gestione dell'emergenza

Esposto in Procura della Cgil di Bergamo: si chiede chiarezza sui morti nelle Rsa

«Le responsabilità vanno accertate, soprattutto in un contesto in cui pare che nessuno voglia farsene carico. Il gioco è quello di scaricare le colpe o verso il centro o sul sistema territoriale, cioè sulle residenze sanitarie assistenziali. Questo non è accettabile»

Esposto in Procura della Cgil di Bergamo: si chiede chiarezza sui morti nelle Rsa
Bergamo, 20 Maggio 2020 ore 11:34

La Cgil di Bergamo ha presentato nel pomeriggio di martedì 19 maggio un esposto alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Bergamo riguardante le centinaia di vittime che si sono registrate all’interno delle case di riposo e, più in generale, rispetto alla gestione complessiva dell’emergenza sanitaria.

«Sui drammatici effetti della pandemia nella nostra provincia siamo intervenuti ripetutamente, sottolineando, in ogni occasione, come a nostro avviso Regione Lombardia e Ats avessero molte delle responsabilità di quanto accaduto – evidenzia Gianni Peracchi, segretario generale della Cgil di Bergamo -. Passata la fase acuta dell’emergenza, abbiamo ritenuto opportuno raccogliere le nostre riflessioni e le nostre argomentazioni, con particolare attenzione alla situazione delle Rsa e di esporle agli organi inquirenti. Le responsabilità vanno accertate, soprattutto in un contesto in cui pare che nessuno voglia farsene carico. Il gioco, ne abbiamo già parlato, è quello di scaricare le colpe o verso il centro o sul sistema territoriale, cioè sulle residenze sanitarie assistenziali. Questo non è accettabile».

Nel testo depositato in Tribunale, il sindacato ha chiesto che vengano accertati diversi eventi, ricordando che “sia la Regione sia Ats erano perfettamente a conoscenza della composizione delle singole Rsa accreditate sotto il profilo strutturale e degli spazi. Sapevamo che si era in piena emergenza, che c’era carenza di personale e che scarseggiavano i Dpi, che già allora si ritenevano necessari per ridurre il rischio di contagio –prosegue Peracchi – Riteniamo che quanto successo nelle case di riposo in questi ultimi mesi vada approfondito e che si accerti se sia stato fatto tutto quel che si poteva fare. Non solo politicamente ma anche giuridicamente, per evitare o limitare quella che, agli occhi di tutti, è stata una vera e propria strage di persone fragili e innocenti».

In altri passaggi dell’esposto, la Cgil provinciale, oltre a ricostruire la cronologia di quanto accaduto, sottolinea che «ci siamo trovati di fronte a direttive e decisioni dal nostro punto di vista incomprensibili e che probabilmente sono concause di una diffusione così virulenta dell’epidemia nella nostra provincia: la riapertura dell’ospedale di Alzano Lombardo alla fine di febbraio, la mancata istituzione di una zona rossa nella bassa Val Seriana agli inizi di marzo, l’adozione di linee guida in ordine all’esecuzione dei tamponi spesso non coerenti o comunque tardive rispetto alle notizie che sono emerse rispetto alle modalità di trasmissione del virus, le mancate forniture di dispositivi di protezione individuali e la mancata chiusura delle strutture residenziali dell’area sociosanitaria».

In particolare, sul tema delle case di riposo si legge: «la situazione delle Rsa sin da subito, dalla fine di febbraio, ci è parsa delicatissima per la fragilità degli ospiti e per la conseguente necessità di assicurare l’adozione di misure appropriate per evitare che il Covid-19 si diffondesse a macchia d’olio. Proprio per questo abbiamo richiesto continuamente spiegazioni e la comunicazione di dati certi alle autorità competenti, inviando diffide affinché venissero rispettate le disposizioni emergenziali dettate a livello mondiale, nazionale e regionale ed ottenendo quasi sempre risposte non soddisfacenti perché, a dispetto di rassicurazioni e promesse, erano in contrasto con la realtà descrittaci da dipendenti e familiari di ricoverati».

«Agli inizi di aprile il numero di morti che le residenze contavano in base alle informazioni in nostro possesso era di gran lunga superiore a quello ufficiale e a quello della media del periodo degli ultimi anni, ed il fatto che fossero in larghissima parte riconducibili al Coronavirus era più che un semplice sospetto – prosegue la Cgil bergamasca -. Quanto stava succedendo nelle Rsa era ormai evidente e raccontato anche dagli organi di comunicazione con cadenza giornaliera, con tanto di critiche ed interrogativi sulla gestione dell’emergenza da parte del sistema sanitario regionale. A tal punto che le quotidiane dirette streaming con l’assessore al Welfare Gallera sono diventate la sede per replicare alle accuse senza un contraddittorio».

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