La sentenza in appello

La Lario che resta senza assegno (c’entra con noi comuni mortali)

La Lario che resta senza assegno (c’entra con noi comuni mortali)
20 Novembre 2017 ore 09:10

Parliamo di amore e andiamo a guardarlo lì, dove sembra essere duro a morire: in tribunale. Divorzio stellare, Veronica Lario e Silvio Berlusconi. La Corte d’Appello di Milano, in applicazione di un nuovo (scellerato) principio, valuta, ai fini del calcolo degli assegni di mantenimento, l’autosufficienza economica del coniuge più debole, invece che il vecchio pilastro di classica giurisprudenza, la tutela del tenore di vita.

Veronica non godrà più di nessun versamento e dovrà restituire quanto già incassato. Si tratta di circa 50 milioni di euro. In primo grado, infatti, il Tribunale di Monza aveva stabilito l’obbligo per il Cav di versare un assegno di 1,4 milioni di euro alla ex moglie Miriam Raffaella Bartolini, per i più Veronica Lario. Vero è che se sposi Berlusconi – praticamente una miniera d’oro – non ti aspetti magari la fedeltà, non ti aspetti una vita tranquilla, ma di mettere una bella ipoteca sul futuro e fare casa-Porto Rotondo quando vuoi, sì. Viaggi, crociere, personal trainer, parrucchiere, estetisti, tutto quello che una ex di un Presidente può aspettarsi, quello che si è guadagnata. Ora, pare che davvero la pacchia sia finita.

 

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Ma nel provvedimento, i giudici di Milano ci fanno un po’ sognare e descrivono il tenore di vita – sì, quello che non conta più – di Veronica. «Hanno sempre prestato servizio domestico presso Villa Belvedere di Macherio almeno una dozzina di persone», «È stata svolta attività di manutenzione e conservazione della Villa Belvedere, del parco, compreso impianto irriguo, statue, vasche, fontane, della piscina coperta, della palestra e dei macchinari in essa contenuti, degli automezzi, anche di quelli elettrici usati per lo spostamento nella proprietà». Viaggi in tutto il mondo, Galapagos, Nuova Zelanda, Thailandia, Brasile. E Silvio paga(va). 25 addetti alla sicurezza, vestiti di grandissime firme, palestra, trattamenti (però ha cresciuto tre figli da sola). Proprietà immobiliari fra Milano, Londra, New York, intestate a Veronica e ad alcuni suoi famigliari.

La Corte di Appello di Milano, chiamata a giudicare la congruità dell’assegno in secondo grado, chiude i rubinetti. L’assegno è sospeso e tutti i milioni incassati devono tornare nella saccoccia di Silvio. E pensare che la trattativa di Veronica partiva da 43 milioni l’anno, Silvio le concedeva 300mila Euro. Le considerazioni dei giudici sono ben presentate: «L’attuale condizione non solo di autosufficienza ma di benessere economico della Bartolini, tale da consentirle un tenore di vita elevatissimo, comporti il venir meno del diritto a percepire un assegno di divorzio».

 

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Ovviamente è scontato e attesissimo il ricorso in Cassazione. Questa è una battaglia fra ricchissimi, il teatrino è una sceneggiatura di opulenza, palate di denaro, ricchezza ostentata in perfetto stile Berlusconi. Una guerra in cui, in realtà, nessuno si farà veramente male. Il peso dei simboli, però, è molto significativo. I principi di legge valgono per tutti, ma è in questi casi che il diritto anche se ben applicato e ben scritto, può dare vita a situazioni surreali: Berlusconi praticamente risarcito da Veronica Lario. L’ennesima beffa per la Lario, l’ennesima vittoria di un vincente di nascita, un campione su tutta la linea, un protagonista da sempre. Che con un colpo di classe fa trapelare la notizia: generosissimo, non le chiederà un centesimo e non eseguirà la sentenza, che rimarrà un bel testo di giurisprudenza a vantaggio di altri ricchissimi.

La sentenza contiene dei passaggi di puro buonsenso, ma le controindicazioni sono evidenti. L’autosufficienza economica, il matrimonio come legame affettivo slegato dalle esigenze di pancia e da gradini sociali di sorta, sono tutti concetti giustissimi. Del resto Veronica ha da parte un gruzzolo che le garantirà per sempre un tenore di vita elevatissimo, lo dicono anche i giudici e certamente non hanno torto. Ma sarebbe bello se la società fosse all’altezza di quanto penne di illustri giudici teorizzano lontano dalle case degli italiani e dai loro uffici.

 

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Dove l’autosufficienza economica delle donne è espressione di stile, assolutamente teorico, spesso valutato in potenza: «Ha solo cinquant’anni, può trovare un lavoro». Certo che può. Ma alla fine? Lo trova? La realtà sono stipendi inferiori, demansionamenti, dimissioni in bianco in caso di gravidanza, per le giovani. Le donne della generazione della Lario, invece, sono state mogli che hanno rinunciato ai loro titoli di studio per la famiglia, hanno spronato l’uomo di casa a crescere nel lavoro. Chiediamo a delle persone di adeguarsi a una nuova mentalità, ma in una società che è rimasta legata a quella precedente e che – soprattutto – di fatto non può economicamente reggere i principi di parità ed emancipazione che predica. Sarebbe bello se un giorno tutto questo – tenore di vita irrilevante perché garantito alle donne in ogni caso – non valesse solo per ex mogli (arrabbiate, tradite ma) coperte d’oro, come Veronica Lario.

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