La violenza nella Città Santa

La geografia di Gerusalemme (per capire cosa sta succedendo)

La geografia di Gerusalemme (per capire cosa sta succedendo)
14 Ottobre 2015 ore 12:50

La spirale di violenza che ha travolto Gerusalemme e la Terra Santa negli ultimi giorni ha fatto tornare alla mente gli spettri degli anni bui delle intifade, degli attentati, delle guerre che hanno insanguinato le pietre su cui sono stati eretti i principali luoghi di culto della città tre volte santa. Una città, Gerusalemme, piena di contraddizioni, O la si odia o la si ama, e spesso questi due sentimenti si confondono negli animi di chi ha nel cuore i luoghi dove Gesù Cristo è morto e risorto. La geografia stessa di Gerusalemme, i suoi vicoli, le sue piazze, i suoi quartieri, giocano un ruolo fondamentale negli equilibri del Paese, diventando spesso il simbolo e la ragione di nuove guerre.

In questi giorni è la Spianata delle Moschee, luogo che secondo le regole stabilite dalla comunità internazionale è appannaggio dei musulmani. Anche la legge ebraica proibisce la preghiera su quello che viene chiamato Monte del Tempio. Negli ultimi anni, però, gruppi estremisti religiosi hanno radicalizzato il loro obiettivo, grazie anche a una politica complice, di costruire il terzo tempio, che è diventata la scintilla di quella che ogni giorno di più ha le sembianze di una nuova intifada. Ma spostandosi dalla Città Vecchia, racchiusa dalle mura di Solimano, alla quale si accede attraversando una delle otto porte, quello che balza agli occhi è la geografia degli episodi di violenza tra palestinesi e polizia israeliana, spesso fomentati dai coloni ebrei fondamentalisti. Gli attacchi, veri, presunti, o i tentativi di attacco falliti, sono avvenuti tutti in quartieri dove si concentra una forte presenza di ebrei fondamentalisti.

Per fare chiarezza su quali sono i parametri da tenere presenta quando si parla di Gerusalemme e per capire il significato di quanto accade, è utile affrontare il tema della geografia della città.

 

mappa gerusalemme est

 

Est/Ovest, molto più di punti cardinali. La prima cosa che balza agli occhi quando si parla di Gerusalemme è l’uso dei punti cardinali, dell’Est in particolare. Gerusalemme Est è un concetto geopolitico più che geografico. Gerusalemme Est è la zona di Gerusalemme occupata militarmente da Israele nel 1967, durante la Guerra dei Sei Giorni e annessa a Israele nel 1980. Sebbene la storiografia israeliana ed ebraica sostengano che da allora Gerusalemme è stata unificata e divenuta Capitale di Israele, la Comunità internazionale non riconosce questa annessione e quasi tutti gli Stati mantengono la loro ambasciata a Tel Aviv, a Gerusalemme ci sono i consolati. Si dice Est perché queste zone contraddistinguono tutti quei luoghi a est della linea verde, segnata dagli accordi di armistizio del 1949, alla fine della prima guerra arabo-israeliana. Gerusalemme Est è un’area di 6,5 chilometri quadrati. Gerusalemme Ovest ha una superficie di 38 chilometri quadrati all’incirca. O almeno questa era la sua superficie quando alla fine della guerra del 1948, quando venne conquistata da Israele e vennero cacciati i primi arabi. In tutta la città, Est e Ovest, i servizi pubblici dipendono dall’autorità municipale israeliana. Anche se nella gestione dei rifiuti e della pulizia delle strade, ad esempio, c’è una netta sproporzione perché a Ovest vengono effettuati con maggiore frequenza rispetto a Est. Prima del 1967 Gerusalemme Est era sotto l’amministrazione giordana.

 

Ultra-Orthodox Jews shop for the "four species" in a special "men's only" market in the religious ne..

 

Chi vive a Gerusalemme Est. A Gerusalemme Est vivono i palestinesi, la popolazione araba, musulmani o cristiani che siano. La Città Vecchia, dove ci sono i più importanti santuari della cristianità, così come il Monte degli Ulivi, fanno parte di Gerusalemme Est, anche se a est non sono. Quindi, riassumendo, Gerusalemme Est è la parte palestinese della città e Gerusalemme Ovest quella israeliana. La Spianata delle moschee, o Monte del Tempio, è a Gerusalemme Est. Così come il Muro Occidentale (meglio noto come Muro del Pianto), dove gli ebrei vanno a pregare e dove per entrare serve passare un check point con il metaldetector muniti di passaporto. A controllare c’è l’esercito israeliano.

Le colonie e la crescita della città. A Gerusalemme Est e nei suoi dintorni, quelli che si espandono oltre i confini della città, sono stati eretti molti insediamenti illegali da parte degli ebrei, e la crescita di Gerusalemme continua mediante la costruzione di alloggi periferici che danno vita a quartieri che sono quasi delle città a sé. A unificare il tutto ci pensa il tram, che correi sui binari, tagliando in due la città lungo il perimetro della linea verde. Molti degli attacchi degli ultimi giorni sono avvenuti a Est nel senso che le colonie, tipo quella di Pisgat Zeev, sono state fatte diventare parte integrante della città.

 

mea-shearim-israel-01

 

Mea She’arim, un unicum. Poi c’è Mea She’arim, il quartiere ultraortodosso per eccellenza di Gerusalemme, abitato da una galassia di gruppi religiosi assai diversi tra loro per idee politiche ed escatologiche. Tra loro anche molti che rifiutano di riconoscere Israele come Stato. Non è l’unico quartiere, dato che con l’espansione della città ne sono stati creati altri, ma è il più antico e quello più rappresentativo. Di sicuro quello più vicino al Muro Occidentale e quello dove ci sono i più ferventi sostenitori della legge ebraica. Martedì 13 ottobre, alle porte di Mea She’arim un palestinese ha investito con la sua auto alcuni passeggeri in attesa dell’autobus, poi è sceso dalla macchina e ha accoltellato le persone a terra. La polizia lo ha ucciso.

 

WARNING: Graphic contentThis morning, a terrorist went on a violent rampage in Jerusalem with a vehicle and a butcher’s knife. This is the danger we face. This is the result of Palestinian incitement.

Posted by Israel Defense Forces on Martedì 13 ottobre 2015

 

Mea she’arim è un mondo a sé, dove la modernità non è arrivata se non nei telefonini di ultimissima generazione che gli uomini hanno sempre attaccati all’orecchio. La sporcizia regna ovunque, anche perché dal giovedì sera le strade vengono chiuse in vista dello shabbat. Entrando nel quartiere si viene accolti da cartelli che invitano alla morigeratezza, alla modestia d’abito. Non è raro che, anche quando la situazione è tranquilla, gli estranei vengano presi a sputi dagli abitanti, che si sentono osservati e disturbati dalla visita di persone diverse da loro. Gli uomini non lavorano, non fanno il servizio militare e sono dediti alla preghiera, allo studio del Talmud e per questo ricevono sussidi statali. Le donne, che portano la parrucca per non mostrare i loro capelli, provvedono al sostentamento della famiglia e si occupano della prole, che in media consiste in sette figli a famiglia per contrastare l’incremento demografico arabo e garantire la continuità al popolo ebraico.

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