Francia e GB favorevoli a guerra all'Isis

L’accordo (fragile) per la Libia e i tempi per l’intervento italiano

L’accordo (fragile) per la Libia e i tempi per l’intervento italiano
18 Dicembre 2015 ore 12:05

Se sarà l’alba di un nuovo inizio o un altro passo falso, solo il tempo potrà dirlo. Quel che conta è che l’accordo siglato ieri a Skhirat, in Marocco, per la formazione di un governo di unità nazionale in Libia entro 40 giorni, è realtà. Un accordo debole, che mostra molti limiti e incognite ma che è un piccolo passo verso il cambiamento e che è giunto dopo la conferenza di Roma di domenica scorsa, nella quale si era discusso il piano d’azione per avere l’approvazione delle parti. Si tratta di un’intesa molto controversa, poiché i presidenti dei due parlamenti (presidenti che rappresentano gli intransigenti dei due schieramenti), hanno disapprovato la scelta delle Nazioni Unite e dell’inviato speciale Martin Kobler e hanno chiesto ulteriore tempo per negoziare. A firmare, infatti, sono stati i due vicepresidenti Shoeib e Makzoum, più moderati, su un’intesa che non è stata votata dai due parlamenti, ma soltanto sottoscritta. I leader del governo di Tobruk e di Tripoli hanno inoltre definito l’intesa poco più che carta straccia, perché «non ha alcuna legittimità» e i politici presenti «rappresentano solo se stessi». In particolare è il Capo del Congresso Nazionale di Tripoli a dire che «un governo come quello proposto dalle Nazioni Unite non è oggetto di consenso e non garantisce nemmeno il minimo necessario per assicurarne l’efficacia».

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Una «buona notizia». Perché l’accordo libico rappresenta il risultato del lavoro dell’Onu impersonato da Kobler dopo l’uscita di scena di Bernardino Leon. È stato definito «una buona notizia» dall’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza Federica Mogherini. Ha frenato gli entusiasmi, spiegando che «non tutti i problemi saranno risolti dall’oggi al domani», ma che tuttavia «è un punto di partenza importante che dimostra che il lavoro diplomatico della comunità internazionale, della Ue ed anche dell’Italia, porta dei risultati». Per questo l’intesa per la formazione di un governo di unità nazionale «ci dà la speranza per un futuro diverso per la Libia».

Il ruolo italiano. E proprio a proposito dell’Italia e del ruolo che gioca in Libia, il giornale britannico The Times afferma che se l’accordo raggiunto verrà rispettato e accettato, e se quindi nascerà veramente un governo unico in Libia, potrebbero essere maturi i tempi affinché l’Italia guidi una missione internazionale che addestri e sostenga le forze di sicurezza locali. Perché in Libia la minaccia Isis cresce, e punta soprattutto ai pozzi petroliferi. Della possibile guida italiana in un intervento militare si è più volte discusso, prendendo in esame tutti i limiti e i rischi per il nostro Paese. L’ipotesi è stata ripetutamente dal governo, nonostante sia stato più volte ribadita l’intenzione di lavorare per un futuro di pace in Libia.

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Francia e Gran Bretagna favorevoli a un intervento. E se l’accordo è stato accolto con freddezza dai due parlamenti libici, di parere diverso è la comunità internazionale, che sembra volersi affrettare a predisporre un intervento militare. In particolare sono Francia e Gran Bretagna a caldeggiare una missione per abbattere l’Isis e le sue ramificazioni nel Paese nordafricano.

I contenuti dell’accordo. Sebbene il ministro degli Esteri francese Laurent Fabius consideri l’intesa «un obbligo per fermare il terrorismo», e il premier britannico David Cameron la veda come un’opportunità per «la comunità internazionale di impegnarsi con un governo rappresentativo per combattere il terrorismo e l’Isis in Libia», nel testo non si parla mai concretamente di lotta allo Stato Islamico. È Repubblica a spiegare nei dettagli i prossimi passi, dopo che l’accordo «è stato siglato da 90 deputati di Tobruk e da 27 deputati di Tripoli, che però avevano con loro la delega di altri 42 deputati del General National Congress che ancora siede nella capitale. L’intesa ha creato un comitato di Presidenza di cui fanno parte 6 personalità che erano già state indicate dall’Onu (il premier Fayez Sarraj, i tre vicepremier Ahmed Maetig, Fathi Majbri e Musa Koni, e i due ministri Omar Aswad e Mohamed Ammar). Nel frattempo si sono aggiunti altri 3 uomini politici, due in rappresentanza del Fezzan, il sud della Libia, e uno della Cirenaica, la parte orientale. Adesso questo comitato di presidenza dovrà formare la lista dei ministri che costituiranno il governo vero e proprio, ed entro 40 giorni il governo dovrà insediarsi a Tripoli».

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