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«Non vi vergognate?»

Il duro comunicato contro il Comune degli okkupanti della Ponchia

Il duro comunicato contro il Comune degli okkupanti della Ponchia
Cronaca 19 Gennaio 2019 ore 06:30

Mercoledì 23, alle 20.45, è previsto un incontro pubblico per decidere il futuro della cascina di via Ponchia, occupata cinque anni fa dal Kollettivo Autogestito Popolare (Kap), che recentemente l’ha intitolata alla partigiana Angelica Casile, nota come “Cocca”. Un incontro durante il quale interverranno l’assessore alla Riqualificazione urbana Francesco Valesini, l’assessore Servizi sociali Carolina Marchesi e Luca Rizzi a rappresentanza della Cooperativa Ruah, direttamente coinvolta nel futuro che il Comune ha in mente per l’edificio. Tra il “pubblico” è facile immaginare che saranno presenti anche i ragazzi del Kap. Che nel frattempo hanno divulgato un comunicato: è la rottura di un silenzio che durava ormai da diversi mesi. Una lettera in cui i ragazzi rivendicano l’utilità e la bontà della loro esperienza di occupazione in cascina, accusando il Comune di costante incoerenza nei confronti del collettivo e della cascina stessa e annunciando l’intenzione di continuare a costruire iniziative sociali e culturali sia all’interno che all’esterno dello stabile, a partire da un crowdfunding già avviato per raccogliere i fondi necessari alla ricostruzione del tetto dell’edificio. Vi proponiamo dunque il duro comunicato del Kap:

 

 

«Abbiamo aspettato tanto per tornare a parlare della questione politica che aleggia intorno alla Kascina, adesso però vogliamo dire la nostra perché ormai troppo si è speculato sul nostro operato. Cinque anni fa, come Kollettivo Autonomo Popolare, abbiamo occupato Cascina Ponchia nel quartiere di Monterosso, portando nel dibattito pubblico cittadino la questione della riqualificazione degli spazi abbandonati. Fare politica in modo diverso ripartendo dalle persone che vivono il quartiere, aprendo luoghi veramente liberi e senza profitto, offrendo strumenti per interpretare la realtà per poi insieme cercare di costruire immaginari e pratiche sociali, includenti, di cambiamento attivo. Già dall’inizio della nostra esperienza le forze politiche cittadine sono scese in campo per strumentalizzare la nostra esperienza di cittadinanza attiva.

I rapporti e le proposte ricevute dal Comune sono sempre stati incoerenti, false e opportunistiche. Proveremo a elencarne qualcuna: promettere di aprire una Factory Creativa (dichiarazione fatta il 12/5/2015 in un incontro presso l’ufficio di Gandi), prendere appuntamenti col collettivo in via Ponchia 8 per fare delle verifiche strutturali con assessori e architetti al seguito e non presentarsi come successo ben due volte, richiedere i danni di immagine per l’occupazione al Kollettivo per una somma pari a 150 mila euro – scesi poi a 1 euro simbolico (agosto 2016) -, i continui subdoli tentativi da parte di persone vicine all’amministrazione di contattarci per farci avere notizie senza mai metterci la faccia, fino ad arrivare a dire, ormai poco tempo fa che “lo sgombero e il progetto con la Cooperativa Ruah sarebbe da fare entro la scadenza del mandato della giunta” (parole della presidentessa della giunta comunale). In tutta questa confusione, l’unico momento di incontro ufficiale con gli illustri rappresentanti della cittadinanza bergamasca risale tra i mesi di giugno e luglio del 2015. Sembra forse questo il comportamento di chi ha effettivamente la volontà di aprire spazi cittadini a progetti e realtà che portino un valore aggiunto al territorio? Oppure è solo propaganda elettorale?

C’è molto di più da sapere: Cascina Ponchia, prima di essere occupata dal nostro collettivo, era tra i beni che la giunta avrebbe voluto vendere, anzi… svendere. Solo grazie ad una raccolta firme e all’occupazione l’immobile è stato tolto dal mercato e restituito alla cittadinanza. Altro tema centrale per noi è valutare la motivazione che si racchiude dietro lo stanziamento di una quantità tale di denaro (si parla di milioni di euro) per lanciare un progetto che sostituirebbe il nostro di questi ultimi 5 anni. Tutte le proposte che negli anni sono state avanzate dall’amministrazione hanno carattere emergenzialista e opportunista, un esempio su tutti è stato quello della struttura di accoglienza per persone migranti nel 2016 per approfittare dei fondi europei. Mai è stato studiato un piano sostenibile e lungimirante che riuscisse a riconsegnare la cascina al quartiere e alla città. Mai si è lavorato realmente con noi del Kollettivo, che ogni giorno facciamo vivere Cascina Ponchia aprendola come spazio di aggregazione, riflessione e auto-organizzazione.

Mai si è voluto ragionare sulle possibilità – che esistono in Italia e in Europa – per trovare strade, magari non completamente tracciate, ma che hanno in sé una meta chiara: il riconoscimento e la valorizzazione di un esempio attivo di trasformazione della realtà, attraverso l’aggregazione e la solidarietà. Avete la minima idea di che cosa sia una progettualità con fini sociali? Il punto della nostra riflessione non è parlare del contenuto del progetto “Alloggi Accoglienza Cascina Ponchia” circolato in quartiere in questi giorni, ma siamo costretti ancora una volta a prendere posizione.

[…]

Concludiamo raccontando un evento a cui teniamo molto: questo immobile il 9 febbraio del 2018 è stato intitolato alla partigiana Angelica “Cocca” Casile, figura storica della resistenza femminista e partigiana durante il regime fascista. Il Comune non ha mai speso nessuna parola su questa presa di posizione. Mentre razzismo e odio hanno ormai rotto gli argini e si sono insinuati in tutti i livelli della società, un gruppo di ragazzi giovani e coraggiosi (sicuramente più di chi governa questo paese o amministra questa città) dedicano un edificio a una grandissima donna che sempre si è spesa contro ingiustizie e discriminazione.

Il Kollettivo Autonomo Popolare continuerà dentro e fuori la Kascina Autogestita Popolare Angelica “Cocca” Casile a proporre le proprie attività. Grazie a un crowdfunding stiamo raccogliendo fondi e solidarietà per la sistemazione del tetto, grazie alla costanza nell’aggregare parti della città siamo attraversati da decine di progetti diversi, grazie ai laboratori politici siamo in grado di parlare di diritto alla città e ai suoi spazi tramite pratiche antirazziste, antisessiste e antifasciste. Continueremo a essere catalizzatori di energie per chiunque creda in orizzonti alternativi e innovativi che mettano al centro le persone, occupando edifici abbandonati, togliendo un bene comune dalle alienazioni o riuscendo a trovare nelle città quelle strade poco tracciate che valorizzino esperienze come la nostra.

Non vi vergognate? Volete veramente utilizzarci per la seconda volta durante la vostra campagna elettorale? Perché noi siamo pronti, e voi?»