Un'indagine Usa

La dieta sta tutta nei primi giorni Poi è discesa, parola di scienza

La dieta sta tutta nei primi giorni Poi è discesa, parola di scienza
19 Gennaio 2018 ore 09:15

A fare la differenza sembrano essere le prime settimane, quelle in cui cioè si decreta il successo di un dimagrimento mantenuto nel tempo. Secondo un recente studio del College of Art and Sciences della Drexel University di Philadelphia, negli Stati Uniti, pubblicato sulla rivista Obesity, la tenace capacità di prestare fede ai propri obiettivi dietetici, continuando cioè a perdere costantemente peso, specie nelle prime settimane dall’inizio del programma dimagrante, garantirebbe maggiori probabilità di non dovere fare nuovamente i conti con la bilancia nei due-tre anni successivi. Questa determinazione alimentare consentirebbe di non ritornare al punto zero, con tutto da rifare a breve termine, ipotesi invece fortemente ipotecata nel caso in cui si cede fin da subito a qualche peccatuccio di gola, a discapito di una perdita di peso yo-yo.

 

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Lo studio. L’indagine ha coinvolto oltre 180 persone, sia uomini sia donne oversize, in sovrappeso o obese, tutte a regime dietetico, di cui sono stati monitorati i comportamenti alimentari nel tempo, dall’inizio e dopo la conclusione del programma terapeutico. Con un chiaro obiettivo: valutare se specifiche abitudini alimentari possano influire sull’acquisizione, mantenimento o perdita di peso nel tempo, specie a lungo termine. Così i ricercatori hanno imposto a tutti i partecipanti un regime dietetico controllato, accompagnato da un programma di allenamento/attività fisica che si concludeva al termine di ogni settimana con un appuntamento con la bilancia, utile a valutare la loro forza di volontà nel mantenersi fedeli ai consigli dietetici raccomandati. Ovvero nella loro capacità di perdere con regolarità peso nell’arco delle prime sei e 12 settimane, incentivandosi a un costante calo successivo. Senza grosse sorprese i ricercatori hanno avuto conferma delle loro ipotesi: le fluttuazioni di peso, specie iniziali, sarebbero in grado di determinare, in positivo e in negativo, gli esiti pesistici nei mesi post-dieta.

 

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Dipende dall’approccio. I chili in eccesso smaltiti nelle prime settimane assicurerebbero maggiori probabilità di mantenere il peso raggiunto a lungo termine rispetto a chili persi in maniera irregolare: potrebbero essere riassunte così le conclusioni emerse dallo studio dei ricercatori americani. Insomma ampie fluttuazioni del peso possono compromettere il mantenimento degli obiettivi raggiunti nei 12-24 mesi successivi, come precisano dati tangibili e chiarificatori. Lo studio avrebbe infatti permesso di osservare che la perdita di un paio di chili in una settimana, il riguadagno anche di un solo chilo nella settimana successiva, seguito da un lieve calo in quella dopo ancora, metterebbe a repentaglio il mantenimento del peso nel tempo. Aumentando cioè le probabilità che nel giro di un paio di anni si possa ritornare al problematico peso pre-dieta. Di contro, calare anche di poco, ad esempio mezzo chilo o un chilo a settimana, ma costantemente e nelle prime tre settimane, assicurerebbe più possibilità di restare in forma a lungo.

 

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Non c’entra l’aspetto psicologico nella perdita di peso. Se questo, per molti che falliscono la dieta, sembra essere una giustificazione, potrebbero ingannarsi. Infatti, secondo i ricercatori americani anche disturbi importanti come il binge-eating, l’abitudine eccessiva e compulsiva al cibo o disturbi alimentarsi di altra natura, non rappresenterebbero un limite o un ostacolo al dimagrimento. Il cui risultato sembrerebbe associarsi, invece in misura  maggiore, proprio al comportamento con cui ci si approccia ai primi giorni di dieta. Allora perché, se la determinazione e i buoni propositi sono i medesimi, alcune persone a dieta sono più soggette di altre a fluttuazioni di peso? Ancora la risposta a questo amletico quesito non c’è e sarà materia di un prossimo studio che pensiamo interessante.

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