Ha salvato anche un gol

La Juve balla il rock di Sturaro Sanremese che non soffre l’esordio

La Juve balla il rock di Sturaro Sanremese che non soffre l’esordio
06 Maggio 2015 ore 12:00

Ore 13.55. L’indiscrezione arriva da Massimiliano Nerozzi, inviato de La Stampa, con un cinguettio: «Sorpresa Allegri, ipotesi Sturaro al posto di Pereyra». A poche ore dall’inizio di una delle partite più importanti della stagione, il mister livornese decide di cambiare un 11 ben rodato con l’inserimento di un giocatore presente in rosa da gennaio, ma con poche partite nelle gambe. Nei sostenitori bianconeri iniziano a sorgere i primi dubbi. Già rinunciare a Barzagli sembra un azzardo, figuriamoci lasciare fuori uno con la corsa e il dribbling di Pereyra (per giunta in un ottimo momento di forma). Ore 21.25. Azione avvolgente e di una bellezza rara da parte del Real Madrid, il pallone arriva ad Isco sulla sinistra che centra per l’accorrente James Rodriguez che colpisce di testa indisturbato a due passi dalla porta. Può essere il momento che taglia le gambe alla Juventus in tutto il doppio confronto, passata in vantaggio con Morata e raggiunta dal solito gol di Cristiano Ronaldo. Il colombiano invece colpisce incredibilmente la traversa, lasciando in vita la Signora. L’errore del 10 madrileno appare da subito grossolano, finchè nel dopopartita i replay in slow-motion mostrano che quel pallone, prima di sbattere sul montante, subisce un apparente quanto decisiva deviazione da parte del piede destro disperato di un giocatore bianconero: Stefano Sturaro.

 

 

Tutto in fretta. Non è un caso che l’anno in cui nacque Stefano, il 1993, il Festival di Sanremo venne vinto da Enrico Ruggeri con la canzone Mistero. Perché è misterioso quello che è successo negli ultimi quattro giorni a Sturaro: Campione d’Italia sabato scorso, nella “sua” Genova (ma davanti agli ex-rivali della Samp), e per la prima volta titolare in carriera in Champions League in semifinale contro il Real Madrid. Se nasci a Sanremo e vuoi fare il calciatore, la musica ed il pallone sono legate ad un solo pensiero: l’inno della Champions League. Emozionantissimo al momento di entrare in campo, quanto estremamente sincero a fine partita nell’affermare che «forse è stato positivo che sia successo tutto talmente in fretta perché altrimenti un giovane potrebbe avere timori». Insomma quell’incoscienza dentro il basso ventre, celebrata da Guccini in Eskimo, ha lanciato Sturaro nella partita contro i blancos, quasi come fosse un allenamento qualsiasi dei migliaia fatti al Centro Signorini di Genova Pegli. Una cuore italianissimo, come ha tenuto a ricordare Tavecchio «è una gioia vedere giocare un giovane italiano con questa personalità», per una corrida in salsa spagnola contro avversari fino a qualche mese fa visti solo in televisione o nelle figurine. Pensate che quando Casillas vinceva la sua prima Champions, in finale con il Valencia nel 2000, Stefano aveva solo 7 anni. Ci piace pensare che il terzetto di avversari che stazionavano dalla parte di Sturaro, Carvajal, Kroos e Bale, non abbiano reso al massimo anche per la prestazione tutto grinta e pressing del centrocampista di Sanremo.

 

 

Ora «Vamos a Madrid». E adesso tutti concentrati perché il Bernabeu fra una settimana sarà un inferno che Stefano è pronto a sfidare, proprio come ha fatto con il rude Pepe quando nella ripresa gli ha rifilato un calcione in pancia e il 27 bianconero si è rialzato immediatamente andando a proporsi per la rimessa laterale. Fino a che è rimasto in campo, Sturaro ha giocato un po’ alla Marchisio e un po’ alla Vidal, sia spada che fioretto insomma, soffrendo quando c’era da essere attaccati e ripartendo quando il Real davanti sbandava leggermente. A Madrid ci vorranno 11 leoni; certamente saranno necessari 11 giocatori con gli occhi luccicanti che aveva Sturaro ieri. Dall’urlo del veterano Buffon, al cuore del rampante Sturaro, uno che guadagna 600mila euro all’anno, tanti certo, ma meno del canterano Pacheco del Real Madrid. La Juve ha bisogno anche questo per cercare di realizzare il suo sogno.

Applausi e sorprese. Ore 22.04. Andrea Barzagli è pronto a far il suo ingresso in campo per difendere il 2-1 appena conquistato dagli uomini di Allegri, a fargli spazio sulla lavagnetta luminosa compare il numero 27. Tutti in piedi i 41mila dello Juventus Stadium, e c’è da pensare che anche gli altri tifosi seduti in poltrona nelle case abbiano fatto lo stesso, per tributare al gladiatore Sturaro il giusto riconoscimento per una partita giocata alla grande. La gradita sorpresa con cui Allegri ha nuovamente stupito tutti.

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