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«La crisi della Grecia finisce qui» Il nuovo accordo all’Eurogruppo

«La crisi della Grecia finisce qui» Il nuovo accordo all’Eurogruppo
Cronaca 22 Giugno 2018 ore 09:45

«Il problema del debito ellenico adesso è alle spalle», ha dichiarato il ministro francese Bruno Le Maire. E il commissario agli affari economici Pierre Moscovici ha confermato: «Momento storico, la crisi della Grecia finisce questa notte».

L’accordo all’Eurogruppo. La notte a cui fa riferimento Moscovivi è quella appena passata, che ha sancito l’accordo all’Eurogruppo dopo ore di discussione: attorno al tavolo c’erano il ministro dell’Economia greco Euclid Tsakalotos e i rappresentanti dell’organismo formato dai ministri delle Finanze dei paesi dell’eurozona. La supervisione dei creditori non finisce qui, perché per accontentare Berlino continuerà per i prossimi cinque anni ad essere soggetta a uno stretto monitoraggio. Ma la notizia buona è che la Grecia potrà dal 20 agosto prossimo tornare a finanziarsi sui mercati in quanto quel giorno uscirà dalla tutela dei creditori.

 

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L’elemento centrale dell’accordo è il rinvio di 10 anni (dal 2022 al 2032) della scadenza entro cui la Grecia dovrà ripagare circa 100 miliardi di euro di prestiti ricevuti dal vecchio fondo salva-Stati Efsf. In otto anni, la Grecia ha beneficiato di oltre 273 miliardi di euro di assistenza da parte dei suoi creditori in tre programmi di aiuto: di questo montagna di soldi, solo il 10 per cento è finito davvero nelle casse della Grecia. Il resto è stato usato per pagare i debiti agli stessi creditori in una rapidissima partita di giro.

Ora, grazie a un nuovo prestito da 15 miliardi di euro, il Paese si garantisce autosufficienza per i prossimi due anni. Un prestito che ha avuto il via libera grazie alle ultime 88 riforme completate dalla Grecia nelle ultime settimane. In realtà per accontentare la Germania si è deciso che alcune misure di riduzione del debito rimangano condizionate al proseguimento di ulteriori riforme: fino al 2022 rimarrà sotto una sorveglianza mai vista prima dagli europei, molto più severa di quella messa in atto in passato per Portogallo, Cipro o Irlanda.

 

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I numeri della crisi finita. I numeri dicono che la Grecia è effettivamente uscita dalla crisi: il Pil ha perso il 28 per cento dal 2008, ma nel 2017 è tornato a crescere dell’1,4 per cento e quest’anno è previsto un altro aumento dell’1,9 per cento, per quanto più basso rispetto al 2,5 per cento previsto a inizio anno. Nel 2009, anno in cui è scoppiata la crisi, il rapporto del deficit sul Pil era -15,1 per cento. Lo scorso anno il bilancio della Grecia si è chiuso con un attivo pari allo 0,8 per cento del Pil e un avanzo primario (senza cioè gli interessi sul debito) del 3,7 per cento. Anche l’economia reale si mostra in buona salute, soprattutto grazie al nuovo boom del turismo; sono ripartiti l’export (+10 per cento nel 2018) e la produzione industriale (+6,7 per cento ad aprile).

Se il morale migliora, le condizioni di vita dei greci sono ancora segnate da profonde sofferenze: il tasso di disoccupazione è oggi al 20,1 per cento, lontano dal 10 per cento precedente al crack. Le famiglie che vivono in estrema povertà sono il 21 per cento (dati Eurostat) il doppio del 2010. L’importo delle pensioni – tagliate 13 volte – è calato in media del 14 per cento e a inizio 2019 è prevista un’altra sforbiciata. Tutte sotto la regia di un governo di sinistra… Comunque ad Atene hanno tirato finalmente il fiato. Il ministro delle Finanze, Euclid Tsakalotos, si è detto “felice” e ha assicurato i suoi elettori: «Questo governo non dimentica e non dimenticherà ciò che il popolo greco ha dovuto attraversare durante questi otto anni. Dobbiamo assicurarci che molto presto il popolo greco vedrà concretamente i risultati».

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