Il bimbo precipitato a scuola

La straziante lettera della maestra alla mamma del piccolo Leonardo

La straziante lettera della maestra alla mamma del piccolo Leonardo
26 Ottobre 2019 ore 07:30

Si firma così, maestra Orsola. È una delle due maestre che erano in classe nella I C della scuola Pirelli alla Bicocca, a Milano, quando il piccolo Leonardo ha alzato la mano e ha chiesto di andare in bagno. In classe Leonardo non è più tornato, perché per una serie di situazioni che è difficile non chiamare fatalità, è precipitato dalle scale della scuola e dopo giorni di tentativi disperati è morto all’ospedale di Niguarda. Non ci sono colpevoli in questa vicenda. Ma questo rende ancora più profonda la ferita. Maestra Orsola era la maestra di sostegno. È una delle tante che è nata al Sud e ha trovato cattedra a Milano. Svolge il suo lavoro con una passione e una convinzione che traspare benissimo da queste sue parole. Ora però deve fare i conti con il dolore indicibile di non avere potuto impedire quello che invece è accaduto. Ha avuto il coraggio di prendere l’iniziativa di scrivere questa lettera alla mamma di Leonardo. È una lettera straziante e meravigliosa, che il Corriere della Sera ha messo questa mattina in prima pagina. Ve lo proponiamo, perché è una testimonianza umana che aiuta non a spiegare ma a sopportare l’inspiegabilità di quanto è accaduto. Ed è il documento di un’Italia vera, capace di amare le persone e di essere appassionata del proprio lavoro e della realtà. (Giuseppe Frangi)

 

Sono in treno, sto tornando a Salerno, dai miei parenti, in cerca di una pace che non troverò mai più. Da venerdì non faccio che pensare a voi, a te, da mamma a mamma. Ho 47 anni, da 24 faccio questo lavoro di maestra di sostegno, il più bello del mondo, con una responsabilità enorme di cui per la prima volta nella mia vita sento tutto il peso.

Passano le ore e un silenzio insopportabilmente rumoroso mi affligge il cuore. Non è niente in confronto al dolore che provate voi. Penso al tempo e vorrei poter riportare indietro le lancette. Mi sento impotente. Vorrei poterti stringere la mano e abbracciarti per unirmi al tuo pianto. Vorrei poterti consolare e toccare il tuo cuore. Nessuno può immaginare quello che provi e tutte le parole non servirebbero. Domani (oggi per chi legge, ndr) non sarò in mezzo a tutta quella gente per salutare Leo. Lo farò davanti al mare, da sola. Piangendo, pensando a voi.

Sono vissuta tra i sorrisi dei bimbi. Ho svolto il lavoro più bello del mondo pieno delle gioie che solo i bambini sanno donarti. Li ho visti crescere e diventare grandi. Piccoli uomini pieni d’amore. Hanno riempito le pagine della mia vita. So che Leo, nella nostra scuola, ha vissuto ore felici. Curioso, simpatico, sempre in movimento. In un attimo tutto si è fermato. È diventato buio. La gioia è diventata tristezza.

Il ricordo sarà per sempre dolore. In questi giorni non sono più riuscita a rientrare in quell’aula, tornerò al mio lavoro mercoledì e già penso con incertezza a quel giorno. Non so se ce la farò. Non posso credere che non vedrò più il viso di quel piccolo angelo. Se fosse possibile donerei la mia vita pur di riaverlo tra quei banchi della prima C.

Spero che il ricordo dei suoi capelli scapigliati e del suo sorriso ci accompagni per sempre sconfiggendo questo nulla che opprime tutti, in questo lutto che prima di tutto è vostro, è tuo, ma ci coinvolge tutti, profondamente. Se servirà, quando servirà, darò tutta me stessa per starvi vicini. Per quel che serve vorrei abbracciarti forte, da mamma a mamma. Per quel che serve vorrei prendere a calci questo destino che aveva in serbo una prova così difficile da superare. Pare inaccettabile. So che provi rabbia, so che da mamma al tuo posto la proverei anche io, ma con il cuore in tumulto vorrei dirti, con tutto il rispetto, la stima, il profondo cordoglio, che vi vogliamo bene.

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