I-rex di sviluppare i suoi superpoteri. È uno schema già utilizzato fin dal primo capitolo, puzza di vecchio.

Lo scontro "buoni vs cattivi". Le dinamiche comportamentali dei velociraptor si risolvono poi in un gioco di voltagabbana tra la fazione degli uomini e quella dell’Indominus. Siamo ormai nei territori del fantasy. Non sono più dinosauri questi, ma mostri intelligenti. Ad un certo punto sembra che Claire guidi il T-rex come se fosse un cagnolino al guinzaglio. Anche i vari personaggi secondari vengono gestiti malamente. C’è quello che cade con l’elicottero, c’è quello che scappa, c’è quello che viene prevedibilmente mangiato, come da lezione di Spielberg con Dennis e il dilofosauro. Le diverse filosofie vengono messe da parte quando l’azione entra nel vivo e si riducono semplicemente ad uno scontro "buoni vs cattivi". Insomma, le premesse erano ingannevoli.

Qualità scadente. Quindi, le novità del film sono fallaci, ma anche le qualità canoniche di un buon film sono quanto meno da mettere in dubbio in Jurassic World. Dei quattro personaggi principali almeno tre sono davvero inguardabili, si salva solo l’Owen di Pratt. Abbiamo le solite logiche familiari: i bambini vengono trascurati dalla zia, che a sua volta è un’arrivista senza scrupoli ma poi capisce quali sono i veri valori. I due fratelli migliorano il loro rapporto durante la disavventura, eccetera.

 

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Un’estetica trascurata. Inoltre, le sequenze con dinosauri sono realizzate con differente qualità. Abbiamo momenti di eccellenza nelle realizzazioni dell’I-rex, dei velociraptor e del mosasauro (soprattutto sott’acqua). Altre sequenze sono invece abbastanza trash, come i vari triceratopi, brachiosauri e stegosauri che saltellano insieme in mezzo ai prati, oppure lo stormo di pteranodon che si dirige compatto verso i visitatori, manco fossero caccia bombardieri. Il regista in generale dimostra di non padroneggiare molto la componente visiva del suo film, che infatti non regala momenti esteticamente memorabili. Anche nel cruento scontro finale, la componente action è l’unica privilegiata, non c’è interesse a dare bellezza ed epicità al quadro cinematografico. Per esempio, Jurassic Park III godeva di una regia ben più apprezzabile, che imprimeva indelebilmente nella mente alcune sequenze.

Il peggior film del franchise? Anche la gestione emotiva è fallimentare. Ci si emoziona forse solo guardando il brachiosauro morente. Il resto è puro divertimento fine a se stesso, per quanto si tenti molte volte la via della nostalgia (musiche, luoghi, oggetti, dinamiche) per catturare lo spettatore. Senza riuscirci. Insomma, i 14 anni di distanza dall’ultimo capitolo non hanno giovato alla causa. I tentativi di svincolarsi dalla solita logica "predatore vs preda" ci sono ma non vengono adeguatamente sviluppati. Difficile non catalogarlo come il peggior film del franchise.