Una rivoluzione culturale

La Catalogna verso orari europei Addio alla movida di Barcellona?

La Catalogna verso orari europei Addio alla movida di Barcellona?
16 Aprile 2015 ore 11:48

Barcellona, la città con la vita notturna più movimentata d’Europa potrebbe presto dire addio alla sua movida. La Catalogna infatti, regione di cui Barcellona è il capoluogo, sta per uniformarsi agli orari europei, accorciando la giornata lavorativa, anticipando gli orari dei pasti e dormendo qualche ora in più di notte. In pratica, la giornata inizierà, e finirà, prima e si andrà a letto presto. Ne gioverebbe la produttività, perché studi medici dell’Organizzazione Mondiale della Sanità dicono che l’orario spagnolo ha effetti negativi su produttività, assenteismo, stress, incidenti e tassi di dispersione scolastica. Sarebbe anche un primo passo verso una sorta di indipendenza dalla Spagna, perché il governatore Artur Mas, nonché leader di “Convergència i Union”, uno dei partiti che propugna il distacco da Madrid, aspetta di vincere le prossime elezioni di settembre per fissare un “giorno x” in cui la vita dei catalani subirà la più grande trasformazione in campo culturale, staccandosi dal resto della Spagna.

 

 

Un serio problema di gestione della vita quotidiana. Il problema per cui si è fatta questa pensata, però, è di quelli seri: l’abbandono scolastico è a livelli altissimi, per via delle poche ore di sonno dormite, e risulta sempre più complicato conciliare vita lavorativa e familiare. In particolare, sul banco degli imputati è finita la siesta, che spezza in due la giornata dei catalani e rende la giornata lavorativa infinita. Un problema che affligge tutta la Spagna e di cui i governi, non solo quello catalano, già da anni stanno discutendo. Finora, però, Madrid non è giunta a un risultato concreto. Si è mossa quindi la Catalogna, che non potendo cambiare il fuso orario, perché le regioni non hanno la competenza per adottare un orario diverso da quello in vigore in tutto il territorio nazionale, ha deciso di affrontare seriamente il problema e di rimodulare gli orari della vita quotidiana.

Gli orari spagnoli. Con la riforma oraria prevista, che è stata redatta da un’apposita commissione di studio, nominata dal Parlamento, la Catalogna si staccherebbe dagli orari spagnoli per adottare quelli scanditi dal Big Ben di Londra, esattamente come succede alle isole Canarie che sono allineate all’orario solare. E Barcellona potrebbe dire addio alla sua proverbiale movida sulle ramblas. Oggi in Spagna si pranza fra le 14.30 e le 16, si fa merenda alle 19 e si cena alle 22. Anche le partite di calcio iniziano alle 22.30. I negozi aprono alle 10 del mattino e chiudono per la pausa pranzo alle 14, per poi riprendere alle 17 e chiudere alle 21. La tv manda in onda il primo tg del giorno alle 15 e la prima serata dalla programmazione tv dura almeno fino a mezzanotte. I locali aprono nonprima dell’una di notte. E la gente rimane sveglia fino a molto tardi, alzandosi, di conseguenza, il mattino dopo a orari in cui nel resto d’Europa la gente sta già lavorando da ore.

 

 

Cosa prevede la riforma. In base ai nuovi orari, gli uffici pubblici dovranno aprire alle 8, si dovrebbe pranzare alle 13, pausa di mezz’ora e poi di nuovo al lavoro. Addio siesta, quindi, e la sera tutti a casa quando ancora c’è luce. Anticipo sull’orario di cena e poi i bimbi a nanna presto. Anche la tv dovrà anticipare il cosiddetto “prime time”. Non solo. Oggi in Spagna si fanno vacanze scolastiche estive molto lunghe, la riforma propone di razionalizzare i ponti festivi e di ridistribuire le vacanze scolastiche estive nell’arco di tutto l’anno. Una riforma culturale epocale, che se i tempi di presentazione al Parlamento verranno rispettati, potrebbe entrare in vigore già per l’anno scolastico 2016/17. Un primo tentativo di modifica degli orari, che si è tradotto positivamente sulla produttività, è stato messo in atto dalla Damm, il più grande produttore di birra catalano, che ha anticipato l’orario di ingresso e uscita dal lavoro, e ha visto un aumento del 10% dei livelli di produttività.

La questione dell’orario in Spagna. Il fuso orario spagnolo, allineato con quello di Roma e quindi un’ora a vanti rispetto a Greenwich nonostante le coordinate geografiche, venne adottato dal dittatore Francisco Franco il 12 maggio del 1942, per compiacere la Germania nazista di Adolf Hitler. Nel Dopoguerra, gli altri Paesi tornarono a spostare le lancette, la Spagna no. Da allora, gli spagnoli vanno un’ora avanti del tempo solare in inverno e due d’estate per l’ora legale, vivendo in una sorta di jet lag permanente, che influisce sull’orologio biologico, determinato dai cicli di luce e buio naturali.

 

 

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