21 per cento di fumatori

La destra austriaca salverà il fumo Concessa la sigaretta nei locali

La destra austriaca salverà il fumo Concessa la sigaretta nei locali
15 Dicembre 2017 ore 09:45

Per strappare voti alle elezioni spesso si fanno le promesse più strane. Heinz-Christian Strache, leader della destra populista austriaca rappresentata dall’Fpö, ad esempio aveva garantito che se avesse avuto ottenuto un risultato che lo metteva in grado di condizionare il futuro governo, avrebbe lottato per reintrodurre la libertà di fumare in ristoranti, Gasthäuser, bar e altri pubblici esercizi. In sostanza eliminare dai locali i cartelli Rauchverbot, “Vietato fumare”.

Le cose sono andate come da lui auspicato: alle lezioni il leader populista ha ottenuto i voti che gli hanno permesso di condizionare la formazione del nuovo governo. La caduta del divieto è infatti uno dei risultati delle trattative che l’Fpö sta conducendo con i popolari dell’Övp, il partito con la maggioranza relativa, ormai da oltre sette settimane in vista della formazione del nuovo governo a Vienna. Il prossimo 20 dicembre dovrebbe esserci il giuramento del nuovo esecutivo davanti al capo dello Stato e Strache potrà presentarsi nelle vesti di vicecancelliere e con tante promesse diventate realtà. Non tutte in realtà: perché Strache ha preferito rinunciare a uno dei capisaldi del programma del suo partito (l’eliminazione dell’obbligatorietà dei lavoratori alla Camera del Lavoro, un residuo di corporativismo che non ha nulla di simile in Europa), pur di far breccia sulla questione delle sigarette.

 

 

Il 1 maggio 2018 infatti avrebbe dovuto entrare in vigore una legge che introduceva i divieti come in quasi tutti i Paesi del mondo, invece la legge è stata bloccata: tutto resterà come è adesso, o quasi. I locali pubblici di oltre 75 metri quadrati dovranno avere stanze separate per fumatori e non fumatori (finora il limite era a 50 metri quadrati). Sotto i 5 metri i locali dovranno indicare se sono per fumatori o no. Unica misura in funzione di disincentivo è l’innalzamento del divieto di fumo da 16 a 18 anni. Inoltre i giovani sotto questa età non potranno entrare nei locali dov’è permesso fumare. È uno schema chiamato “modello Berlino” perché sono gli stessi criteri adottati dalla municipalità della capitale tedesca. Così Vienna resta nella schiera dei Paesi che hanno messo tra parentesi la lotta al fumo, cioè Ungheria e Grecia.

L’Austria era ritenuto l’ultimo paradiso dei fumatori. Con lo stop alla riforma continuerà ad esserlo. il 21 per cento della popolazione fuma su base quotidiana, mentre l’11 per cento solo occasionalmente. Nel 2016 tra i 15enni la percentuale di chi fuma quotidianamente oscilla tra il 10 e il 16 per cento, un dato superiore alla media europea. A Vienna la questione del fumo era stata sollevata nel 2015, quando la morte per cancro al polmone di un famoso giornalista e fumatore, Kurt Kuch, aveva sollevato un grande dibattito.

 

 

Ovviamente ci sono anche le ragioni dei non fumatori: che sono state prontamente raccolte dall’opposizione socialdemocratica, la quale ha annunciato di voler ricorrere contro la decisione andando per vie legali. La decisione ha scandalizzato anche le associazioni dei medici: secondo i dati diffusi in Austria ogni anno muoiono circa 12mila persone a causa del fumo. Ma a quanto pare le amministrazioni sono più preoccupate delle cicche gettate sui marciapiedi che sporcano le linde strade austriache: a Vienna sono in azione i Waste Watcher, chiamati a tenere sotto controllo i comportamenti degli addicted da tabacco.

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