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La edicolante di San Bartolomeo a Bergamo aggredita da un clochard con spranga: «Bisogna fare qualcosa»

Da tempo Shirlen Villarroel viene infastidita, ma il 24 febbraio s'è toccato il culmine. La sua frustrazione e il supporto del "vicinato". Dice: «Ho incontrato la sindaca, le ho detto che...»

La edicolante di San Bartolomeo a Bergamo aggredita da un clochard con spranga: «Bisogna fare qualcosa»

Nell’agosto del 2024, quando era da pochi mesi subentrata ai precedenti titolari nella gestione dell’edicola davanti alla chiesa di San Bartolomeo, in largo Belotti a Bergamo, ci raccontava: «Quando mi sveglio la mattina, e mi sveglio presto perché alle 4.30 arrivano già i giornali, sono felice nel pensare che andrò al lavoro e incontrerò i miei clienti». Due anni dopo, Shirlen Villarroel non ha perso la combattività e la disponibilità, ma il sorriso un po’ sì.

Negli ultimi tempi, per lei lavorare è diventato sempre più difficile. E non per la conclamata crisi delle edicole, ma per le difficoltà quotidiane che si trova costretta ad affrontare a causa di alcuni uomini che stazionano alle spalle del suo chiosco, vicino all’ingresso della chiesa. Senza fissa dimora che, di giorno in giorno, sono diventati sempre più insistenti nelle richieste, sempre più aggressivi e ora anche violenti.

L’ultima aggressione, con una spranga

Il culmine è stato toccato martedì (24 febbraio), quando uno di questi ha preso dal suo sacco a pelo un tubo di metallo e s’è avvicinato all’edicola con l’intento di spaccare tutto. Villarroel ha ripreso in un video quei momenti e a distanza di pochi giorni ancora fatica a controllare la paura che ha vissuto: «Io sono qui spesso da sola, sin dalla mattina presto. Certo che ho paura, sono violenti. Eppure nessuno fa nulla… Per tutelarmi da loro provo a dire che non sono io la titolare, che lavoro solo qui, ma non serve a granché…».

La donna spiega di aver avvisato più volte le forze dell’ordine, l’ultima proprio martedì. «Chiamo, spiego. Non sempre riescono a intervenire subito, e lo capisco. Poi però, quando arrivano, fanno la ramanzina e siamo punto e a capo. Non vengono portati via, non gli si fa niente. Gli agenti mi hanno chiesto se volessi denunciare, poi però hanno anche aggiunto che non essendo successo nulla di grave – per loro, almeno – avevano le mani legate e che se anche avessi subito dei danni non mi sarebbe stato risarcito nulla perché quelle persone non hanno soldi. C’è chi mi ha detto che dovrei installare delle telecamere. Ma siamo in pieno centro, è pieno di telecamere! Non servirebbero a niente».

Il precedente e l’incontro con la sindaca

Shirlen Villarroel nella sua edicola

Purtroppo, è un film già visto. Anche dalla stessa Villarroel. Meno di un anno fa, nel giugno 2025, era riuscita a sventare un furto da parte di alcuni malviventi. Anche in quel caso avvisò le forze dell’ordine. E anche in quel caso con pochi risultati. Già allora raccontava al nostro giornale: «Purtroppo la situazione è questa. Io arrivo qui la mattina molto presto, alle 4.35 circa. E qui ci sono un sacco di senzatetto. Molti non fanno niente, altri invece si avvicinano e chiedono cose, attaccano bottone. Io sono una persona estroversa, chiacchiero con tutti. Ma in quel caso evito, perché non so mai cosa potrebbe succedere. Non gli do confidenza. E certo non è piacevole vivere quella situazione».

Questa volta, Villarroel ha deciso di avvisare anche la sindaca, Elena Carnevali. «È venuta qui, le ho spiegato quanto successo e le ho detto che, sinceramente, non sapevo se il giorno dopo avrei avuto la forza di aprire di nuovo l’edicola. Non mi sento sicura. La sindaca è stata comprensiva, ma mi ha anche detto che non devo esagerare, che capisce la situazione ma che non è facile. Lo so che non è facile, ma quella che deve affrontare questi tizi con le spranghe poi sono io… Mi ha anche detto che avrebbe chiesto alla locale e alla polizia di passare più spesso. Spero che parlando con voi qualcosa si muova».

La solidarietà del “vicinato”

Intanto, a essersi mossa è la solidarietà delle persone che “vivono” quotidianamente il centro città e che conoscono Villarroel, il suo entusiasmo, il suo sorriso e la sua disponibilità. Piccoli gesti di vicinanza e solidarietà che vanno oltre il “buon vicinato” e che regalano un po’ di fiducia alla donna. «Il gelataio qui vicino è venuto, mi ha detto di chiamare lui se avessi bisogno e mi ha regalato uno spray al peperoncino per le emergenze. Anche il parrucchiere lì avanti è venuto. Grazie a loro, non mi sento così sola in questo momento. Vivo in Italia da 18 anni, da più di dieci lavoro qui. Non ho fratelli in Italia, però con il vostro supporto mi sento protetta».

Le due volanti della polizia davanti all’edicola

Mentre parla, due volanti della polizia di Stato parcheggiano proprio davanti all’edicola. Gli agenti scendono e si dirigono verso i tre soliti senzatetto che stazionando alle spalle dell’edicola. Villarroel alza le spalle e sbuffa. «Cerco sempre di aiutare tutti, di essere disponibili – dice -. Ma a tutto c’è un limite… Sai quante volte mi sono sentita dire, negli anni, che la cittadinanza italiana me la dovevo guadagnare? Be’, l’ho fatto. Ma non capisco perché questa cosa debba valere solo per me. So bene che tra le persone che vivono per strada tante hanno storie brutte e meritano di essere aiutate, ma non tutti. Alcune sono anche persone cattive, violente. E non è giusto che abbiano gli stessi aiuti degli altri».

Un paio di clienti si avvicinano al chiosco. Villarroel si scusa e torna dietro al suo bancone colorato da giornali, libri e figurine. Sfodera il suo bel sorriso e chiacchiera con loro. Nonostante la preoccupazione e la frustrazione, non molla. L’edicola la aprirà anche domattina, perché è la sua vita. Perché è quello che vuole continuare a fare. Ma la speranza è che possa tornare a farlo con l’entusiasmo e la leggerezza d’animo di un tempo.